La vita in tempo di guerra è il tema del primo film in dieci anni di Andrej Zvjagincev, il ritratto di una nazione paralizzata dalla disillusione e dalla paura. È anche un noir che acquista nuovi significati nel cinico contesto di malafede politica in cui è ambientato. Gleb è un piccolo oligarca di provincia sposato con una donna bella e infelice. Mosca ha bisogno di soldati per la guerra in Ucraina, ma non vuole nuocere troppo all’economia locale. Così il sindaco convoca Gleb e altri imprenditori della zona chiedendogli di fare i nomi dei dipendenti di cui si possono liberare, per spedirli al fronte. Gleb pensa a uno stratagemma per accontentare Mosca senza rimetterci e poi mette in atto il suo piano anche in un altro modo, più malvagio e atroce, per affrontare la presunta infedeltà della moglie Galina. Gli interpreti sono eccezionali, la regia di Zvjagincev è superba, con le sue fredde inquadrature in strade e quartieri squallidi, dove ogni angolo sembra una scena del crimine.
Peter Bradshaw, The Guardian
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati