Gripa

Chi specula sulla paura dell’ia

◆ L’articolo (Internazionale 1684) solleva una questione che considero ancora più importante della possibilità che un giorno le macchine sfuggano al nostro controllo, cioè il rischio che siamo noi esseri umani a rinunciare alla responsabilità di controllarle. Il dibattito oscilla troppo facilmente tra entusiasmo quasi religioso e profezie apocalittiche. Entrambi gli estremi rischiano di attribuire alla tecnologia una sorta di onnipotenza che non possiede e, soprattutto, di distogliere l’attenzione dai problemi che esistono già oggi, come la concentrazione del potere economico, la manipolazione dell’informazione, la sostituzione indiscriminata del lavoro umano, le disuguaglianze nell’accesso alla tecnologia e la progressiva delega alle macchine di decisioni che riguardano le persone. Mi preoccupa l’idea che l’ia diventi uno strumento a cui deleghiamo il pensiero, le scelte e perfino le relazioni. Non si tratta di una questione tecnologica, ma etica, politica e profondamente umana.
Antonio E. Nardi

Un vegano in famiglia

◆ Concordo con l’autrice (Internazionale 1684) sull’importanza di condividere il lavoro in cucina. Sarebbe bello però che diventare vegani (antispecisti) fosse anche un modo per riflettere collettivamente sul perché è tanto necessario, invece di ridurlo a un semplice cambiamento alimentare. È una scelta di vita che rifiuta lo sfruttamento animale, non solo nel mangiare.
Francesca Toffano

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati