Cultura Schermi
Rebuilding
Josh O’Connor
Stati Uniti 2025, 96’. In sala
Rebuilding (dr)

In Rebuilding, Josh O’Connor infonde a Dusty, un cowboy la cui vita è stata sconvolta da un incendio che ha raso al suolo il suo ranch, un profondo senso di dolore. Ha perso la casa, ma anche una professione inscindibile dalla sua identità. Ora vive in una roulotte di un desolato accampamento messo in piedi dalla protezione civile. Si crede un tipo solitario ma nel piccolo gioiello confezionato da Max Walker-Silverman ambientato sotto i cieli infiniti del Colorado non è solo. E sarà proprio la piccola figlia a ricordargli che deve rendere conto agli altri delle sue azioni e a offrirgli una piccola ancora di salvezza. O’Connor è perfetto per il ruolo dell’uomo abbattuto, ma c’è un intero cast corale, principalmente di donne (in particolare Amy Madigan e Kali Reis) ad aggiungere una propria malinconia al film. La lezione finale di Rebuilding è delicata, attuale e di ampio respiro: accettare aiuto è un passo necessario per poterlo offrire agli altri in modo duraturo.
Lisa Kennedy, The New York Times

No good men
Germania / Francia / Norvegia / Danimarca / Afghanistan 2026, 100’. In sala

Shahrbanoo Sadat, che ha scritto, diretto e interpretato No good man, è una presenza calorosa e accogliente in un film che racconta le donne afgane nel 2021, sull’orlo della resa ai taliban con il ritiro delle truppe statunitensi. Naru, praticamente separata dallo spregevole marito, si occupa del figlio e lavora come operatrice in una stazione televisiva di Kabul, un canale “libero” ma dove le donne sono trattate con condiscendenza da stupidi sessisti. Naru riesce a farsi apprezzare professionalmente e, nonostante la diffidenza iniziale, si ritrova in una relazione sentimentale con l’esperto giornalista Quodrat. La loro storia d’amore giunge al culmine quando i precari diritti di Naru vengono minacciati sia dai taliban sia dal marito vendicativo, e Kabul cade nelle mani dei teocratici: una catastrofe politica che colpisce le donne più duramente degli uomini. Un film acuto e incisivo, che racconta aspetti dell’Afghanistan che non vengono trattati dai tg della sera.
Peter Bradshaw, The Guardian

Hen. Storia di una gallina

Avete mai visto un uovo che viene fuori dalla gallina? È così che comincia Hen, del regista ungherese György Pálfi. Questa scena iniziale permette all’autore di mettere alla prova la nostra capacità di entrare in sintonia con la premessa del film: il punto di vista sarà esclusivamente quello dell’animale, lente narrativa e morale. Un pulcino nero, miracolosamente sopravvissuto alla selezione industriale, diventa una gallina che anela alla libertà. Girato in Grecia, senza ricorrere all’intelligenza artificiale o alla computer grafica, il film è una piccola meraviglia di maestria artigianale in cui la gallina (in realtà, otto galline diverse) sembra adattarsi alla recitazione con disarmante facilità, pur mantenendo un’indifferenza che avvicina il film al genere documentaristico. György Pálfi prende sul serio l’idea di uno sguardo decentrato. Gli esseri umani sono silhouette fugaci le cui storie ci giungono solo nella misura in cui rappresentano qualcosa per la gallina.
Laura Tuillier, Libération

L’amore che rimane
Saga Garðarsdóttir
Islanda / Danimarca / Svezia / Francia 2025, 109’. In sala
L’amore che rimane (dr)

Islanda. Anna, un’artista che si occupa delle pecore con il padre, e Magnus, che lavora su un peschereccio, sono separati. Hanno tre figli. Delusa dalla visita di un gallerista svedese, Anna è in crescente difficoltà. L’onnipresenza di Magnus, che sia per cena o per un’escursione, non facilita le cose. Il nuovo film di Hlynur Palmason affronta, simbolicamente, l’usura della relazione di coppia e il cambiamento di prospettiva della moglie sul marito, nonostante i momenti che ancora creano un senso di famiglia. Giocando con momenti onirici, che servono a rappresentare immaginazione e desideri, e un certo umorismo, l’autore mette in discussione ogni cosa, in una sorprendente e tenera commedia drammatica in cui la natura dell’isola, filmata in primo piano, assume occasionalmente il ruolo di fattore calmante.
Olivier Bachelard, Abus de Ciné

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1668 - 5 giugno 2026
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