Nel 2019 la fotografa australiana Aletheia Casey era a Londra dove vive da qualche anno. In tv seguiva le notizie sugli incendi che stavano colpendo duramente la sua terra d’origine, l’Australia. Durante la cosiddetta black summer australiana andarono in fumo più di 16 milioni di ettari di terreno, l’equivalente di mezza Italia, furono danneggiate tremila case e persero la vita 33 persone. Inoltre, circa tre miliardi di animali morirono o furono costretti ad abbandonare il proprio habitat.
Non potendo tornare in Australia, Casey si è trovata a fare i conti con la distanza, l’impotenza e il dolore per quel posto che ancora oggi considera la sua unica vera casa. Così è nato A lost place, un progetto fotografico che intreccia memoria, identità e crisi ambientale, in cui l’artista s’interroga sulle responsabilità umane dietro la distruzione della natura. “Quando sono cominciati gli incendi nel 2019, mi sono sentita devastata da quello che stava succedendo. Provavo ansia, paura e anche rabbia per la risposta del governo, o per la sua mancanza di risposta”, racconta Casey. Per lei non si è trattato solo di una catastrofe naturale, ma del risultato di una crisi più ampia, in cui le scelte politiche, la storia coloniale e il rapporto con il territorio s’intrecciano con le conseguenze della crisi climatica.
Per dare forma a questa esperienza, Casey ha mescolato foto d’archivio dei paesaggi australiani a immagini di esemplari di animali conservati nelle collezioni di alcuni musei di storia naturale. Accanto alle specie autoctone ci sono anche quelle portate dai colonizzatori europei. Questi reperti per Casey assumono un significato che va oltre la documentazione scientifica: diventano testimonianze della fragilità della vita, della perdita di biodiversità e delle conseguenze di un processo che ha trasformato gli ecosistemi australiani.
Sulle fotografie dei paesaggi l’artista è intervenuta con colori a olio, inchiostri, graffi e segni. “Le pennellate e i graffi sulla superficie delle stampe diventano uno specchio dell’intervento umano nella natura: la mia stessa mano voleva provare a controllare ciò che è incontrollabile”, spiega Casey. Le immagini sono al tempo stesso esteticamente affascinanti e capaci di suscitare inquietudine in chi le osserva: “Voglio imprimere nelle immagini la mia paura e la mia rabbia di fronte a una simile devastazione, cercando al tempo stesso di trovare bellezza e speranza in mezzo alla tragedia di questi luoghi perduti”, dice Casey. “Molti di noi dovranno affrontare le catastrofi ambientali, o le hanno già affrontate. Tragicamente, sta diventando un’esperienza universale”. ◆
◆ Aletheia Casey è un’artista e fotografa australiana che vive a Londra, nel Regno Unito. Il suo progetto A lost place è diventato un libro pubblicato dalla casa editrice Damiani, in uscita a ottobre 2026. Il volume ha una struttura a tre ante, in cui due sezioni rilegate a mano si uniscono sovrapponendosi e intersecandosi.
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati