Una delle attiviste dell’associazione

Tra il 1980 e il 2000 circa settantamila persone sono morte in Perù durante il conflitto tra il gruppo guerrigliero Sendero luminoso, d’ispirazione marxista e maoista, e le forze armate del paese. Sendero luminoso fu praticamente sconfitto dalla dittatura di Alberto Fujimori negli anni novanta, e solo dei piccoli nuclei sono rimasti attivi. Dopo decenni dalla fine degli scontri, in cui guerriglieri e forze armate commisero feroci violazioni dei diritti umani, ci sono ancora ventimila persone scomparse.

“I familiari dei desaparecidos vivono in un limbo tra la vita e la morte, aspettando di avere notizie dei loro cari”, spiega la fotografa Laia Abril, che nel 2018 ha incontrato alcune di queste famiglie. “Portano un lutto ambiguo: finché non troveranno i resti dei loro parenti non ne potranno accettare la morte. E non avranno pace fino a quando non potranno celebrare un funerale”. ◆

Una sezione del Retablo de la memoria, un’opera che rappresenta il periodo di violenze vissute dal Perù tra il 1980 e il 2000. L’opera è stata realizzata dall’associazione Anfasep e ora è ospitata nel museo di Ayacucho. Anfasep è stata fondata nel 1983 da un gruppo di donne indigene che hanno avuto un ruolo chiave nel far conoscere i crimini del conflitto e mandare avanti le ricerche degli scomparsi. Anfasep ha aperto anche una mensa per i minori rimasti orfani
Oggetti appartenuti a Fortunato Yangali, scomparso nel 1993. “Molte persone pensano che se dopo cinque anni un parente non torna significa che è morto”, dice la figlia, Luyeva Yangali. “Nel 1998, ho chiesto a mia madre di lasciare Churcampa e di trasferirci a Lima. Sapevo che mio padre non sarebbe mai tornato, ma lei non voleva partire perché se lui fosse tornato non avrebbe trovato lì la sua famiglia. Quando vivevamo a Lima eravamo poveri. A mio padre non piaceva che mia madre indossasse i sandali fuori casa. Quando mi sono accorta che mia madre portava i sandali perché non poteva permettersi delle scarpe le ho promesso che gliele avrei comprate io, perché è quello che avrebbe fatto mio padre se fosse stato ancora vivo”
Oggetti appartenuti a Fortunato Yangali, scomparso nel 1993
I vestiti di un bambino della comunità indigena degli asháninka, ucciso nel 1984 durante l’attacco di Sendero luminoso a Putis, nella regione di Ayacucho. Almeno 123 persone furono uccise, tra cui 19 bambini. I loro corpi sono stati trovati solo nel 2001 in una fossa comune. È difficile identificare i bambini perché è quasi impossibile estrarre il dna dalle loro ossa, che non sono ancora del tutto sviluppate al momento della morte. È più semplice se i familiari riescono a riconoscere oggetti che gli appartenevano. Ma questo succede di rado perché gli oggetti si rovinano con il tempo.
Foto della famiglia di Luyeva Yangali. “Mio padre e i miei zii portavano sempre vestiti ben stirati. Mia madre continua a stirarli, così se un giorno loro dovessero tornare troverebbero i vestiti pronti”, racconta Luyeva.
Il poncho di Martin Cayllahua, che nel 1991 fu arrestato dalle forze di sicurezza, quando il figlio Roger Santos aveva sette anni. Roger Santos non ha mai più avuto notizie del padre.
Negli anni ottanta il conflitto si diffuse nella foresta amazzonica, coinvolgendo i combattenti di Sendero luminoso, l’esercito peruviano e le comunità locali. Secondo l’ultimo rapporto della commissione per la verità e la riconciliazione, ci furono più di trecento massacri, stupri, torture e saccheggi. Seimila indigeni asháninka furono uccisi, su una popolazione di 52mila persone.
“Mi chiamo Wilmer Juan Gavilán Limaylla. Ho 34 anni e quasi tutti i miei familiari sono stati uccisi nel 1990”. La sera dell’11 aprile 1990, i guerriglieri di Sendero luminoso attaccarono il villaggio di Naylamp de Sonomoro, uccidendo 42 persone. Un proiettile colpì il fratello di Wilmer, che soffre ancora delle conseguenze di quella ferita. Nel 2017 sono state identificate 24 vittime. Wilmer Juan Gavilán Limaylla e il fratello hanno riconosciuto i resti dei genitori e dei tre fratelli.
“Da quando ho ricevuto i resti di mio marito e so che sarà sepolto mi sento più serena. Sono rimasta sola e ho cresciuto i miei figli come meglio ho potuto. Bisogna andare avanti e fare tutto il possibile per loro”, dice Vilma Huatuco, moglie di Alejandro Quispe Anicama, scomparso l’11 aprile 1990.
Adelina García a La Hoyada, un luogo diventato un memoriale per le famiglie che stanno ancora cercando i loro parenti. La Hoyada faceva parte del centro di detenzione Los Cabitos usato dalle forze di sicurezza peruviane: qui centinaia di persone sono state imprigionate, torturate e uccise. Dopo gli scavi sono stati identificati circa cento corpi dei cinquecento stimati.
Il cimitero dov’è sepolta la madre di Wilmer Juan Gavilán Limaylla, uccisa nel 1990.

Laia Abril è nata a Barcellona nel 1986. Le foto pubblicate in queste pagine fanno parte del progetto Suyay_, che in lingua quechua significa “aspettare”. È stato realizzato in collaborazione con il Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc)._

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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati