Atterro a Helsinki. Quando cerco di pagare il treno per arrivare in centro, il gelo della banchina mi assale. Ho dimenticato tutta la mia vita (documenti, cellulare, portafoglio) nel bagno agli arrivi dell’aeroporto. Non posso rientrare. Corro a un bancone. Una dipendente mi ascolta, immune alla mia espressione di terrore. Fa una telefonata. Aspetto. Ne fa un’altra. Niente. Mi manda a un altro sportello. Lì una donna, impassibile, fruga sotto un ripiano e chiede: “Ana?”. Mi mostra la carta d’identità. Il telefono. Il portafoglio. In Finlandia lasci i documenti in un bagno e te li restituiscono. Una rivista ha fatto l’esperimento di abbandonare dodici portafogli in sedici città. Helsinki è risultata essere la più onesta del mondo. Ne sono stati restituiti undici; a Madrid due. Arrivando in quello che sotto tanti aspetti è il miglior paese del mondo (il più libero e stabile, quello che contribuisce di più al benessere dell’umanità) sperimento in prima persona questo record. Ora posso mettermi a cercare il segreto della felicità finlandese.
“Vi ricordate quei turisti spagnoli?”, dice qualcuno nella penombra della sauna. Nel vapore si distinguono a malapena i volti di una decina di uomini e donne. A eccezione di Ana, una giovane messicana che accompagna Riikka, la sorella di sua suocera, sono tutte persone di mezz’età. Riikka spiega che il rituale della sauna e del bagno in mare l’aiuta a sopportare il lunghissimo periodo di oscurità. Outi, una simpatica dottoressa sui cinquant’anni, fa la sauna per rilassarsi. Un signore racconta di aver conosciuto qui la donna sorridente che si siede accanto a lui. Di cosa parlano di solito? “Del tempo. O di ricette di cucina”, dice Outi. Sono diciannove anni che viene qui, ma non conosce il cognome degli altri soci né che lavoro fanno. “C’è una regola: non si parla né di lavoro né di politica”. È un buon posto per assaporare questa società ugualitaria. Sudare in una cabina di legno è il grande passatempo (e la grande invenzione) finlandese. In questo vasto paese incastrato tra la Russia e la Svezia, dove vivono 5,5 milioni di persone, ci sono 2,3 milioni di saune. Quasi una ogni due abitanti. In questa stanza riscaldata un tempo nascevano i bambini e si dava l’ultimo saluto ai morti. È un simbolo del nucleo resistente ed estremamente pratico di una nazione sottoposta ad avversità di ogni tipo (climatiche, economiche, belliche), che è passata a velocità supersonica dalla penuria di una società rurale ai vertici dello sviluppo umano.
In questo club di Helsinki (un paio di semplici cabine vicino a un molo), alcune donne che si stanno spogliando per correre verso il mare sotto la pioggia battente chiedono: “Penserai che siamo pazzi, no?”. E contenti? Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, la Finlandia è il paese più felice del mondo per il secondo anno di seguito. Una signora entra nello spogliatoio con indosso solo un minuscolo asciugamano e risponde: “Sì, i finlandesi. Felici e nudi. È quello che si dice, no?”. È quello che dice l’ex primo ministro Antti Rinne: “Nella nostra società vige l’equità. Lo stato garantisce a tutti lo stesso diritto all’istruzione e ai servizi sociali. È anche un paese sicuro per tutti. Credo che sia per queste due cose che siamo così felici”.
Se si chiede al primo che passa, inarcherà le sopracciglia. Probabilmente farà dell’ironia sull’inclemente oscurità (poco più di sei ore di luce al giorno) che ci circonda: “Benvenuta in Finlandia a novembre!”, dirà con un mezzo sorriso. Poi dirà che si sente soddisfatto della sua vita. Sicuramente parlerà dell’istruzione. Dello stato sociale. Dell’uguaglianza. Della fiducia negli altri. Della sua convinzione che tutto funziona. Sono cose che emergono dal Rapporto mondiale sulla felicità. I finlandesi, riservati e modesti nel descrivere i loro successi, non sono quelli che esprimono le emozioni più allegre, ma sono i primi a constatare la scarsa corruzione e la grande libertà di cui dispongono per prendere decisioni sulla loro vita e ad ammettere che, in caso di necessità, possono sempre contare su qualcuno.
Secondo il professore di storia del diritto Jukka Kekkonen, alla base di tutto c’è uno stato democratico istituito con una costituzione molto articolata dopo la fine della sanguinosa guerra civile del 1918. Un momento di riconciliazione per il giovane paese, che aveva ottenuto l’indipendenza dalla Russia nel 1917. Da quel momento, a rendere unica la Finlandia sono state “la comprensione dell’importanza delle coalizioni politiche, il consenso e l’impegno su grandi temi, oltre alla giustizia e all’uguaglianza”. Secondo Kekkonen, le grandi alleanze di forze moderate sono state fondamentali per costruire una società che ha dovuto affrontare guerre e problemi economici: il crollo dell’Unione Sovietica, che coincise negli anni novanta con una grande crisi, la caduta del gigante tecnologico Nokia e la grande recessione.
Quando è stato scritto questo reportage, alla fine di novembre, Rinne era il primo capo di governo socialdemocratico degli ultimi vent’anni, sostenuto da una coalizione di centrosinistra. Aveva battuto di stretta misura i Veri finlandesi, un partito ultraconservatore e xenofobo favorito come gli stessi socialdemocratici dal malcontento dovuto al crescente divario sociale e ai tagli al bilancio decisi dal governo precedente. Rinne si è dimesso il 3 dicembre, accusato di aver mentito in parlamento sullo sciopero del servizio postale.
Le sue dimissioni hanno portato a un nuovo record nazionale. A prendere il suo posto è stata Sanna Marin, che a 34 anni è diventata la premier più giovane del mondo, in una situazione insolita: tutti e cinque i partiti del governo sono guidati da donne, quattro delle quali hanno meno di 35 anni. Un record che si capisce meglio con un dato: le finlandesi sono state le prime donne al mondo a ottenere il diritto di votare e di candidarsi alle elezioni, nel 1907. La loro presenza nel mondo del lavoro è altissima, con un tasso di occupazione superiore al 70 per cento, di poco inferiore a quello maschile.
La Finlandia, un’economia molto industrializzata (con un forte settore elettronico) e basata sui servizi, è una delle più generose dell’Ocse per quanto riguarda le prestazioni sociali. Spende per questa voce il 30,9 per cento del suo pil, pur avendo un reddito pro capite inferiore al resto dei paesi nordici (42.340 euro). Oggi quest’ombrello protettivo, che è entrato in funzione a pieno solo negli anni sessanta, copre Edvin, un placido neonato in braccio a suo padre nel consultorio del centro sanitario. Qualcosa non va. La dottoressa gli avvicina un apparecchio che ronza all’orecchio sinistro. Non sembra accorgersene. È la visita di controllo degli otto mesi. La sanità pubblica finlandese è sotto pressione per il rapido invecchiamento della popolazione (in dieci anni è arrivata quasi in testa all’Unione europea, con il 21 per cento dei cittadini oltre i 65 anni) e la bassa natalità. Il nuovo governo vuole correggere i tagli dell’esecutivo conservatore che lo ha preceduto, caduto perché voleva privatizzare parzialmente la sanità e ricentralizzarla. Vuole investire, aumentando le tasse e creando posti di lavoro.
Per mezz’ora la dottoressa, un’infermiera e una studente pesano, misurano e auscultano Edvin. Ascoltano e parlano. “Ha un’infezione all’orecchio. Gli hanno prescritto degli antibiotici”, racconta il padre, Juhana Tuunanen, un diplomatico di 37 anni, davanti a un caffè dopo essere tornato a casa. Vive in un appartamento con una stanza (e una sauna, ovviamente) in una zona benestante di Helsinki. Piove, ma lascia il figlio sul balcone. “Così dorme meglio”, spiega.
Su un mobile in salotto ci sono foto di Juhana con sua moglie e l’altra figlia, di sette anni. Tutti godono della protezione dello stato finlandese. La lista dei benefici sembra infinita: per Edvin riceveranno 105 euro al mese finché non compirà 17 anni. Quando è nato hanno avuto 170 euro, l’equivalente di quello che costa la famosa scatola di cartone che lo stato manda per ogni nascita, con vestiti e alimenti per i primi due mesi. Avevano già quella della sorella. La madre ha avuto quattro mesi di congedo; lui nove settimane. Hanno altri sei mesi da dividersi (il 31 gennaio il governo ha annunciato di voler portare il congedo parentale a 14 mesi complessivi, da dividersi equamente tra i due genitori). Per questo lui si occupa del neonato, cucina e fa le pulizie. La bambina ha frequentato un asilo nido dai prezzi accessibili (“costa tra i 50 e i 300 euro, in base al reddito familiare”, spiega Juhana), e a cinque anni ha avuto accesso all’educazione prescolastica gratuita offerta dalla capitale. “Avere figli non è un cambiamento drammatico”, dice. Incide molto il fatto che né sua moglie né lui lavorano più di otto ore al giorno, una cosa normale in Finlandia.
La strategia del governo per la crescita economica si basa sull’istruzione. Sono previsti investimenti per due miliardi di euro in quattro anni
Edvin si è svegliato. È attirato dal microfono che registra le parole del padre. “Ovviamente i servizi pubblici non escono da una scatola magica, dobbiamo pagare molte tasse, ma io sono contento di farlo”, dice, ripetendo un concetto che ci si abitua a sentire, “perché quei soldi mi vengono restituiti sotto forma di servizi che per me sono importanti”. La pressione fiscale in Finlandia è del 42,2 per cento del pil, inferiore al resto dei paesi scandinavi, a eccezione della Norvegia. In Spagna è del 34,4 per cento.
Nella sauna prosegue la storia degli spagnoli: “Avevamo fatto un buco nel ghiaccio per fare il bagno. Loro si sono avvicinati per guardare, così tanto che il ghiaccio si è rotto e sono caduti in acqua”. Sono finiti qui dentro, in questo rifugio assediato dalla furia dell’acquazzone, mentre i loro vestiti si asciugavano.
Equilibrio dorato
La figlia di sette anni di Juhana ha già cominciato ad andare a scuola. Qui l’istruzione è pubblica e gratuita fino al dottorato, ed è una delle migliori del mondo. Hanna, Evii, Harris e Aarhun guidano con una certa condiscendenza la visita nella scuola Pukinmäenkaaren, a nord di Helsinki. Aarhun ha già compiuto sedici anni. Alto, moro, si esprime in un ottimo inglese. La sua famiglia si è trasferita qui dall’Azerbaigian. “Questa scuola è molto più divertente”, dice. “I professori ti sostengono. Ti danno i voti che ti meriti, non ti promuovono perché gli fai dei regali o perché cerchi di ingraziarteli. Abbiamo più intervalli che durano più a lungo e si possono fare molte cose con gli amici”. Nella visita vediamo aule senza libri e piene di computer, altre con dei cuscini a forma di cono come unico arredamento, e un’ala per i bambini con gravi disabilità, costretti a letto o su sofisticate sedie a rotelle. Hanno sempre un professore che li accompagna.
Quello che non si vede è che tutti gli insegnanti hanno un master nella materia che insegnano, che svolgono una delle professioni più ambite in Finlandia, che esiste un piano contro il bullismo preso a esempio in tutto il mondo, che gli orari sono ridotti, che si lavora per progetti e che i 960 alunni non devono fare praticamente compiti a casa. Un buon posto per evocare il professor Pasi Sahlberg, esperto del sistema educativo del paese: “La Finlandia sembra aver trovato un equilibrio dorato tra pressione e libertà, perché i suoi alunni ottengano ottimi risultati”. Tutto questo, spiega, è il risultato di cinquant’anni di evoluzione sociale in cui si è data la priorità alla collaborazione tra le scuole e all’istruzione personalizzata. Questo eccellente sistema è una delle ragioni della felicità dei suoi connazionali? “Assolutamente sì”, risponde. Anche la giovane ministra dell’istruzione e della cultura, Li Andersson, è d’accordo: “Possiamo parlare di lavoro, felicità, uguaglianza, creatività o crescita. Ma tutte queste cose nascono dal buon funzionamento del sistema educativo: insieme alla conoscenza, l’istruzione dà alle persone gli strumenti per affrontare il mondo circostante”.
