04 ottobre 2016 17:21

“L’Italia avrebbe tutti le caratteristiche e l’interesse per diventare campione mondiale dello sviluppo sostenibile”, affermaEnrico Giovannini, già Presidente dell’Istat fino al 2013 e Ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Letta. “Per sostenibilità non si intende solo quella ambientale, ma anche quella economica, sociale e culturale.”
Secondo l’economista, c’è bisogno dell’azione della politica e della società civile per creare un modello di crescita economica diverso da quello che abbiamo, basato sulla crescita continua, che oggi non funziona. “Lo hanno già capito i leader di 193 paesi del mondo, che l’anno scorso hanno sottoscritto l’Agenda 2030, un programma d’azione che individua 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.” Trasformare questa dichiarazione in azione concreta è oggi, secondo Giovannini, la vera sfida, in un futuro che sarà sicuramente più turbolento del nostro passato, con 250 milioni di migranti che si stima raggiungeranno i nostri paesi a causa dei cambiamenti climatici.

La politica può agire da subito su tre fronti, espressi in altrettante parole chiave: povertà, progetto Casa Italia, e innovazione. “Agire sulla povertà significa ridurre le disuguaglianze sociali: i figli di genitori con bassa scolarizzazione hanno il 25% di probabilità di abbandonare la scuola prima della fine dell’obbligo scolastico, mentre per i figli di genitori laureati questa probabilità è appena il 2%”, spiega Giovannini, secondo il quale abbattere le disuguaglianze significa investire sui giovani e sulla loro formazione lungo tutta la vita lavorativa dell’individuo. “Un paese che non investe in formazione mette i giovani in difficoltà”, afferma.
Il secondo punto su cui agire riguarda la ricostruzione delle case distrutte dal recente sisma, che deve essere utilizzata come opportunità di crescita. “Le nuove case devono essere costruite tenendo conto della prevenzione rispetto alle calamità naturali e dell’efficienza energetica. Allo stesso tempo, la ricostruzione porterà nuovi posti di lavoro”. Tuttavia, non tutte le grandi opere pensate dal governo sono necessarie, secondo l’ex-ministro, che afferma “Il ponte sullo stretto non è una priorità”. Infine, punto importantissimo per l’azione politica è, secondo l’economista, l’investimento sull’innovazione. “Invece di stanziare dieci miliardi di euro per il bonus di 80 euro, che non è sufficiente per portare un miglioramento significativo nello sviluppo economico, il governo avrebbe potuto investire la stessa cifra per raddoppiare l’investimento in ricerca e sviluppo. Avremmo avuto una sfilza di premi Nobel”.

Innovazione che racchiude in sé anche il rischio di fare diminuire i posti di lavoro. “I computer rimpiazzeranno l’uomo facendo scomparire dal 10 al 40% dei lavori attuali”. Per questo, secondo Giovannini, il modello sostenibile per l’innovazione è quello del robot leggero, che lavora insieme all’operaio e non lo sostituisce. Inoltre, è necessario introdurre il reddito minimo di cittadinanza per le persone che rimarranno senza lavoro. Giovannini cita il sociologo economista Mauro Bagatti: “Dobbiamo trasformare i cittadini da consumatori a contributori. In questo modo, tutti, non solo imprese e le comunità, ma anche i singoli cittadini potranno contribuire alla crescita e alla costruzione del futuro”.

Barbara Zambelli

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