Cultura Suoni
No bad memories
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The Avalanches (Dean Podmore)

Dopo un’introduzione di suoni elettronici, No bad memories impiega pochissimo a trovare il suo ritmo con Together, un pezzo dance irresistibile costruito intorno a un motivo ripetuto. La produzione impeccabile ricorda l’entusiasmo tecnologico della pubblicità nei primi anni duemila, contrapposto al testo che rivela una difficoltà a riconoscersi in vecchie fotografie: è la costruzione di una nostalgia complicata. Le 31 tracce del quarto album degli Avalanches esplorano come il consumismo abbia forgiato pesantemente i nostri ricordi. Anche il titolo richiama una vecchia pubblicità dei floppy disk. Tuttavia, il trio australiano sa come cambiare la temperatura. Per esempio, la cantante degli Yeah Yeah Yeahs Karen O crea un’atmosfera romantica e spettrale nel brano italo disco Blue shadows. In Our love is alive la pioniera della musica elettronica Suzanne Ciani spiega a voce come dei suoni separati possano mescolarsi e cambiare il modo in cui li percepiamo, mentre il gruppo mette in pratica questa osservazione, costruendo intorno al ritornello strati di sintetizzatori melodici e bassi pulsanti. C’è qualcosa di liberatorio nel modo in cui a No bad memories non interessa la perfezione. È sciocco, sentimentale e ci disorienta. Gli Avalanches sanno come risvegliare i nostri ricordi con un jingle e il suono di un vecchio computer, intrecciandoli a nuove composizioni.
Jon Negroni, Slant Magazine

Fudge
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Michael Kiwanuka (Jodie Canwell)

“Crea quello che trovi bello, non quello che pensi possa piacere agli altri”. Questa frase di Chick Corea apre Fudge, quinto album di Michael Kiwanuka, e ne riassume lo spirito. Registrato durante le session di Small changes (2024), il disco nasce dal desiderio di ritrovare una voce autentica, lontana dalle aspettative dell’industria musicale. Nel giugno 2025 Kiwanuka raccontava di questo progetto ancora segreto. Un mese dopo un ictus emorragico lo avrebbe costretto in terapia intensiva, ritardandone l’uscita fino al 2026. Inciso in solitudine, con strumenti acquistati personalmente, Fudge documenta una crisi artistica e identitaria. In Summer clothes il musicista confessa di non sapere se stia facendo la cosa giusta. In Love in my heart Kiwanuka dichiara di conoscere la persona che vorrebbe diventare, mentre in Move in my direction ammette che non sa come farlo. Fudge è un album scarno, vulnerabile, attraversato da dolore e incertezza. Non racconta la fine di un amore, ma la rottura con un modo di fare musica. Tra dubbi e confessioni, Kiwanuka riscopre l’essenza del soul: ascoltare il proprio cuore, anche quando fa male. Un viaggio intimo, senza scorciatoie né facili consolazioni.
David Hutcheon, Mojo

Piano chronicles
Kit Armstrong: piano
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Questo lunghissimo programma abbraccia la storia della musica per pianoforte dal seicento fino alla fine del novecento. Le 73 tracce sono state registrate dal vivo al Tokyo Bunka Kaikan in occasione di tre concerti nel 2023. Armstrong è straordinario nei brani antichi di Byrd, De La Guerre e Couperin. Il suo Bach è emozionante e offre scelte di tempo particolari, a volte estreme. Uno dei grandi piaceri di questa raccolta è cogliere le influenze tra i compositori: per esempio la Fantasia di C.P.E. Bach dopo le opere barocche più antiche ha un senso perfetto. Il repertorio classico di Mozart e Haydn è ben eseguito, anche se a volte con tempi troppo lenti. Il suo Chopin è relativamente lineare, come il suo Rach­maninov (Variazioni su un tema di Corelli), che a volte suona cauto e con poco uso del pedale. Sorprendentemente, ho trovato che questo approccio diretto e senza artifici funzioni molto bene nel repertorio francese, dando una chiarezza accattivante a Debussy e Fauré. Questa raccolta è pubblicata solo in formato digitale, ma è un peccato che la Deutsche Grammophon non offra un libretto per guidare gli ascoltatori in un viaggio così imponente.
Tal Agam,The Classic Review

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1688 - 23 ottobre 2026
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