Nel 2019 il fotografo Olivier Jobard, insieme al giornalista Charles Emptaz, ha seguito per un mese il viaggio di alcuni migranti etiopi diretti in Arabia Saudita. Molti di loro erano di etnia oromo, la più popolosa del paese, ma anche una delle più povere. In Etiopia convivono ottanta etnie e gli oromo non sono gli unici che scappano dalla povertà alla ricerca di un lavoro. Nei primi mesi del 2018 hanno lasciato il paese 1,2 milioni di persone. “La differenza è che altri gruppi, come i tigrini e gli amhara, di solito possono permettersi di pagare i grandi trafficanti per fare quasi tutto il viaggio in auto, mentre gli oromo sono costretti a fare la strada a piedi”, spiega Emptaz.

Il percorso che li separa dall’Arabia Saudita è di quasi duemila chilometri. Comincia sulle montagne di Galafi, a Gibuti, alla frontiera con l’Etiopia. Per evitare i controlli, i migranti attraversano il deserto, rischiando di morire disidratati. Dopo sei giorni di viaggio arrivano a Obock, sulla costa del mar Rosso, dove s’imbarcano sui dhow, piccole barche di legno dove sono stipate fino a trecento persone, di cui la maggior parte non ha mai visto il mare. Nel gennaio del 2019 almeno 52 persone sono morte al largo delle coste di Gibuti.

La traversata dura dalle sei alle dieci ore fino a Ras al Ara, in Yemen, dove spesso i migranti finiscono nelle mani dei trafficanti locali. “Molti vengono rapiti e portati nel deserto dove subiscono torture fino a quando le loro famiglie non pagano un riscatto”, dice Jobard. Per liberarli i familiari a volte sono costretti a vendere le loro terre. Altri rimangono bloccati in Yemen, senza mai riuscire a raggiungere l’Arabia Saudita (Myop).◆

sulle montagne vicino a Galafi, a Gibuti. Una pausa dopo due giorni di cammino. Gli abitanti dei villaggi vendono da bere ai migranti. La regione è povera, e tutti cercano di guadagnare dal loro passaggio: alcuni si propongono come guide, altri sono ladri o trafficanti.
Obock, Gibuti. Dopo giorni di viaggio a bordo di un camion per il bestiame, Magdess, un’etiope di 25 anni, è morta disidratata. Il gruppo che viaggiava con lei è partito la notte stessa per attraversare il mar Rosso e raggiungere lo Yemen.
la spiaggia a nord di Obock, a Gibuti, dove i migranti s’imbarcano per lo Yemen
una giovane oromo stipata su una barca di legno che attraversa lo stretto di Bab el Mandeb per raggiungere lo Yemen. Arrivata a destinazione proseguirà il suo viaggio a piedi o in auto, passando per il paese in guerra
Ras al Ara, Yemen. Senza soldi e affamati dopo giorni di marcia, alcuni ragazzi che hanno ricevuto qualche avanzo fuori da un ristorante corrono via per mangiarlo da soli.
la maggior parte delle donne viaggia su camion per il trasporto del bestiame. Alcuni trafficanti chiamano questi camion “corse vip”. La possibilità di raggiungere la destinazione è maggiore, ma il viaggio in piedi, ammassati, è estenuante e doloroso, e il rischio di disidratazione è molto elevato.
dopo sei ore in barca, si festeggia l’arrivo a Ras al Ara, in Yemen, prima di rimettersi in marcia.
un gruppo di migranti dorme in un edificio in costruzione pagando l’affitto ad alcuni abitanti di Dikhil, Gibuti.
Hannas, 15 anni, ha visto morire i suoi compagni di viaggio. Vive ad Aden, in Yemen. Senza soldi, dorme per strada e sogna di poter tornare in Etiopia. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite (Oim), il flusso di persone che cercano di raggiungere l’Arabia Saudita dal corno d’Africa è in crescita: nel 2018 sono arrivati in Yemen 150mila migranti, con un aumento del 50 per cento rispetto al 2017. Numeri simili sono stati registrati nel 2019. Ma anche se raggiungono la loro destinazione non è detto che i migranti possano rimanere. Negli ultimi tre anni, secondo l’Oim, sono stati rimpatriati novemila etiopi ogni mese.

Olivier Jobard è un fotografo francese nato nel 1970. Queste foto fanno parte del progetto The Oromos crossing, che Jobard ha realizzato nel 2019 mentre girava il documentario Yémen: à marche forcée insieme al regista e giornalista Charles Empatz. Il documentario, di 24 minuti, è stato prodotto da Arte, una rete televisiva franco-tedesca.

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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 60. Compra questo numero | Abbonati