La strategia del governo per la crescita economica si basa proprio sull’istruzione, bistrattata dai tagli dei conservatori. Sono previsti investimenti per due miliardi di euro in quattro anni, ma soprattutto: “Dal 2022 tutti gli studenti dovranno fare le superiori (dai 16 anni), sarà un obbligo”, annuncia con fermezza l’ex premier Rinne. È facile capire perché, dice. Più aumentano le qualifiche, più aumenta il lavoro.
**La felicità è un bunker **
“Rilascia l’aria. Espira mentre t’immergi. Così. Tranquilla”. L’istruttrice di nuoto invernale Päivi Pälvimäki fa equilibrismi sul ghiaccio che ricopre il molo mentre spiega cosa fare. Vederla in costume da bagno e cappello di lana potrebbe sembrare buffo, se la tua testa non fosse impegnata a sopravvivere. Migliaia di aghi si conficcano nelle gambe. È importante ricordarsi di respirare quando l’acqua è a quattro gradi.
Una luce fioca illumina gli abeti che circondano il lago. Sta arrivando l’alba nell’eccezionale scenario del parco nazionale di Nuuksio, a solo mezz’ora da Helsinki. La foresta disseminata di laghi è l’essenza della Finlandia. È la sua più grande risorsa naturale, una fonte di esportazioni e un posto in cui si torna sempre. Occupa quasi i tre quarti del paese. La metà dei finlandesi dice che quello che gli piace di più è fare attività nella natura, come a Päivi. “Nuotare d’inverno mi riempie di energia, è un’esperienza estrema, una sorta di meditazione”. Per la giornalista Katja Pantzar immergersi nell’acqua gelida è un simbolo di sisu, una parola finlandese che descrive una forza quasi sovrumana che è nel dna degli abitanti di questo paese. La stessa forza che nel 1939 ha respinto a quaranta gradi sotto zero il superiore esercito sovietico, o quella di cui diede prova Lasse Virén alle Olimpiadi di Monaco, quando cadde durante i diecimila metri del 1972, si rialzò e vinse battendo un record mondiale.
Ci rifugiamo da sole nella sauna di una capanna. È facile immaginarsi in una di queste case di legno per le vacanze in cui tutti si rifugiano. Ce n’è una per ogni 2,5 edifici residenziali. “Ci piace la vita semplice, contemplare quello che succede nelle diverse stagioni”, dice Pantzar.
La Finlandia ha anche l’aria più pulita del mondo e città piene di verde. È un buon posto per Liisa Tyrväinen, che studia l’effetto dei boschi sulla salute. “Basta una passeggiata di un quarto d’ora per abbassare i livelli di stress”, dice. Dirige un progetto per creare un bosco terapeutico all’interno di un ospedale. “Questo paese è unico per il suo rapporto con la natura. Il 96 per cento degli abitanti è in contatto con la natura, ed è dimostrato che questo spinge a impegnarsi per la sostenibilità”. Alle ultime elezioni la crisi climatica è stata la più grande preoccupazione degli elettori. La Finlandia si è impegnata ad azzerare le emissioni di anidride carbonica nel 2035, un obiettivo più ambizioso di quello europeo. Il piano prevede la diminuzione dei combustibili fossili, la produzione di energia solare ed eolica e l’elettrificazione di riscaldamento e trasporti.
La legge consente di entrare e accamparsi in qualsiasi bosco privato, e di raccogliere funghi o frutti selvatici. Ci sono ristoranti di “cibo selvatico” che offrono piatti di bacche, funghi e piante silvestri. Uno di questi è Gron, un minuscolo locale di Helsinki che espone la sua stella Michelin nel bagno. “Raccogliamo ottocento chili di vegetali che conserviamo”, informa con aria solenne il cameriere servendo un menù in cui la cipolla si combina con fiori di aglio, e il dessert è preparato con aghi di pino e germogli di abete.
Päivi nuota nel silenzio dell’alba. Quando risale a galla sembra un’altra. Immergersi nell’acqua gelida e brillare, metafora della Finlandia.
“Dicono che l’unica cosa che manca a Kauniainen sia un campo da golf, perché non c’è abbastanza spazio”, racconta Christoffer Masar, sindaco di questa città di 9.700 abitanti e appena sei chilometri quadrati, al volante della sua macchina. La pioggia smorza le luci del traffico delle quattro. È già sera. La maggior parte degli abitanti lavora a Helsinki, a quindici chilometri da qui, o nella vicina Espoo. A Kauniainen non ci sarà un campo da golf, ma c’è una scala che non porta da nessuna parte perché è stata costruita solo per fare esercizio.
Se la Finlandia è il paese più felice del mondo, secondo un sondaggio del 2017 questa manciata di case disseminate tra gli alberi, quasi indistinguibili nell’eterna oscurità di novembre, è il posto più felice. La ragione? “È una comunità di persone ricche e molto istruite, sono fattori importanti”, spiega il sindaco, che ha 38 anni. È un funzionario, come tutti i sindaci finlandesi, agli ordini dei politici eletti. Per conoscere meglio le ragioni di questa felicità bisogna andare sottoterra. Letteralmente.
Un portone dà accesso a un bunker scavato in una collina. Lì comincia la vita. Ci sono bambini che corrono in un tunnel che sembra non avere fine, una partita di pallamano giovanile in un campo coperto dalla roccia, acrobazie di ginnasti adolescenti e il brivido di arrampicarsi su un rocciodromo sotterraneo. I primi rifugi civili furono costruiti nel 1938, prima della guerra contro la vicina Unione Sovietica. Dagli anni cinquanta le città e gli edifici sono dotati di rifugi bellici. Ce ne sono 45mila in tutto il paese, un formicaio di piste sportive, parcheggi o cantine che in 72 ore devono essere pronti ad accogliere la popolazione. A Kauniainen ci sono cento club e associazioni di ogni tipo, finanziati in parte dal comune. Molti finlandesi si allenano in questi bizzarri impianti.
“La Finlandia è un paese abbastanza brutale. In uno stato con così pochi abitanti ci sono state quattro guerre in ventisette anni”
Il comune di Kauniainen spende circa trecento euro all’anno per ogni abitante in attività sportive, il triplo della media degli altri comuni. Investe il triplo nell’istruzione degli adulti e più di altri in quella dei bambini. E questo nonostante le tasse comunali siano le più basse del paese. Ma avere molti contribuenti ricchi significa avere molte entrate.
L’attività che ferve tra le mura del bunker si ripete nei tre piani del centro d’istruzione per adulti, che accoglie quattromila studenti all’anno. Atte Saari, un signore di ottant’anni grande e robusto, esce dalla sua lezione di estone. Dice che ultimamente si stanca a pedalare i cento chilometri al giorno che faceva qualche tempo fa, e che ormai esce solo a camminare: “Non ho nulla di cui lamentarmi”. Paga un terzo del costo della lezione. Il resto è finanziato dal governo (24 per cento) e dal comune (43 per cento), come spiega con soddisfazione il direttore della scuola, Roger Renman. Si può studiare praticamente qualsiasi cosa, e si possono anche suggerire materie nuove.
Due donne giovani e vestite di bianco sono pronte a entrare a lezione di yoga kundalini mentre Lars Chvister Johans, uno slanciato consulente in pensione di 76 anni, e Tarja Liljavista, 63 anni, terapista di una casa di riposo, escono da una lezione di ginnastica per la parte superiore del corpo. Sono felici? “Questo è un posto in cui, quando hai un problema e chiami il comune, ti passano la persona adatta per risolverlo”, dice. “Ti passano anche il sindaco. Funziona tutto”. Lei parla delle scuole e della natura. Lui parla delle tasse. “Mi danno molto per quello che pago”.
Prima la casa
È venerdì pomeriggio e un gigantesco neon rosso illumina con cinque lettere (sauna) quattro uomini seminudi seduti in fila su un muretto. Sono l’immagine della felicità, bendisposti e indifferenti al nevischio. “Non ho dormito due giorni di fila per un incontro di programmatori”, racconta Claudio, un giovane italiano robusto, tremando un po’, “e ho resistito perché sono venuto in sauna”. Il suo collega finlandese (lavorano insieme in un’azienda di software, il settore tecnologico è molto importante nel paese in cui è nato il videogioco Angry birds) interviene: “Si dice che se una cosa non si cura con la sauna o con l’alcol, sicuramente è mortale”. Carlos incrocia le braccia sui suoi tatuaggi e si accende una sigaretta con il sorriso da fine settimana. È nato nel Salvador e fa il professore. Nella penombra calda si parla. C’è anche una giornata della sauna: “Si va in un posto con persone che non si sono mai viste prima, ci si spoglia e si suda insieme”, ride Jaakko Blomberg, l’inventore di questa festa in cui le saune private sono aperte a tutti. Secondo Blomberg, nelle saune si supera la proverbiale difficoltà finlandese a parlare con gli sconosciuti. E la festa si collega ad alcune divertenti tradizioni: “Giocare su campi da calcio fangosi, trasportare a spalla le proprie mogli o lanciare telefoni Nokia (la celebre azienda finlandese di cellulari, il cui brusco crollo ha colpito fortemente l’economia nazionale)”. È un uomo alto che si muove in bicicletta e ha un’aria da eterno adolescente. Ha organizzato il Cleaning day, in cui tutti sono invitati a vendere quello che non usano, e mostre di opere d’arte nelle case. “Altrove sarebbe un problema, qui no. La gente si fida del prossimo”.
Kotiharjun, davanti a cui sono seduti i quattro uomini, è una delle poche saune pubbliche a legna che restano a Helsinki. Aprì nel 1929, quando questo quartiere oggi bohémien, Kallio, era un’enclave operaia e il bagno di vapore era il posto in cui ci si lavava. Qui 63 anni fa è nato Martti, occhi azzurri perennemente acquosi e sfuggenti. Aprendo la porta di casa sua, sorprende l’odore di sigaretta e la pulizia dell’umile spazio quadrato, con un letto singolo, una collezione di bottiglie vuote e cose importanti appese al muro. Un ritaglio di giornale in cui si vede la chiesa dove si sono sposati i suoi genitori. Due capanne di legno unite. Come quelle in cui pescava su un’isola quando era bambino.
“Questa non è una stanza, è una casa, la migliore che abbia mai avuto”. Quello che dice non sembra cancellare il gesto amaro, l’inclinazione schiva della testa. Viveva a casa di sua zia, ma è dovuto andarsene quando lei è morta. Dormiva negli ostelli di Helsinki e beveva molto. In un altro posto del mondo sarebbe sicuramente morto. Non in Finlandia, l’unico paese dell’Unione europea che offre una casa a chi non ce l’ha come primo passo per riprendere in mano la propria vita, offrendo anche un sostegno attraverso un meccanismo pubblico di assistenza. Il sistema Housing first (Prima la casa), adottato come strategia nazionale, è riuscito a ridurre del 35 per cento il numero dei senzatetto dal 2008 al 2013. Dai 18mila del 1987 ai 5.500 di oggi.
Mentre nei paesi vicini cresce il numero delle persone come Martti, confinate ai margini del sistema, questo elettricista che non è più in grado di lavorare da tre anni vive in un appartamento e prepara dei test per il giornale dell’associazione Vva Ry, che gestisce la casa. Nello stesso edificio di mattoni e vetro, ventotto appartamenti uguali a questo ospitano uomini soli e anziani. Pagano 900 euro al mese. C’è sempre un assistente sociale di guardia. Li assiste in tutto ciò di cui hanno bisogno.
Sul pianerottolo, un uomo dal volto paonazzo barcolla e grida. È appena arrivato dalla strada reggendo una lattina di birra. È uno dei residenti. In Finlandia l’alcolismo è in calo, ma tra gli uomini è ancora il doppio della media europea. Nonostante le rigide misure adottate (qui gli alcolici sono più costosi che in qualsiasi altro paese dell’Unione), quasi metà dei finlandesi maschi (44,7 per cento) dichiara di aver consumato alcol in grandi quantità almeno una volta nell’ultimo mese. L’uomo che grida non perderà la casa per questo.
Uno degli inventori del sistema finlandese è Juha Kaakinen, amministratore delegato dell’ong Fondazione Y, il principale proprietario di case di Housing first, che acquista appartamenti da affittare a basso prezzo con i soldi che lo stato guadagna con i giochi d’azzardo. “Se Housing first fosse un farmaco”, dice, “dovrebbe essere prescritto come trattamento di base per questa malattia chiamata ‘essere senzatetto’”. La ricetta prevede di costruire più case popolari, trasformare gli alberghi in complessi di appartamenti e non lasciare solo nessuno. Una formula che punta a eliminare il problema nel 2027. È un sistema etico, dice, ed è anche vantaggioso. “Si risparmiano almeno 15mila euro a persona, perché si usano meno i servizi sociali, il pronto soccorso, la polizia o i tribunali”.
Questa medicina può essere prescritta anche a società diverse e più numerose? “Certo”, dice, “ma il governo, i comuni e le ong devono avere gli stessi obiettivi e mettere a disposizione fondi. E poi ci vogliono le case, ovviamente”.
Arriviamo così a una domanda ricorrente: è possibile applicare il modello finlandese ad altri paesi? “I sistemi di previdenza sociale sono complessi, sono una combinazione di politiche, regolamenti, prestazioni e servizi in ambiti diversi (lavoro, sanità, persone anziane). Non si possono esportare come si esporta l’olio d’oliva”, spiega Luis Buendía, che insegna economia all’università di León, in Spagna. “È impossibile farlo, come è impossibile pensare di esportare la democrazia solo convocando le elezioni. Bisogna assicurare prima certe libertà e la separazione dei poteri”. Ma Buendía è convinto che si possa comunque imparare, e molto.
L’idea per cui i modelli sociali simili a quello finlandese sono possibili solo in paesi con una popolazione poco numerosa è sbagliata: “Non è una questione di quantità di abitanti. Dipende dalla volontà di impegnarsi, di far funzionare bene le istituzioni, e soprattutto dalle pari opportunità offerte a tutti i bambini”, dice il professore finlandese Jukka Kekkonen. “La Svezia ha all’incirca gli stessi abitanti della Grecia o del Portogallo. I modelli sociali di questi ultimi due paesi sono molto diversi, più simili a quelli della Spagna, che ha molti più abitanti”, dice Buendía. “Questo perché hanno una storia simile: tutti e tre sono stati retti da dittature che hanno represso i movimenti operai e di sinistra mentre il resto dell’Europa consolidava ed estendeva il suo stato sociale”.
Quando dici che andrai in Finlandia, capita spesso di sentire una frase come questa: “Non saranno così felici se sono quelli che si suicidano di più, no?”.
I finlandesi hanno un tasso di suicidio tre punti più alto della media europea (14 su ogni 100mila abitanti), ed è ancora più alto tra gli uomini, ma si è dimezzato dal 1990. Erkki T. Isometsä, che insegna psichiatria all’università di Helsinki, spiega: “Siamo stati il primo paese al mondo a elaborare un piano di prevenzione. Abbiamo studiato tutti i suicidi per un anno e poi abbiamo aumentato l’accessibilità e la qualità del trattamento delle malattie mentali”. Un’altra dimostrazione dell’esperienza finlandese in materia è un sito internet, Mental health hub, che offre orientamento e cure a distanza in tutto il paese.
◆ La Finlandia ha 5,5 milioni di abitanti e un pil pro capite di 42.340 euro. Il tasso di disoccupazione è al 7,8 per cento. Nel 1917 la sua dichiarazione d’indipendenza dalla Russia all’indomani della rivoluzione bolscevica diede il via a una guerra civile che si concluse l’anno seguente con la sconfitta dei comunisti. Durante la seconda guerra mondiale ha resistito all’invasione sovietica, e nel dopoguerra si è dichiarata neutrale. È entrata nell’Unione europea nel 1995 ed è stata uno dei primi paesi ad adottare l’euro nel 1999. Nel 2019 si è piazzata in testa alla classifica dei paesi più felici del mondo stilata dal World happiness report delle Nazioni Unite per il secondo anno consecutivo. Stats.fi
Non si può dare la colpa al clima estremo, dicono gli esperti, perché i suicidi sono più numerosi qui che negli altri paesi nordici. Le cause, sempre complesse, avrebbero piuttosto a che fare con l’alcolismo, il trauma dell’emigrazione nelle città e la grande quantità di armi da caccia.
