• 30 Set 2017 12.05
30 settembre 2017 12:05

“Mio nonno una volta mi ha detto: ‘Smettila di lamentarti e datti da fare per il tuo mondo’”. Così Ramsés Morales Izquierdo, disegnatore satirico cubano, riassume al Festival di Internazionale l’idea che, a suo parere, muove l’America. Assieme a lui, il disegnatore satirico statunitense Tom Tomorrow e l’artista vignettista turco-belga Ismail Doğan, sfogliando alcuni dei propri lavori, parlano di satira, censura e libertà.

Tre Paesi diversi messi a confronto; tre stili e tre modi di fare satira distanti tra loro ed un obiettivo comune: la libertà di espressione. Tom Tomorrow spiega che nemmeno in un paese apparentemente libero come gli Stati Uniti la situazione è rosea. “Dopo l’11 settembre c’è stato un periodo brutale; l’amministrazione Bush ha approfittato del momento per dichiarare guerra all’Iraq. Le persone che critico sono quelle che vendono le armi, così ho subito minacce”.

Per Morales un pericolo tangibile che rischia di uccidere il buon giornalismo è l’autocensura, la “polizia che abbiamo nei nostri stessi cervelli” o che fa rimanere un paese nel silenzio, mentre è necessario connettersi gli uni agli altri, parlare. Morales ricorda paesi come la Cina, in cui la libertà di espressione è fortemente limitata. E parla di Turchia.

Ne parla anche Ismail Doğan, che nelle sue vignette ha un approccio molto più duro. Ha un nemico molto violento e l’unico modo per affrontarlo è usando la matita come arma. Il suo nemico si chiama Erdogan. Il vignettista denuncia il doppio gioco che il dittatore ingaggia con ISIS e Europa. Ma la satira di Doğan si rivolge anche all’estremismo religioso, alle indicazioni “halal” sul sesso e all’assenza di libertà delle donne nel Paese da cui è dovuto scappare. “In Belgio mostrano in TV le mie vignette; in Turchia le avrei disegnate sui muri della prigione” osserva Doğan, che non è sfuggito alle minacce nemmeno in terra belga, dove è presente una comunità turca molto numerosa.

La libertà di espressione è in troppi luoghi in pericolo. Morales, che ora vive in Svizzera, afferma: “A Cuba non abbiamo una tradizione democratica; ecco perché i giovani non capiscono per quale motivo o cosa votare. Noi dobbiamo farglielo capire. Sennò immaginate cosa succederebbe. Quello che in USA è successo con Trump” e aggiunge: “Noi vignettisti dobbiamo tenere viva la luce dei nostri punti di vista e delle nostre speranze, almeno per mostrare che noi siamo lì”.

Si unisce alla visione anti-Trump Tomorrow, che spiega come sia stato complicato creare la caricatura di una persona che di per sé è una caricatura vivente. “La sola ragione per cui Trump ha tanto successo è che non si vergogna di nulla” e ricorda:”Ero qui sei anni fa e voi ridevate di Berlusconi. Come dire, il Karma esiste. Adesso è il turno nostro”.

Silvia Pavanetto, studentessa del Master di Giornalismo e Comunicazione scientifica dell’Università di Ferrara, volontaria all’ufficio stampa del festival

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