I desi boys indossano magliette di Gucci contraffatte, jeans strappati, grossi anelli e camicie colorate; spesso hanno i capelli tinti e tatuaggi vistosi. Provengono da contesti poveri e sono di diverse religioni. “Desi è un termine colloquiale che indica una persona dell’Asia meridionale legata alle proprie radici”, spiega il fotografo indiano Soham Gupta, che ha ritratto questi giovani nelle periferie di Calcutta. Gupta considera questa scena giovanile come una risposta alla xenofobia, alle divisioni di casta e alle disuguaglianze economiche dell’attuale società indiana. Secondo il fotografo, nell’ultimo decennio la diffusione delle tecnologie e della gig economy ha permesso a molti giovani dei contesti più marginali di crearsi una piccola indipendenza economica nel mondo della moda e della musica. “Mi chiedevano se conoscevo l’hip hop e mi parlavano del loro idolo, il rapper MC Stan”, racconta Gupta. “Per loro rappresenta la possibilità di distinguersi: un ragazzo musulmano cresciuto nei quartieri poveri di Pune che è riuscito a sfondare”.
Per il suo progetto, concluso nel 2025, Gupta ha trascorso molte serate insieme a questi ragazzi, ritraendoli con il suo stile riconoscibile: il formato verticale, la vicinanza ai soggetti, la scelta di scattare di notte e in strada. Sul suo sito, oltre alle foto, ha pubblicato un diario in cui ha raccolto conversazioni e aneddoti dei loro incontri. Dalle immagini emerge il volto di una generazione che in apparenza sembra trasmettere una mascolinità aggressiva, ma in realtà mostra segni di dolcezza e vulnerabilità. Il lavoro di Gupta diventerà presto un libro. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati