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I mercenari russi denunciati per i crimini in Siria

Un soldato dell’esercito siriano a Dahrat Abd Rabbo, vicino ad Aleppo, 17 febbraio 2020. (Sana/Reuters/Contrasto)

È un’iniziativa senza speranza, ma simbolicamente molto forte. A Mosca, negli ultimi giorni, è stata depositata una denuncia che colpisce indirettamente uno degli uomini più potenti dell’entourage di Vladimir Putin, Evgenij Prigožin.

Un siriano, il cui fratello ha trovato la morte in condizioni atroci nel 2017, ha presentato un esposto senza precedenti davanti alla giustizia russa, sostenuto da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani siriane e internazionali, oltre che dal centro fondato in Russia dal premio Nobel Andrei Sakharov alla fine dell’epoca sovietica.

Il motivo per cui la denuncia è stata presentata a Mosca è che riguarda un cittadino russo, Stanislav Dychko, identificato in un video raccapricciante. Le immagini mostrano la vittima, un disertore dell’esercito di Bashar al Assad, mentre viene torturata e decapitata. Il gruppo di sei combattenti russi che hanno commesso queste atrocità fa parte dell’azienda militare privata Wagner. La denuncia contiene solo il nome di Dychko in modo da limitarne la portata ed evitare che venga facilmente respinta dalla giustizia russa.

Il diniego plausibile
Il legame con la Wagner rende l’iniziativa affascinante. In teoria la Wagner non esiste, perché la legge russa vieta gli eserciti privati. Ma nella realtà esiste eccome, e invia i suoi combattenti (dovremmo chiamarli mercenari) nei campi di battaglia di Ucraina, Siria, Libia, Repubblica Centrafricana e Mozambico.

Dato che la Wagner non ha un’esistenza legale, non esiste nemmeno il coinvolgimento diretto del Cremlino, anche se stiamo parlando di un segreto di pulcinella. In termini legali si chiama “diniego plausibile”.

La denuncia non ha possibilità di successo, perché stiamo parlando di uomini molto potenti in Russia

Nei fatti la Wagner è il braccio armato del Cremlino, inviato per esempio a sostegno del maresciallo Haftar nella guerra civile libica, o sempre più spesso in Africa subsahariana, dove la Russia sta cercando di imporre la sua influenza.
Gli uomini della Wagner sono sospettati di aver ucciso tre giornalisti d’inchiesta russi in Repubblica Centrafricana nel 2018. I tre stavano indagando sugli interessi minerari del capo della Wagner, Evgenij Prigožin. I colpevoli non sono mai stati individuati.

La denuncia, evidentemente, non ha alcuna possibilità di successo, perché stiamo parlando di uomini molto potenti in Russia. Prigožin, come Putin, viene da San Pietroburgo, dove gestiva un ristorante in cui Putin ha portato a cena Jacques Chirac e George Bush padre.

Oggi Prigožin è un uomo dell’ombra che invia i suoi mercenari a fare gli interessi del Cremlino, ottenendo contratti succosi. Per questo motivo figura nella lista delle persone colpite dalle sanzioni europee per aver violato l’embargo in Libia.

La Russia non è l’unico paese a fare ricorso agli eserciti privati. Ricordiamo l’azienda Blackwater, legata ai neoconservatori statunitensi e responsabile di gravi abusi in Iraq che hanno comportato la cancellazione del suo contratto. In Mozambico, dove la Wagner ha subìto pesanti perdite, sono stati alcuni mercenari sudafricani a sostituire i russi.

Nel 1974 il romanziere britannico Frederic Forsyth aveva descritto il fenomeno dei mercenari nelle guerre africane nel romanzo I mastini della guerra. Nel 2021 il mestiere si è professionalizzato: le chiamano aziende militari private.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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