La curatrice camerunese svizzera Koyo Kouoh è morta il 10 maggio 2025 lasciando un progetto dettagliato, completato dai suoi collaboratori. Il titolo, In minor keys, che in musica si riferisce alla tonalità minore usata per suggerire l’introspezione o la malinconia, qui rimanda a racconti marginali, tematiche e voci discrete spesso soffocate dal clamore mediatico. All’ingresso del Padiglione centrale ai Giardini, le divinità in terracotta della senegalese Seyni Awa Camara (1945-2026) dialogano con le opere del senegalese Issa Samb (1945-2017) e della statunitense Beverly Buchanan (1940-2015), due stelle polari di Kouoh. Le opere sono disposte in un percorso che privilegia la potenza visiva e la riflessione storica e antropologica. I collage di carta e tessuto di Mohammed Joha, fanno emergere i paesaggi della sua terra, Gaza. Laurie Anderson trasforma una sala buia coprendo pareti e pavimenti con disegni e frasi satiriche. Kouoh ha abbandonato la spettacolarizzazione e ha concepito la sua mostra non come prodotto finito ma come struttura vivente. Le Monde
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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati