L’enorme manifestazione “per la democrazia”, che ha rappresentato il momento culminante di tre settimane di mobilitazione dopo il fallito colpo di stato in Turchia, si è trasformata in una dimostrazione di forza per il presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Il popolo e l’opposizione hanno dimostrato di sostenerlo in maniera unitaria. Il 7 agosto la più grande manifestazione degli ultimi anni in Turchia ha riunito in un mare di bandiere turche a Yenikapi, sulle rive del mar di Marmara, centinaia di migliaia di turchi: tre milioni secondo i giornali filogovernativi.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha preso la parola alla fine della manifestazione “per la democrazia e per i martiri” del fallito colpo di stato del 15 luglio, e ha di nuovo evocato la possibilità di ristabilire la pena di morte nel paese. “Se il popolo vuole la pena di morte, i partiti seguiranno la sua volontà”, ha detto Erdoğan davanti ai manifestanti che gridavano: “Pena di morte!”.


Il ripristino della pena capitale, abolita nel 2004, rappresenterebbe la fine dei negoziati – già molto compromessi – di adesione della Turchia all’Unione europea. E aggraverebbe le preoccupazioni su una deriva autoritaria del presidente Recep Tayyip Erdoğan, che ha concentrato nelle sue mani il potere, come non era mai successo in cento anni di storia repubblicana nel paese. La manifestazione organizzata dal Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) doveva essere il punto culminante delle manifestazioni che avvengono quasi tutti i giorni dopo il fallito colpo di stato.

La manifestazione, che doveva essere “oltre i partiti”, ha permesso a Erdoğan di ottenere il sostegno dell’opposizione. Infatti le principali forze politiche si sono unite all’iniziativa, con la sola eccezione del Partito democratico dei popoli (Hdp, filocurdo), non invitato a causa dei suoi presunti legami con la guerriglia del Partito dei lavoratori curdi (Pkk), anche se l’Hdp ha condannato in maniera decisa il tentativo di golpe.

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