Singapore, 29 settembre 2026 (Ezra Acayan, Getty)

L’ultima edizione degli Shangri-La dialogues, la conferenza annuale organizzata dal centro di ricerca International institute for strategic studies a Singapore, ha avuto un peso politico maggiore rispetto alle edizioni precedenti perché ha mostrato come gli equilibri strategici in Asia stiano entrando in una nuova fase. La conferenza, a cui hanno partecipato i delegati di 44 paesi, non è stata solo l’occasione per il solito confronto tra Stati Uniti e Cina, ma un momento in cui molti paesi hanno dovuto ridefinire le loro posizioni, scrive Asia Times. Washington ha mandato il segretario alla difesa Pete Hegseth, una presenza forte che ha chiesto esplicitamente agli alleati asiatici di aumentare il loro contributo alla sicurezza regionale. Pechino, invece, ha scelto un profilo più basso, evitando il tradizionale scontro diretto e inviando una delegazione di livello inferiore, mostrando così una certa cautela. Il vero elemento nuovo è stato però il ruolo crescente delle potenze intermedie – in particolare India, Giappone e altri paesi dell’Indo-Pacifico – sempre meno disposte a schierarsi rigidamente con uno dei due blocchi. Il dialogo, continua Asia Times, è stato importante perché ha reso evidente che il futuro ordine asiatico non dipenderà solo dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina, ma dalla capacità dei paesi della regione di influenzare e bilanciare questa competizione.

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati