“Amemoria di diplomatico non si era mai visto un governante di un paese dell’Unione europea sostenere apertamente un movimento che si batte per rovesciare il governo di un altro stato membro”. Così Le Monde commenta la presa di posizione a favore del movimento dei gilet gialli del vicepresidente del consiglio italiano Luigi Di Maio, che in una lettera aperta pubblicata il 7 gennaio sul blog del Movimento 5 stelle ha scritto: “Gilet gialli, non mollate”. Parole che “hanno il merito della chiarezza. Per Di Maio, ‘in Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini’ e lo ‘spirito’ dei gilet gialli è lo stesso che ha portato alla nascita del Movimento 5 stelle. Resta il fatto che una simile condotta era per lo meno inattesa, considerato che arriva da un partito, i cinquestelle, che ha sempre denunciato le ingerenze straniere negli affari italiani”. Inattesa ma comprensibile dal punto di vista politico, continua Le Monde: “Secondo il politologo Massimiliano Panarari, ‘questa proposta velata ai gilet gialli rivela la speranza dei cinquestelle di poter finalmente trovare degli alleati in Europa’. In effetti, se la Lega di Matteo Salvini ha i suoi ‘partiti fratelli’, come il Rassemblement national francese, il partito di Di Maio non è mai stato in grado di costruire alleanze fuori dall’Italia”.

Un altro punto in comune tra il movimento francese e i cinquestelle è l’ostilità verso i mezzi d’informazione. “Cosa detestano di più i gilet gialli? I partiti e i giornalisti, le due categorie che si classificano agli ultimi posti in tutti i sondaggi sulla fiducia dei francesi”. Almeno in questo, scrive Libération, i manifestanti “sono dei francesi come gli altri”. Come spiega il quotidiano, l’odio dei manifestanti è in particolare rivolto contro il canale di notizie Bfm Tv. “E questa è forse l’unica cosa che hanno in comune con Emmanuel Macron”. Se infatti il presidente è convinto che Bfm Tv sia il principale organizzatore delle proteste, i gilet gialli accusano l’emittente di mentire sull’affluenza alle loro manifestazioni riportando cifre troppo basse. Ma il dato più interessante, conclude Libération, è che i gilet gialli odiano i mezzi d’informazione per gli stessi motivi che li spingono a detestare i politici. “È la crisi della rappresentanza. I giornalisti sono considerati lontani dai cittadini e difensori degli interessi di un’altra classe sociale. I gilet gialli rifiutano ogni forma di mediazione e non hanno fiducia nei corpi intermedi. Pretendono che i giornalisti dicano la verità (la loro verità) proprio come chiedono la creazione dei referendum d’iniziativa popolare. Vogliono avere la parola senza filtri, senza intermediari”.

Sulla spaccatura tra i manifestanti e le istituzioni si concentra Edwy Plenel su Mediapart, che critica “l’inedita ampiezza” della risposta repressiva del governo. “Per quanto condannabili, le violenze dei gilet gialli sono la risposta alle violenza di un potere che non vuole ascoltare. Puntando il dito contro chi ‘mette in discussione le istituzioni’, il primo ministro Édouard Philippe ha fatto capire perché il governo è così ostinato: la presidenza è allarmata soprattutto perché viene messa in discussione direttamente dalla questione politica che il movimento pone, al di là delle sue cause iniziali (carovita, potere d’acquisto, ingiustizia fiscale). Si tratta del declino del sistema presidenziale francese, un potere personale che confisca la Repubblica, la devitalizza e la paralizza, come una specie di monarchia elettiva che, a forza di abusi di potere, finisce per screditare l’intera democrazia”. Secondo Plenel, “il potere ha scelto deliberatamente di demonizzare il movimento e di affidarsi alla repressione poliziesca. Così ha mostrato la sua posizione sul tema della violenza. Gli storici dei movimenti sociali farebbero bene a ricordare al governo che la violenza popolare è un’eco della violenza dello stato, che difende brutalmente un ordine politico, sociale ed economico ritenuto immutabile dai suoi beneficiari”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati