Da giugno è entrato in vigore un cessate il fuoco tra la Nigeria e il gruppo jihadista Boko haram, ha rivelato all’inizio di settembre il sito The New Humanitarian. La tregua sarebbe stata negoziata durante i colloqui per il rilascio di 360 persone rapite a marzo dall’organizzazione estremista islamica a Ngoshe, al confine con il Camerun. L’accordo non include il gruppo Stato islamico della provincia dell’Africa occidentale (Iswap), una fazione che si è staccata da Boko haram una decina di anni fa e che resta attiva sulle isole del lago Ciad e nelle aree rurali del nordest del paese.

Per la liberazione degli ostaggi sarebbe stato pagato un riscatto di cinque miliardi di naira (3,7 milioni di dollari), ma il governo lo smentisce visto che la sua posizione ufficiale è il netto rifiuto di qualsiasi trattativa con quella che è classificata come organizzazione terroristica. I portavoce di Abuja, del comando della difesa e dell’esercito non hanno risposto alle domande di The New Humanitarian sul cessate il fuoco.

Dopo 17 anni di conflitto, che ha causato direttamente e indirettamente la morte di quasi 350mila civili, l’idea di negoziare con Boko haram e con altri gruppi armati divide profondamente i nigeriani, nota The New Humanitarian. Chi vive nelle aree colpite tende a sostenere il dialogo molto più di quanto faccia il resto del paese. Boko haram oggi è guidata da Ibrahim Bakura Doro, comandante supremo e imam, e si è insediata a sua volta nelle isole settentrionali del lago Ciad, al confine con il Niger.

Le notizie del cessate il fuoco tra il governo nigeriano e Boko haram hanno lasciato sperare nella possibilità che una riduzione duratura degli scontri possa portare a un cambiamento di rotta più ampio. Secondo Ladd Serwat, analista dell’ong Armed conflict location and event data (Acled), “la violenza è diminuita a partire dal presunto cessate il fuoco. Ma bisogna notare che il calo era già cominciato a maggio, e non è stato uniforme perché nello stesso periodo è aumentata la violenza jihadista in Camerun”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 46. Compra questo numero | Abbonati