Il 3 novembre 2026 gli statunitensi rinnoveranno tutti i 435 seggi della camera e 35 dei cento del senato, oltre a scegliere governatori in 39 stati. In gioco c’è il controllo del congresso, oggi in mano al Partito repubblicano. Conquistare anche uno solo dei due rami permetterebbe ai democratici di ostacolare le leggi di Donald Trump e aprire inchieste sulla sua amministrazione. Il sondaggio del New York Times e della Siena university li dà in vantaggio di undici punti per il congresso. Sono nettamente favoriti alla camera, mentre il senato resta più incerto, con diverse sfide combattute anche in stati tradizionalmente conservatori, come Kansas e Texas.

Ma il risultato dipenderà anche dalla possibilità di votare e contare le schede senza interferenze. Trump continua a parlare di brogli e ha chiesto di sottoporre le elezioni – che secondo la costituzione sono amministrate dagli stati – al controllo federale. La Reuters ha intervistato più di cinquanta funzionari elettorali, esperti e avvocati per ricostruire come l’amministrazione potrebbe interferire nel voto. Tra gli scenari ci sono pressioni sui responsabili locali per ritardare la convalida dei risultati e sequestri di schede e macchine elettorali per indagini, che potrebbero interrompere gli scrutini. Un precedente è la perquisizione dell’Fbi negli uffici elettorali della contea di Fulton, in Georgia, dove a gennaio sono stati sequestrati documenti delle elezioni del 2020.

Un altro timore riguarda eventuali operazioni della polizia dell’immigrazione vicino ai seggi, che potrebbero scoraggiare gli elettori. Il governo nega di pianificarle, ma non esclude interventi per eseguire mandati o rispondere a minacce. I tribunali hanno già bloccato diversi tentativi di ingerenza dell’amministrazione Trump. Il rischio, spiegano gli esperti, è anche che ricorsi e accuse infondate bastino a screditare i risultati delle competizioni più in bilico. In Alaska il dipartimento della giustizia ha già chiesto di bloccare la convalida del risultato se il senatore repubblicano dovesse perdere. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati