Una ragazza nuda con i capelli rossi è sdraiata su un letto. È sola, sta in posizione fetale, sembra addormentata. La fotografa britannica Denise Felkin l’ha ritratta dall’alto, offrendo uno sguardo intimo, ma allo stesso tempo distante. Chi è questa persona e chi sono le altre donne e uomini stesi nella stessa posizione, nudi, sulle loro lenzuola colorate? Nel 2015 Felkin ha cominciato il suo progetto Mum’s not the word partendo dalla sua esperienza: “Mi definisco childfree perché non ho mai desiderato diventare madre. Volevo mettere in discussione un immaginario ancora molto radicato: le donne che non hanno figli sono spesso viste come egoiste, incompiute o incapaci di capire la genitorialità”. Così, attraverso una serie di ritratti in cui ha inserito anche se stessa, l’autrice ha raccolto le storie di persone che non hanno avuto figli per scelta, per motivi di salute o per le altre circostanze della vita riflettendo sul fatto che l’assenza di figli è il risultato di percorsi, desideri o rinunce.

Dopo aver fotografato cinquanta donne, ha rivolto la sua attenzione agli uomini. Nel 2019 durante l’incontro Living without children al Fertility festival a Londra, ha raccolto storie di infertilità, tentativi di procreazione assistita falliti e le difficoltà a elaborare queste situazioni. È nata così la serie Dad’s not the word.

Neil. “Quando un bambino cresce vuole diventare più simile agli adulti, ma gli adulti sono infelici. C’è troppa avidità di potere e troppo amore trattenuto”.

Nei ritratti Felkin ha scelto la nudità e la posizione del corpo per rimandare al feto mai nato, ma anche alla volontà di mostrare la propria vulnerabilità, e conquistare così il diritto di essere ascoltati e di raccontare la propria storia.

Ellen. “Non ho mai avuto un buon rapporto con mia madre”.

Felkin ha voluto affrontare anche la questione ambientale: “In un mondo con più di otto miliardi di persone e dove ogni giorno nascono centinaia di migliaia di bambini, la scelta di non avere figli potrebbe essere vista come un contributo per un futuro più sostenibile?”. ◆

Malcolm. “Io e i miei fratelli siamo cresciuti all’ombra di altri due fratelli che sono morti prima di compiere tre anni. Avere figli sembrava aver portato ai nostri genitori solo dolore. Non ho mai desiderato averne. Non vedo alcuna virtù nel mettere al mondo un bambino in un mondo di sofferenza, senza che lui abbia mai scelto di nascere”.
Justine. “Non ho mai desiderato avere figli e non credo di avere un istinto materno. Mi piace essere zia e adoro i miei gatti”.
Manel: “Sono cresciuto in un periodo in cui in Spagna l’omosessualità era illegale. All’epoca non avrei mai immaginato che due uomini gay potessero crescere un figlio. Sono felice che questa situazione sia cambiata in alcuni paesi”.
Lauren. “Finché non ho elaborato il lutto per i figli che non ho mai avuto, il mio mondo interiore e quello esteriore erano molto disconnessi. Nascondevo il mio dolore. Ora posso essere me stessa, con tutta la mia vulnerabilità e accogliere tutte le emozioni che questa meravigliosa vita ci offre”.
Anthea. “Non avrei mai pensato di arrivare a 45 anni senza figli e senza un compagno. Condividere la mia esperienza di donna senza figli sul mio vlog di YouTube mi ha aiutata molto. Ma ogni volta che penso di aver superato tutto questo, qualcuno pubblica online la foto del proprio neonato e mi si stringe il cuore. Non credo che questa sensazione mi abbandonerà mai”.
“Sono quasi diventato padre per due volte, ma entrambe le gravidanze si sono interrotte con un aborto spontaneo. Se fosse successo, ne sarei stato molto felice. Adoro fare lo zio dei figli dei miei amici e di mia sorella”.

Le didascalie delle immagini sono le risposte alla domanda posta da Felkin: “Perché non hai figli?”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati