Le crisi che attraversano la democrazia

◆ Commentando la crisi abitativa spagnola, per cui è dilagata una grande mobilitazione (Internazionale 1686), Andrea Rizzi nota un aspetto interessante: la crisi abitativa è un sintomo che, insieme al rialzo del costo della vita, alla precarietà e alle altre incertezze, è da imputare alla generale incapacità dei sistemi democratici di soddisfare i bisogni di ampie fasce della popolazione. Siamo sicuri che anche la crisi dei sistemi democratici non sia sintomo di un problema più generale? A mio avviso il potere degli interessi sul grande capitale sta scavalcando e sostituendo gradualmente il potere politico delle istituzioni nazionali. Quando gli stati e i loro rappresentanti sono dipendenti e ricattabili dalle compagnie internazionali, che hanno interessi opposti rispetto alla maggior parte della popolazione, le istituzioni sono messe al servizio dei pochi, mutilando la volontà democratica. Forse è questa la malattia più grave che è necessario curare.
Matteo Pighini

Annebbiate dalla fame

◆ Sono una studente universitaria e ho letto con piacere il testo di Sarah Berg (Internazionale 1684). Penso di non essermi mai rispecchiata così tanto in un articolo, è come se l’avessi scritto io. Parlare di questo tema con le ragazze e le bambine dovrebbe fare parte della nostra educazione. L’ho subito mandato a mia sorella per condividerlo con tra le sue amiche adolescenti. È stato come leggere una pagina di diario della me adolescente. Vorrei aver incontrato quella pagina dieci anni fa per dirmi: “Ah, non sono l’unica”.
Gaia

Fuoriclasse

◆ I ragazzi e le ragazze degli articoli sulla rivolta delle scuole francesi (Internazionale 1686) mi hanno fatto pensare a quando andavo al liceo. Oggi le mobilitazioni in Italia e in altri paesi sono fortemente ostacolate da decreti e arresti. Anche se manifestare resta il più importante e diretto esercizio di democrazia, c’è anche il sabotaggio. Non vale per la scuola ovviamente, ma non mangiare un cibo, non comprare un prodotto di un certo paese, non usare l’intelligenza artificiale e i combustibili fossili sono tutti modi efficaci di protestare.
Ingrid Melano

Errata corrige

◆ Su Internazionale 1686, nella vignetta di Kak a pagina 108, il personaggio a destra non è il ministro dell’interno, ma il primo ministro Sébastien Lecornu; nella vignetta di Coco, la frase “Plaît-il?” non significa “Vi piace?”, ma “Come?”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati