“Per molti versi sembrava un campo estivo. Si facevano grigliate e si giocava a pallavolo. Il centro benessere si chiamava ‘rilassati e divertiti’. Ma i partecipanti al programma, organizzato in un complesso turistico in una zona isolata della Serbia, svolgevano anche attività più inquietanti: imparavano a sfondare i cordoni della polizia e a incendiare edifici. Indossavano giubbotti antiproiettile e si addestravano con fucili d’assalto. I loro istruttori, si è poi scoperto, erano agenti legati al servizio d’intelligence militare russo, il Gru. Il loro obiettivo, secondo i servizi segreti dei paesi che hanno scoperto e descritto queste attività, era formare un gruppo di truppe d’assalto incaricate di interferire nei processi elettorali della piccola Moldova, un paese di tre milioni di abitanti che riveste un’importanza sproporzionata per il presidente russo Vladimir Putin”: comincia così l’inchiesta del New York Times sulla strategia russa per destabilizzare l’ex repubblica sovietica delle Moldova e bloccare il suo percorso di avvicinamento all’Unione europea.
“Oltre al campo in Serbia, i russi avevano organizzato programmi di addestramento in Bosnia e a Mosca. Avevano pagato centinaia di sacerdoti ortodossi affinché reclutassero elettori e diffondessero dal pulpito le idee di Mosca. E avevano speso centinaia di milioni di dollari in un sofisticato sistema di compravendita di voti, finanziato anche dall’oligarca moldavo in esilio Ilan Șor ”.
Il Cremlino ha sempre negato di voler interferire negli affari moldavi e destabilizzare l’occidente, ma – secondo diversi funzionari dell’intelligence occidentale – “nella gerarchia delle priorità di Mosca dopo la conquista dell’Ucraina c’è il controllo della Moldova, con la sua posizione strategica tra l’Ucraina e i paesi Nato”. I campi in Serbia, Bosnia e Russia erano stati allestiti nell’estate del 2025 in vista delle elezioni parlamentari di settembre. Ma le attività di Ilan Șor, ricercato in Moldova per il furto di un miliardo di dollari dalla banca centrale e riparato a Mosca da anni, erano cominciate già nel 2024, mentre erano in preparazione il referendum sull’ingresso del paese nell’Unione europea e le presidenziali del 20 ottobre. Dai documenti ottenuti dal New York Times, la cui esistenza era stata rivelata per la prima volta dal quotidiano moldavo Ziarul de Gardă, “emerge una vasta operazione diretta da Șor e concepita per influenzare la politica moldava. In cambio di denaro, alle persone reclutate veniva ordinato sui social network di pubblicare contenuti online e partecipare a proteste organizzate nei minimi dettagli. Lo scopo era convincere i moldavi a votare contro la presidente europeista Maia Sandu, il suo partito e l’adesione all’Unione europea. Il giorno delle elezioni legislative, il 28 settembre 2025, i russi hanno messo in campo tutto il loro arsenale. Gli agenti addestrati in Serbia erano pronti a seminare il caos. Gli hacker russi erano entrati nei server della commissione elettorale e avevano preso il controllo di migliaia di router privati. Ma le autorità di Chișinău erano preparate. Nelle settimane prima del voto la polizia aveva effettuato perquisizioni in centinaia di abitazioni, arrestando persone pagate da Șor. Gli esperti di cybersicurezza avevano sventato gli attacchi informatici. C’erano state proteste, ma nessun grave episodio di violenza”.
“Alla fine”, scrive il New York Times, “il partito di Sandu ha vinto, ottenendo poco più del 50 per cento dei voti. Ma per Mosca non è stato un fallimento totale. Il governo moldavo ha dovuto usare ingenti risorse per sventare il piano russo. E gli alleati del Cremlino hanno sfruttato gli arresti degli oppositori di Sandu per accusarla di autoritarismo. Da allora i russi hanno ampliato gli sforzi. A primavera hanno colpito infrastrutture ucraine che riforniscono la Moldova di acqua ed elettricità. ‘Stavolta abbiamo vinto la battaglia’, ha detto Mihai Lupascu, direttore dell’agenzia moldava per la cybersicurezza. ‘Ma non la guerra’”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati