Dal maggio 2025 in ognuna delle 83 regioni che compongono la Federazione Russa la connessione internet mobile è stata interrotta almeno una volta: emerge dai dati forniti dal progetto Na svjazi (In collegamento). In 67 di queste regioni, inoltre, dal mese di luglio a oggi la connessione è mancata per più di metà del tempo. Con il termine “interruzione” s’intendono non solo i blocchi totali della connessione internet mobile, ma anche quelli parziali, ovvero l’assenza di rete per parte della giornata o in alcune zone.

Secondo Na svjazi da luglio 2025 le interruzioni su ampia scala sono state così numerose che ormai è quasi impossibile individuare le regioni più colpite: solo in sei di loro la rete è stata interrotta per meno del 20 per cento dei giorni.

Secondo le autorità è una misura di protezione contro i droni. Il 1 giugno 2025, con l’operazione Pautina (ragnatela), i droni ucraini hanno attaccato gli aeroporti militari nelle zone interne della Russia e subito dopo, come fa notare Michail Klimarev, esperto di sicurezza e capo dell’Associazione per la protezione di internet, sono stati decisi i blocchi.

Dall’inizio del 2025 sono state attaccate da droni 57 regioni, ma la metà degli attacchi si è concentrata in cinque di loro. Nelle zone di confine, bersaglio principale, la frequenza dei blocchi di internet è sempre alta, in alcuni casi riguardano il 70 per cento dei giorni. Eppure qui il numero di attacchi con i droni è in crescita: nel 2025 è aumentato del 42 per cento. Lo stesso succede con il numero dei velivoli senza pilota abbattuti: il 69 per cento in più rispetto al 2024. Nel febbraio di quest’anno (l’ultimo mese analizzato) i mezzi d’informazione e le fonti ufficiali hanno segnalato almeno 963 casi di droni caduti, esplosi o abbattuti sul territorio russo (escluse le zone occupate). Ma è impossibile dimostrare che ci sarebbero ancora più attacchi senza le interruzioni della connessione mobile.

Prima si è cominciato a bloccare internet nelle regioni più pericolose. Poi questa pratica si è diffusa gradualmente anche nelle regioni dove non ci sono stati bombardamenti. L’estate scorsa il blocco è stato introdotto in 77 regioni (sono state prese in considerazione le interruzioni che hanno interessato più della metà dei giorni della settimana per almeno due settimane consecutive), ma in 33 di queste regioni non era mai stato avvistato alcun drone.

L’85 per cento delle sospensioni della connessione si è verificato in giorni in cui non erano stati segnalati droni in arrivo. E in molte regioni questa quota raggiunge il 90 o addirittura il 100 per cento. Per fare un esempio, l’oblast di Novosibirsk, i territori di Krasnojarsk e quello di Chabarovsk non sono mai stati raggiunti da droni ucraini, ma dal luglio 2025 la rete mobile è stata fuori uso quasi ogni giorno.

Missioni strategiche

Nella maggior parte dei casi internet non è lo strumento principale con cui i droni si orientano. Diversi esperti hanno osservato che i droni usano il gps e la rete telefonica, senza internet, e che possono perfino svolgere una missione di volo senza alcuna connessione.

“Con l’eccezione dell’operazione Pautina, non si sa se gli ucraini facciano prevalentemente uso di droni comandati con una connessione mobile. Anche loro avevano pensato d’interrompere la connessione internet mobile come misura protettiva contro i droni russi, ma poi hanno cambiato idea. Secondo la Bbc i droni russi che attaccano l’Ucraina usano la rete mobile principalmente per regolare la traiettoria e trasmettere informazioni d’interesse strategico”, afferma l’esperto in questioni militari Kirill Michajlov.

Non è raro che grandi strutture industriali e militari siano attaccate nonostante il blocco di internet. Per esempio il 25 febbraio 2026 è stato colpito un impianto di fertilizzanti nella regione di Smolensk e quattro persone sono morte: eppure quel giorno nella regione c’era un’interruzione parziale. Il 7 febbraio l’Ucraina ha attaccato un impianto di prodotti per l’aviazione e l’industria spaziale nella regione di Tver, innescando un incendio: anche quel giorno internet non funzionava. Non è una prova diretta dell’inefficacia dei blocchi della rete (non c’è nessuna garanzia che in caso contrario ci sarebbero più attacchi), possiamo sicuramente dire che spesso e volentieri non sono decisivi.

Sicurezza a ogni costo

Le opinioni sulla reale efficacia dei blocchi di internet per difendersi dai droni differiscono. Secondo un esperto di cibernetica e tecnologia dell’informazione, che ha chiesto l’anonimato, quando i canali di comunicazione satellitare sono fatti andare in tilt, la rete diventa il principale strumento di navigazione e un suo non funzionamento porrebbe il drone nella situazione di “continuare a volare in cerchio finché la connessione non è ripristinata, oppure volare in linea retta, sempre in attesa della connessione”. Da un punto di vista tecnico la mancanza di attacchi di droni in una regione può essere spiegata dai blocchi a internet, ritiene l’esperto. Senza la rete, in teoria, il drone potrebbe non essere in grado di raggiungere l’obiettivo. Ma è praticamente impossibile verificare questa efficacia. In ogni caso è improbabile che i droni non raggiungano le zone remote della Russia a causa della mancanza di connessione. I droni ucraini, per esempio, non si sono mai spinti nell’estremo oriente russo né prima né dopo l’introduzione delle interruzioni, il che non impedisce alle autorità di bloccare la rete internet in questo territorio quasi ogni giorno.

Klimarev osserva che i blocchi sono stati introdotti ufficialmente come misura di sicurezza contro i droni: le decisioni che li riguardano sono prese nelle sedi regionali che devono rispondere alle situazioni di emergenza. Ma la loro reale efficacia in fin dei conti non importa a chi prende le decisioni: per loro è più importante segnalare che sono state intraprese alcune azioni, ritiene l’esperto. E se dopo l’interruzione il drone non arriva, si potrà dire che la regione è stata difesa con successo e magari ottenere una promozione. ◆ ab

Novaya Gazeta Europe è l’edizione del settimanale russo diretto dal premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov . È pubblicata in Lettonia dopo che la redazione è dovuta scappare all’estero per evitare la censura di Mosca sulle notizie relative alla guerra in Ucraina.

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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 27. Compra questo numero | Abbonati