Hamaguchi ci chiede di credere nell’impossibile, nella bontà del mondo, nell’umanità. Eppure, alla fine di tre ore e un quarto che spazzano via ogni altra cosa, personaggi e spettatori riusciranno a passare dal possibile all’impossibile. Come sempre Hamaguchi, abile mago del tempo, erode tutte le nostre riserve. Marie-Lou (Efira), direttrice di una casa di riposo parigina, è una visionaria sostenitrice di un metodo che consiste nel dare ai pazienti con declino cognitivo la massima autonomia possibile. Incontra Mari (Tao Okamoto), una regista la cui opera teatrale evoca il lavoro di Franco Basaglia. Diventeranno amiche e nei loro viaggi, nei loro scambi, nelle loro conversazioni daranno vita a una vera e propria etica politica dell’impossibile.
Libération
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati