L’Italia razzista voluta da Matteo Salvini
◆ Nell’articolo di Walter Mayr sul razzismo in Italia (Internazionale 1287) viene purtroppo reiterata una brutta prassi giornalistica in voga negli ultimi tempi: far raccontare i fascisti a loro stessi, con conseguenti iperboli mitopoietiche. In particolare a pagina 36 si parla di Casapound in questi termini: “Fondato nel 2003, il movimento, che prende il nome dal poeta statunitense Ezra Pound, grande ammiratore di Mussolini, ha più di cento sezioni in tutta Italia e almeno ventimila iscritti. A Roma, e soprattutto a Roma est, i neofascisti sono diventati una potenza da prendere sul serio, perché offrono assistenza ai poveri e perché sono presenti anche dove lo stato è assente da tempo”. Da dove vengono questi dati? Le sezioni aperte sono attive? E soprattutto “una potenza” a Roma? Andando a vedere i risultati delle ultime tornate elettorali direi proprio di no, tanto che, alle scorse elezioni politiche del 4 marzo, Casapound Italia ha raggranellato al collegio Lazio 1 – Roma Collatino (Roma est, appunto) appena 2.594 voti (un terzo di Leu e Potere al popolo insieme). A Montesacro (Roma nordest) ancora peggio: poco più di 1.200 voti. Sugli iscritti poi, ventimila? E quando avremo l’occasione di vedere questa massa tutta insieme? Ai loro appuntamenti nazionali raramente superano le poche migliaia. Le loro attività sociali? A parte qualche selfie con qualche etto di pasta, vi risulta che il loro lavoro sia quotidiano e le loro sedi aperte e frequentate? O basta esibire un contratto di affitto per rivendicare un’attività politica? Temo che dare spazio a quelle che sono false notizie montate ad arte dai neofascisti, senza un minimo d’inchiesta, rischi di alimentare una loro autonarrazione assolutamente fuori dalla realtà.
_Lettera firmata _
Plastica e Amazon
◆ Sul numero 1287 ho letto una dopo l’altra le inchieste sulla plastica (con le implicazioni nella gestione dei rifiuti e l’esasperazione al consumismo) e sullo strapotere di Amazon nella logistica. Il quadro che emerge è davvero sconfortante.
Marco Gaviglio
Errata corrige
◆ Su Internazionale 1287, a pagina 108, lo sport a cui faceva riferimento Giacomo Leopardi nella poesia “A un vincitore nel pallone” è il pallone col bracciale; a pagina 98 nella segnalazione del libro di Caryl Phillips, Jean Rhys non è uno scrittore, ma una nota scrittrice.
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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 10. Compra questo numero | Abbonati