“La Finlandia è un paese abbastanza brutale”. Kjell Westö pronuncia queste parole al Teatro nazionale, dove sono in corso le prove per l’adattamento di uno dei suoi romanzi. “In un paese con così pochi abitanti ci sono state quattro guerre in ventisette anni. Sono fatti che hanno segnato diverse generazioni di uomini. Quando ero bambino, tutti eravamo figli o nipoti di soldati, e questo comporta una certa durezza nella vita e negli atteggiamenti. È stata una parte oscura della nostra società, ma d’altro canto qui c’è solidarietà, un certo senso di uguaglianza”. Secondo lui questo è dovuto a un passato rurale e povero, quasi senza aristocrazia, “che ci ha resi ugualitari nei nostri atteggiamenti”.
Mantenere il silenzio non è una cosa strana in questo paese in cui si fa più di quanto non si parli, ma i cui cittadini sono gli europei che più si fidano gli uni degli altri e delle loro istituzioni. Aspettano il tram o l’autobus mantenendo una certa distanza gli uni dagli altri (c’è perfino un emoji che allude a questo), gelosi del loro spazio personale. E in treno cercano la maggiore solitudine possibile.
Design forestale
Niklas Mahlberg sembra un capitano sul ponte di una nave smisurata. Ai suoi piedi bambini che gattonano, tavoli da caffè, profili curvi sui portatili, gruppi variopinti che parlano e scaffali bianchi pieni di libri. Osserva il panorama come chi guarda suo figlio giocare. “Siamo nel grande salotto della città”. Mahlberg, dell’azienda Ala, è uno degli architetti di Oodi, la nuova biblioteca centrale di Helsinki. Siamo nel Cielo dei libri. Così hanno chiamato questo spazio diafano in cui i lucernari del soffitto ondulato assorbono il rumore, come tutto l’edificio, una sorta di nave dalle forme scultoree che naviga tra il parlamento e il Museo di arte contemporanea. Al piano di sotto ci sono stampanti 3d, macchine da cucire, studi di registrazione e sale per i videogiochi. Tutto gratis. Nel suo primo anno di apertura ha accolto diecimila visitatori al giorno.
Nel paese più alfabetizzato del mondo, la cui identità è stata modellata dall’alta cultura, Oodi ha conquistato la città, avvolta dal legno. Le assi di pino ricoprono anche la facciata della sauna Löyly, un (altro) emblema architettonico di Helsinki. Il leggendario design finlandese diffonde il respiro del bosco nelle sue ultime creazioni.
La giornalista Katja Pantzar entra in biblioteca. È cresciuta in Canada, e quando si è trasferita ha mandato giù la Finlandia come una medicina. Va in bici e nuota in un buco nel ghiaccio. Ha visto i finlandesi affrontare i problemi “invece di nasconderli sotto il tappeto”, e trovare delle soluzioni. Come con i suicidi o con i senzatetto. Ancora il _ sisu_. Ne ha voluto sapere di più e ha scritto Sisu. La via finlandese al coraggio, al benessere e alla felicità (Sonzogno 2018). Guarda il figlio di nove anni e dice: “Se ha talento musicale potrà andare all’accademia Sibelius, una delle nostre istituzioni più prestigiose, non perché i suoi genitori conoscono qualcuno o hanno soldi”.
Gate 31 dell’aeroporto di Helsinki. Sguardi impazienti saltano dai cellulari allo schermo, che annuncia il volo per Stoccolma. Il consueto paesaggio rumoroso. Dall’altra parte del muro si sentono degli uccelli che cantano. È una registrazione. Una donna legge davanti alla grande vetrata, le valigie e il cappotto accanto a lei. Si siede su una sedia fabbricata da un artista a partire da un albero caduto. Nella sala c’è uno scaffale pieno di libri lasciati dai viaggiatori, che chiunque può prendere in prestito. La giovane delegata di un’ong, in viaggio verso la conferenza sul clima a Madrid, consulta il cellulare su una sorta di chaise longue ricoperta di moquette che sembra spuntare dal terreno. Quando guarda il soffitto, vede quello che vedrebbe se fosse sdraiata nel bosco. È solo un’immagine, ma è così che la Finlandia ci saluta. ◆fr
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Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati