Dentro le carceri di Israele
◆ Desidero esprimere la mia gratitudine di abbonato da diversi anni per la pubblicazione dell’articolo di Nasser Abu Srour (Internazionale 1667). Le condizioni delle carceri israeliane rasentano il limite della follia, tra il perturbante e l’angosciante sensazione dell’impotenza di noi cittadini occidentali, che non troviamo alcun rappresentante politico che si faccia carico della realtà carceraria, perché non raccoglie alcun consenso elettorale nella pancia del paese. Le carceri dovrebbero avviare la rieducazione del condannato alla vita nella società: ma se questi istituti sono dimenticati e vi si compiono le peggiori atrocità, come quelle descritte dall’articolo, come si può pensare di far diventare delle persone migliori chi vive queste esperienze traumatiche? Alcune volte non mi rassegno al fatto che la questione degli istituti penitenziari interessi soltanto a pochi, pochissimi individui che si pongono questi problemi, secondo me importanti e non solo nel momento in cui magari in carcere ci finisce qualcuno a noi caro o persino noi stessi. Sarò sempre orgoglioso di essere un cittadino italiano, ma da diverso tempo mi vergogno del fatto che il mio paese sia alleato di uno stato criminale come quello di Israele.
Gabriele Tozzi
Extra Large
◆ Considero i libri della collana Extra Large delle preziosissime perle, per tanti motivi. Stamattina ho ascoltato, come tutte le mattine, Il Mondo e si è parlato dell’ultima uscita La guerra a cui nessuno credeva. Ho una piccola libreria indipendente e ho storto un po’ il naso sentendo che il libro si può trovare “in tutte le edicole, nelle principali librerie online e in formato ebook”. Suggerisco di aggiungere che gli Extra Large si possono ordinare anche attraverso i principali circuiti di distribuzione libraria e quindi si possono trovare nelle librerie indipendenti, anche in quelle piccole e piccolissime come la mia. È un piccolo modo per sostenere le librerie fisiche, di prossimità e di quartiere e la loro tenace lotta contro i negozi online e i grandi gruppi editoriali che fanno finta di non vederci, preferendoci i punti di vendita di catena e i colossi dell’e-commerce.
Dario Radi
Errata corrige
◆ Su Internazionale 1666, a pagina 42, Yvette Cooper è la ministra degli esteri britannica.
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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati