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a famiglia del fotografo Daniel Malikyar emigrò dall’Afghanistan negli Stati Uniti nel 1979, poche settimane prima dell’invasione sovietica. Lui è cresciuto a Los Angeles, in California, e da bambino trascorreva gran parte delle vacanze in Virginia con il nonno, che amava fotografare e filmare la loro vita quotidiana. È stato osservando quel modo di conservare i ricordi che Malikyar ha sviluppato la passione per la fotografia: “Dopo gli attentati dell’11 settembre, nell’immaginario occidentale l’Afghanistan è stato associato alla guerra e al terrorismo. Ma nella mia famiglia lo raccontavano in modo diverso, attraverso la cucina, la musica, la poesia e le foto conservate dai miei genitori in cui si vede com’era la vita negli anni sessanta e settanta, un periodo di pace e prosperità”.

Da bambino Malikyar si ripromise che un giorno sarebbe andato in Afghanistan per raccontare il paese che nei ricordi dei suoi genitori era fatto di bellezza, cultura e storie rimaste ai margini della narrazione occidentale. E nel 2018 ha mantenuto la promessa. Viaggiando nel paese ha attraversato alcune delle aree più isolate, come il corridoio del Wakhan o i monti del Pamir, ha dormito nelle yurte dei nomadi kirghisi e ha visitato le case delle famiglie che vivono in remoti villaggi di montagna. Parlare il dari e conoscere la cultura locale gli ha permesso di avere un accesso privilegiato e costruire rapporti di fiducia, documentando momenti di intimità difficilmente avvicinabili per un fotografo straniero.

Una ricerca personale

Le sue immagini sono state raccolte nel volume Afghanistan (teNeues, in uscita ad agosto) introdotte da una prefazione dello scrittore afgano-americano Khaled Hosseini, autore del romanzo Il cacciatore di aquiloni (Piemme 2003). Hosseini racconta che lui e il padre di Malikyar sono cresciuti insieme a Kabul e condividono il ricordo di un Afghanistan molto diverso da quello di oggi: “Io e il padre di Daniel siamo stati fortunati a crescere in un paese che viveva un’epoca di pace, crescita e ottimismo. Gli afgani nati dopo quegli anni hanno conosciuto invece uno dei paesi più tormentati della storia contemporanea”. Secondo Hosseini, il libro di Malikyar è anche un viaggio interiore alla ricerca di un’identità costruita attraverso la memoria familiare e il desiderio di riconnettersi con una parte di sé.

La madre di Malikyar non è più stata in Afghanistan dopo il 1979. “Ci ha vissuto nell’‘età dell’oro’ e ha sempre preferito conservare quel ricordo. Ma guardando le mie foto ha cominciato a riscoprirlo con occhi nuovi. Ora anche lei vorrebbe venire con me”, racconta Malikyar. “Sarebbe una bellissima storia di ritorno a casa, che chiuderebbe un cerchio”. ◆

La regione del Nurestan, nel nordest dell’Afghanistan
Madre e figlia fanno pascolare il bestiame nel corridoio del Wakhan
In una casa nel corridoio del Wakhan
Kabul
Tra le montagne dell’Afghanistan orientale
Haji Abdul Adeen osserva le montagne del Pamir
Venditori di tappeti a Kabul
Una famiglia nella sua casa nel corridoio del Wakhan
Due fratelli si arrampicano sul tetto della loro casa nel Nurestan.
Le scogliere di uno dei laghi di Band-e Amir durante l’inverno, provincia di Bamiyan
Abdul Samad nel suo taxi di epoca sovietica, Kabul

Daniel Malikyarè un fotografo nato nel 1995 a Los Angeles, in California, da genitori afgani. Il libro Afghanistan uscirà nell’agosto 2026 per la casa editrice teNeues.

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Questo articolo è uscito sul numero 1676 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati