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Tra i russi cresce la rabbia contro Vladimir Putin

Il messaggio di fine anno di Vladimir Putin a San Pietroburgo. Russia, 31 dicembre 2025 (Dmitri Lovetsky, Ap/LaPresse)

Mentre il Cremlino si ostina a impedire ai cittadini l’accesso a internet, un post su Instagram ha fatto scalpore in Russia, totalizzando 24 milioni di visualizzazioni e un milione di like nei quattro giorni dopo la sua pubblicazione, il 14 aprile. Il video è stato condiviso da Viktoria Bonja, un’ex protagonista dei reality russi che oggi vive a Montecarlo, determinata a dire in faccia al presidente russo Vladimir Putin “quello che nessun governatore regionale oserebbe dirgli”. Il tono è enfatico: “La gente ha paura di lei, gli artisti hanno paura, i governatori hanno paura. […] C’è un muro altissimo tra lei e noi, semplici cittadini, e io voglio abbattere quel muro”.

L’influencer ritiene che i leader locali nascondano al presidente la loro incapacità di gestire i problemi. Bonja ricorda le devastanti inondazioni avvenute recentemente in Daghestan, gli sversamenti di petrolio lungo la costa del mar Nero, il brutale abbattimento di decine migliaia di campi di bestiame in Siberia, l’aumento del costo della vita e il blocco di internet, accusando le autorità di non essere state in grado di reagire. Poi avverte il presidente che tutte queste difficoltà potrebbero alimentare il malcontento popolare. “La consideriamo un eccellente politico, ma ci sono molte cose di cui lei ignora l’esistenza”, dice l’influencer.

Quest’intervento avrebbe potuto passare inosservato se non fosse che, nello stesso momento, l’indice di gradimento della politica di Vladimir Putin ha cominciato a registrare un calo di circa 8 punti percentuali rispetto a gennaio, scendendo al 67,8 per cento. I dati sono quelli di un sondaggio condotto tra il 6 e il 12 aprile dall’istituto statele di studi sull’opinione pubblica (Vtsiom). Si tratta del risultato più basso dal 2022 e dall’inizio della guerra in Ucraina. I sondaggisti non danno spiegazioni sulle ragioni della contrazione, ma i blocchi all’accesso di internet, parecchio aumentati dall’inizio di aprile, potrebbero aver giocato un ruolo importante.

“La rabbia cresce, soprattutto a causa dei problemi di connessione, lo percepisco chiaramente tra la popolazione. Anche le figure più fedeli al potere oggi sono scontente, perché i blocchi alla rete colpiscono anche loro”, conferma Ksenja (il nome è stato cambiato), una ragazza siberiana contattata da Le Monde.

Il muro contro internet eretto dal Cremlino non piace a gran parte della popolazione, che improvvisamente si è ritrovata senza la possibilità di fare pagamenti digitali e accedere ai servizi offerti dalle app. A Mosca e in provincia gli imprenditori storcono il naso di fronte alle perdite accumulate negli ultimi mesi a causa delle interruzioni alla rete. A quanto non ci sarà nessun tipo di risarcimento.

Ritorno all’Unione Sovietica

I blocchi di internet, cominciati a marzo a Mosca, dove vivono più di tredici milioni di abitanti, hanno suscitato un putiferio sui social network. “È un errore enorme”, ha detto l’attore filoputiniano Ivan Ochlobystin, denunciando un “tentativo di far tornare il paese ai tempi dell’Unione Sovietica”, quando le comunicazioni – posta e telefono – erano strettamente controllate dal Kgb, i servizi di sicurezza dell’epoca, incaricati anche di sorvegliare i dissidenti.

A creare un malcontento diffuso, anche negli ambienti patriottici e fedeli al Cremlino, è stato soprattutto il blocco dell’app di messaggistica Telegram, accessibile ormai solo tramite vpn (virtual private network, una rete che nasconde l’identità e la posizione di un utente su internet). In Russia l’app è molto popolare, e nel novembre 2025 contava 105 milioni di utenti, il 72 per cento della popolazione totale, secondo la Mts AdTech, un’azienda di servizi digitali con sede a Mosca. La maggior parte dei funzionari federali e regionali comunica tramite i canali Telegram. I governatori delle regioni confinanti con l’Ucraina li usano per avvertire la popolazione degli attacchi dei droni di Kiev, mentre l’esercito per le comunicazioni al fronte.

Indifferente agli avvertimenti che arrivano dai cittadini, la leadership russa resta irremovibile sulla sua decisione, giustificando i blocchi con ragioni di sicurezza. “È chiaro che causano disagi a molte persone, ma per ora è così”, ha dichiarato il 14 aprile il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, sostenendo che le misure sono appoggiate dalla maggior parte dei russi.

Mentre quasi tutti i servizi di messaggistica sono inaccessibili senza vpn (strumento che il Cremlino sta cercando in qualche modo di limitare), le persone si chiedono fino a dove sia disposto ad arrivare Putin. Il modello è chiaramente l’applicazione cinese WeChat. Le autorità russe vorrebbero costringere le persone a usare Max, un’app che non usa la crittografia, non è sicura ed è gestita dallo stato, più precisamente dall’Fsb, il servizio federale di sicurezza.

Un clima d’incertezza

Il blocco di internet non è però l’unica causa dello scontento generale. “Putin aveva promesso che la guerra in Ucraina avrebbe restituito ai russi l’orgoglio per il loro paese. Oggi, invece, i russi ne sperimentano soprattutto i problemi. Il conflitto sembra infinito, con i cimiteri che si riempiono di uomini morti al fronte”, dice Ksenja.

Roman (nome di fantasia), che ha cinquant’anni e vive a Mosca, sostiene che “oggi Putin si trova in una posizione pericolosa a causa delle difficoltà che quotidianamente i russi devono affrontare: ci sono sicuramente le interruzioni di internet, ma anche i problemi economici, l’aumento dei prezzi, la riduzione degli sussidi sociali, senza contare il clima d’incertezza creato dalla guerra”.

Temendo una reazione negativa della popolazione, a due mesi dal lancio della campagna per le elezioni legislative del 20 settembre, Vladimir Putin sta costruendo una sorta di rete di protezione. Certo, il voto non rappresenta una vera sfida politica per Russia Unita, il partito del presidente, che ha il controllo totale delle urne, ma degli imprevisti possono sempre esserci.

“Il Cremlino è consapevole, già dalle grandi manifestazioni di protesta del 2011-2012, che internet è indispensabile per mobilitare e organizzare le mobilitazioni. Ecco perché vuole prenderne il controllo”, spiega Vitalij (nome di fantasia), un ricercatore all’univesità di Mosca contattato da Le Monde. Per raggiungere l’obiettivo, sostengono i siti russi di opposizione The Bell e Vërstka, l’ufficio dell’Fsb incaricato del controllo e della sorveglianza all’interno del paese ha avuto carta bianca.

Questa branca dei servizi, con ramificazioni molto estese, ha il controllo totale su internet almeno dall’estate 2025, oltre ad avere il compito di neutralizzare gli oppositori e i dissidenti, anche uccidendoli. Come nel caso di Aleksej Navalnyj, avvelenato nel centro di detenzione di Kharp il 16 febbraio 2024, dodici anni dopo la sua partecipazione al movimento di protesta del 2011-2012.

Ma c’è anche un’altra preoccupazione: e se il blocco di internet fosse solo un preludio alla tanto temuta mobilitazione generale? “Nell’autunno 2022, dopo la mobilitazione parziale decisa dal Cremlino, gli uomini e i ragazzi si organizzarono usando internet per fuggire all’estero ed evitare il fronte. La leadership russa non vuole che questo si ripeta”, afferma Vitalij. In quell’occasione lasciò il paese quasi un milione di giovani russi, tutti potenzialmente arruolabili.

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