Il quotidiano saudita Asharq al Awsat racconta che nel regno l’atmosfera resta tesa a causa degli attacchi senza precedenti compiuti dai miliziani yemeniti huthi. Dopo il bombardamento dell’aeroporto di Riyadh (nella foto), che il 10 ottobre ha provocato tredici morti e centinaia di feriti, gli huthi hanno continuato a prendere di mira quotidianamente la capitale e il 14 ottobre hanno colpito un edificio in una zona dove ha sede il colosso petrolifero Aramco. Il giorno prima l’aviazione saudita aveva bombardato la capitale dello Yemen, Sanaa, in mano agli huthi dal 2014.
Intanto nello Yemen continuano i combattimenti tra gli huthi e le forze governative, sostenute da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, che sono concentrati soprattutto intorno alla città di Taiz. Secondo Al Monitor le violenze aumentano la pressione sugli Stati Uniti perché offrano sostegno militare a Riyadh, ma gli huthi hanno minacciato ritorsioni contro gli interessi di Washington nella regione in caso di intervento.
Al Majalla se la prende con una parte dell’opinione pubblica araba che sostiene gli huthi a causa della loro ostilità verso Israele, senza rendersi conto che il loro interesse principale è rafforzare l’influenza dell’Iran nella regione. In questo modo, denuncia il giornale saudita, si trascura anche il prezzo pagato dalla popolazione yemenita. Il 13 ottobre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha avvertito che il numero di casi sospetti di colera nello Yemen è triplicato in tre settimane. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati