Nel 2018, la pubblicazione di un dato statistico sulla rivista Science Advances aveva suscitato sorpresa, divertimento e costernazione: sui siti d’incontri, cerchiamo persone più belle di noi del 25 per cento. In altre parole, abbiamo un’irrefrenabile tendenza a desiderare persone che non ci desidereranno, occupate come sono a sedurre persone ancora più attraenti di loro.
Dobbiamo forse dedurne che l’esperienza del desiderio umano si riduce fatalmente a un susseguirsi di delusioni e rinunce? Non è così semplice.
Anche se ci piace credere il contrario, la verità è che la bellezza ci mette tutti d’accordo. È la tesi difesa in un recente libro, Psychologie des beaux et des moches (“Psicologia dei belli e dei brutti”, Éditions Sciences humaines 2020), che riunisce una ventina di articoli scientifici divulgativi. Tra gli autori, Lubomir Lamy, professore di psicologia sociale all’università Parigi-Descartes, afferma senza mezzi termini: “I dati sperimentali dimostrano che, nella percezione della bellezza, le differenze interculturali restano minime e si registra un ampio consenso, indipendentemente dal contesto sociale, dalla cultura, dal sesso e dall’età”.
Per molto tempo ci è stato detto che solo gli uomini – che sarebbero più “visivi” delle donne – erano interessati al fisico del partner. Ma nel suo articolo dedicato al principe azzurro, la docente di scienze dell’informazione e della comunicazione Béatrice Damian-Gaillard scrive: “Esistono regole precise sulla bellezza degli uomini protagonisti dei romanzi rosa. Fondati in parte sull’imperativo della giovinezza, sono dettami più esigenti rispetto a quelli che riguardano i personaggi femminili. L’immagine della virilità si sposa meglio con i capelli bruni, gli occhi neri (come la brace) o grigio-azzurri (sguardo indecifrabile e di ghiaccio). Non corrispondete a questo profilo? Tanto vale abbandonare ogni illusione sulle vostre opportunità e risorse amorose”.
Gli standard di bellezza si basano sulla combinazione di tre elementi principali: la simmetria, la neotenia (i tratti giovanili) e la banalità (più un viso rientra nella media, più ci piace). La persona più attraente ha dei tratti familiari, sopracciglia sottili e occhi grandi, zigomi pronunciati, labbra carnose e un naso piccolo.
E gli altri sensi? Sul piano della mera efficacia sessuale, l’olfatto ha la meglio. In caso di anosmia (perdita dell’olfatto, una delle conseguenze del covid-19), libido ed erezioni ne escono piuttosto malconce. Nel 2018, una ricerca dell’università di Dresda ha dimostrato che le persone con l’olfatto più sviluppato provano maggiore piacere sessuale, in particolare gli uomini. Insomma, si può essere sedotti dagli odori, dal gusto, dall’ascolto, dalla personalità, da un contatto…
La nostra, però, è la società dello spettacolo, così la nostra valutazione della bellezza rimane essenzialmente visiva. Dipende, in parte, da un fattore cronologico. Come osservano Peggy Chekroun, docente di psicologia sociale all’università di Paris Nanterre, e il suo collega Jean-Baptiste Légal, “l’apparenza fisica è spesso la prima informazione sugli altri di cui disponiamo. A partire da questo giudizio, in poche centinaia di millisecondi deduciamo spontaneamente i tratti della personalità di un individuo”.
Questo giudizio può andare fino al colpo di fulmine e oltrepassare ampiamente la questione sessuale. In virtù di un’associazione millenaria tra “bello” e “buono” (associazione che influenza anche il nostro rapporto con il cibo), attribuiamo inconsciamente a chi è bello una serie di qualità invidiabili. Non a caso, quando parliamo di “belle persone”, diamo all’espressione una connotazione morale. Ci piace immaginarle più socievoli, più sensibili, benestanti, efficaci, disinvolte. Le “belle persone” ottengono salari migliori, promozioni più rapide e si beccano perfino pene detentive più brevi.
Attraverso il rinforzo positivo, questi stereotipi funzionano come profezie che si autoavverano: se una persona è sempre trattata bene, è continuamente incoraggiata e le vengono perdonati gli errori, avrà effettivamente più probabilità di riuscire nella vita. I vincitori e le vincitrici della lotteria genetica tendono quindi a vincere a tutte le altre lotterie, comprese quelle dell’amore e del sesso.
A questo proposito, Chekroun e Légal ricordano che “le persone il cui fisico non è considerato gradevole sono più spesso evitate e, in genere, meno scelte o desiderate. Nelle relazioni intime esiste un collegamento tra l’aspetto attraente di una donna e la probabilità che trovi un marito istruito e con un reddito elevato”.
Dobbiamo quindi dedurre che a noi, comuni mortali con il nasone e le labbra sottili, sono precluse le grandi avventure erotiche? Non è detto: parlare di un solo incontro è riduttivo. “Il secondo incontro avviene attraverso la conversazione, l’emozione, l’attenzione”, spiega Jean-François Marmion, curatore di Psychologie des beaux et des moches. “È una seconda opportunità. E a quel punto tutto è possibile”.
Questo secondo incontro permette di passare dal piano esclusivamente visivo ad altre forme di cristallizzazione sessuale (per i “sapiosessuali”, per esempio, l’intelligenza prevale sull’apparenza). Va anche detto che i bei ragazzi e le principessine subiscono anche loro delle discriminazioni. Per esempio, sono spesso sospettati di essere stupidi. E poi, sul piano sessuale, il loro privilegio può portare al fiasco: alcuni fisici intimidiscono a tal punto che le erezioni non reggono, o reggono poco.
Non tutto, comunque, è bianco o nero come lo lasciano intendere le ricerche sull’attrattività. La bellezza sarà pure il risultato di fattori evolutivi (la simmetria e la neotenia indicano il potenziale riproduttivo), ma non per questo è impermeabile alle nostre preferenza culturali. Se siete dei fighetti, il fascino dei punkabbestia vi lascerà di ghiaccio. Se vivete in una comune agricola, i codici kitsch della bellezza di Instagram (con le sue pose e i suoi filtri) vi faranno senz’altro orrore.
L’attrazione si basa inoltre sull’abitudine: un viso è “medio” in un dato contesto. Se nel contesto includiamo delle persone che oggi sono ancora escluse da certe rappresentazioni (perché grasse, vecchie, con disabilità e via dicendo) possiamo cominciare a cambiare le cose.
Non si tratta di spostare i codici estetici sostituendo un’arbitrarietà con un’altra, ma di ampliarli: è la piccola rivoluzione portata avanti dal movimento body positive.
In conclusione, l’apparenza è cruciale, ma possiamo sempre decidere in che modo sedurre e in che modo limitare le discriminazioni. A una condizione: lasciar perdere le negazioni e le buone intenzioni. Rinunciare, insomma, alla scappatoia poetica secondo cui “la bellezza è nell’occhio di chi guarda”. ◆ fs
Maïa Mazaurette è lo pseudonimo di una giornalista e blogger francese nata nel 1978. Questo articolo è uscito nella rubrica settimanale che scrive su Le Monde, con il titolo La beauté et l’attraction sexuelle vont-elles toujours de pair?
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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati