Cultura Libri
Lo scontento
224 pagine, 18,50 euro

Durante i lockdown dovuti alla pandemia del 2020 Beatriz Serrano (Madrid, 1989) ha cominciato a scrivere il suo primo romanzo. “Mi è venuta in mente la scena finale e poiché mi è sempre riuscito più difficile trovare i finali ho pensato che potevo cominciare il racconto da lì”, spiega la giornalista a proposito della genesi di Lo scontento. Il romanzo racconta la vita di Marisa, una giovane professionista con un buon posto in un’agenzia pubblicitaria che sogna di poter abbandonare per sempre un sistema lavorativo che riesce a sopportare solo grazie ad ansiolitici e bicchieri di vino. Serrano, che nel corso della sua vita lavorativa ha fatto la spola tra nuovi media digitali, agenzie pubblicitarie, uffici stampa e testate tradizionali, sostiene però che il suo libro abbia poco di autobiografico. Capi che ti controllano alle spalle, altri completamente assenti, una dipendente animata dalle migliori intenzioni e una rete affettiva ridotta a tre persone costituiscono la sfera sociale della protagonista, travolta da una realtà insostenibile. Lo scontento è un ritratto fedele del disincanto millennial: “Apparteniamo a una generazione di passaggio, a cui erano state promesse certe cose che poi non sono mai arrivate. Abbiamo dovuto adattarci a un nuovo scenario”. Nonostante il pessimismo che pervade la premessa del romanzo, l’autrice è convinta anche che sia possibile trovare una soluzione per superare, o semplicemente convivere, con questo scontento.
Alberto Sisí Sánchez, Vogue España

Nel cuore del gatto
304 pagine, 19,50 euro

“Questa volta è diverso”, dice la sorella di Jina. Questa volta sono tutti uniti: “Vecchi, giovani, ragazze, ragazzi, donne, uomini”. È il settembre del 2022 in Iran. La giovane curda iraniana Jina Mahsa Amini è morta e la gente scende in strada a protestare. La narratrice, che ha lo stesso nome della vittima, è seduta alla sua scrivania nel sud della Francia e scorre compulsivamente i social network, ipnotizzata dal flusso di video e fotografie delle manifestazioni a Teheran. Intanto sua sorella Roya è proprio lì, in strada, a lottare per la libertà delle donne. L’autofiction di Jina Khayyer, giornalista e scrittrice di origine iraniana nata in Germania, è un omaggio alle donne iraniane. Nel cuore del gatto è il suo esordio narrativo e le è valso subito un posto nella longlist del Deutscher Buchpreis del 2025. E a ragione: il libro offre uno sguardo intenso e poetico su una società privata della libertà da un regime autocratico. Attraverso questo romanzo s’impara molto sull’Iran, sulle sue donne e sul femminismo di questo paese, perché è proprio attraverso le vicissitudini delle iraniane che l’autrice ne racconta la storia, la cultura e la società. Fondamentale, in tal senso, è anche la lingua. Khayyer rende la poesia del persiano, mostrando quanto il farsi sia una lingua immaginifica. Khayyer lascia spesso alcune espressioni tipicamente persiane tradotte senza ulteriori spiegazioni, fidandosi della nostra capacità di coglierne le suggestioni.
Louise Otterbein, FrankfurterAllgemeine Zeitung

Donne di nessuno
224 pagine, 20,00 euro

L’ambiziosa raccolta di racconti di Shobha Rao si apre con una prefazione che ricorda la partizione del subcontinente indiano e il “colossale trasferimento di persone” tra le nuove nazioni di India e Pakistan. Veniamo informati anche delle “specifiche brutalità” inflitte alle donne, soprattutto rapimenti, e dell’origine del titolo del libro. Chi si aspetta che questi racconti, collegati in modo sporadico e tenue da personaggi ricorrenti, riecheggino il tono documentario della nota introduttiva di Rao resterà sorpreso dall’ampiezza geografica, temporale e perfino di genere della raccolta. Il racconto che dà il titolo al libro rielabora il topos della donna recuperata: Neela viene “restituita” al marito, creduto morto, dopo una relazione passionale con Renu, una donna conosciuta in un campo profughi. Ma il seguito, in cui Renu diventaL’amante del mercante, sovrappone alla tetra traiettoria della narrativa sulla partizione una lussureggiante fantasia gotica fatta di omicidi, sepolture e fughe in abiti maschili. A metà del libro diventa chiaro che il vero interesse di Rao non è tanto la storia quanto la violenza e la vendetta, e l’autrice risulta molto più convincente quando rimane ancorata al realismo.
Aamer Hussein, The Independent

Gente di Timor
216 pagine, 19,00 euro

La narrazione comincia e finisce nel luglio del 1998, la notte della finale dei Mondiali. Il sergente Ipi ha invitato gli uomini di Oetimu, un villaggio al confine tra Timor Est e Timor Ovest, a guardare la partita nella stazione di polizia locale. Fin dalla prima riga si scopre che la casa dell’amico di Ipi, Martin Kabiti, sarà assaltata da uomini violenti in cerca di vendetta contro l’ex mercenario anti-insurrezionale, ma nei capitoli successivi Nesi riavvolge il racconto per concentrarsi sui singoli personaggi di Oetimu e sulle intricate dinamiche politiche della regione. C’è Maria, convinta che l’esercito indonesiano, la chiesa cattolica e il governo siano “fondamentalmente criminali”. Anni prima ha avuto una relazione con Yosef, oggi sacerdote, quando lui era ancora in seminario. Più avanti padre Yosef viene sorpreso a baciare la vedova Maria, dopo che un convoglio militare ha investito e ucciso senza alcun riguardo suo marito e suo figlio. Nesi intreccia con fluidità le vite dei personaggi e riesce a fornire il complesso contesto storico necessario alla scena culminante del massacro nella casa di Martin.
Publishers Weekly

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1665 - 15 maggio 2026
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