Giacomo Todeschini, Come Giuda
Il Mulino, 311 pagine, 24 euro
In tempi di crisi appare particolarmente chiaro che per accedere al mercato e cioè, per esempio, ottenere un prestito, giocare forte in borsa, entrare in un’impresa di alto livello, non contano tanto regole impersonali e caratteristiche oggettive (quanti soldi hai, che fedina penale), quanto i contatti giusti, l’autorizzazione di qualcuno che è già nel sistema, una patente ufficiale di credibilità e affidabilità. Secondo lo storico Giacomo Todeschini, che da tempo studia come si pensava all’economia nel medioevo, le cose funzionavano in questo modo anche in passato. Per escludere qualcuno dall’accesso al mercato allora si sottolineavano certe sue caratteristiche (l’infedeltà, la fama di disonestà, la povertà) che ne facevano un soggetto inaffidabile, dunque immeritevole di partecipare agli scambi.
In questo libro Todeschini spiega come nel corso del tempo, sulla base di alcune interpretazioni del vangelo, Giuda si sia prestato a sintetizzare queste caratteristiche. Ancora più che traditore, Giuda fu interpretato come colui che, avendo compiuto il terribile errore di vendere per soli trenta denari valori inestimabili come Cristo e la salvezza, aveva dimostrato una volta per tutte la sua incompetenza economica. Si candidava così al ruolo di modello per tutti coloro che, infedeli, marginali o perdenti dovevano rimanere fuori dal giro dell‘“economia vera”.
Internazionale, numero 941, 23 marzo 2012
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