La notte di mercoledì è stata la prima senza quelle immagini: nelle tre notti precedenti, ogni volta che Marc Lang provava a chiudere gli occhi, riapparivano. Vedeva la giovane donna stesa sull’asfalto accanto a lui: quella che aveva continuato a gridare, a ogni manganellata. Finché non si era più sentito niente, solo i tonfi sordi del manganello. Il viso di quel giovane, schiacciato a terra. E il taglio punk dei suoi capelli arancione, che si tingevano nel sangue di una pozza sempre più larga. Dopo quel fine settimana a Genova, Marc Lang è riuscito di nuovo a dormire solo mercoledì notte. Malgrado i grandi lividi che gli coprono ancora la schiena e le reni. Berlinese, 33 anni e assistente sociale, è stato il primo a ritornare nella sua città dalla scuola Diaz di Genova, dopo che il centro di accoglienza per i manifestanti antiglobalizzazione era stato assalito dalla polizia poco dopo la mezzanotte di sabato.
Una violenza mai vista
Mentre gli arrestati vengono rilasciati uno dopo l’altro dalle prigioni di Genova, si accumulano i resoconti delle violenze della polizia, nella scuola o nella caserma di Bolzaneto. Come quello di Alfonso De Munno, un fotografo freelance romano, rilasciato da Bolzaneto con un piede rotto, una costola incrinata, il viso gonfio e chiazze bluastre su tutto il corpo. “Non ho mai visto tanta violenza in vita mia. Quelli si infilavano i guanti neri imbottiti e menavano botte per un’ora di fila, senza smettere”, ha raccontato. Gli agenti di polizia hanno spento mozziconi di sigaretta sul palmo della mano di un arrestato, intonando canzoni fasciste. Ora la pretura di Genova ha avviato le prime indagini sull’intervento nella scuola Diaz.
Sabato sera, nella Diaz, solo poche ore prima dell’irruzione c’era un clima di sollievo, ci si preparava alla partenza: il mattino dopo sarebbero tornati tutti a casa.
Poco dopo mezzanotte, sentendo uno schianto fortissimo, Marc Lang si è svegliato: la polizia aveva sfondato il portone della scuola con un automezzo. In pochi secondi gli agenti sono penetrati nell’edificio e hanno cominciato a picchiare chiunque fosse presente.
Di difendersi, neanche a parlarne. “Ognuno ha cercato solo di salvarsi, in qualunque maniera”: nascondendosi, alzando le mani, rintanandosi nel sacco a pelo. Insieme a pochi altri, Marc si è lanciato su per le scale, fino a una finestra e, vincendo la paura, è saltato su un’impalcatura da cui si è calato nel cortile posteriore dell’edificio. Preso dal terrore, ha tentato di scappare scalando un muro di cinta, insieme ai suoi compagni di fuga. Una donna aveva difficoltà a superare il muro, Marc e un altro l’hanno aiutata, ma ci è voluto un po’. “Quella è stata la mia fortuna”, riconosce Lang. Insieme agli altri due si è nascosto sotto i banconi di una serra che c’era nel cortiletto posteriore, oltre il muro. Gli agenti gli sono passati accanto di corsa, senza accorgersi di loro, e si sono lanciati su quelli che erano stati più svelti ad arrampicarsi, tempestandoli di botte.
“Poi però un agente ci ha visto: da quel momento intorno a noi si sono sentiti solo vetri che andavano in frantumi”, racconta Lang. Gli agenti saranno stati quindici, avevano il viso coperto da fazzoletti viola o da passamontagna neri. Per un momento Marc non ha più potuto rivolgere lo sguardo in giro in cerca degli altri due. Solo quando si è ritrovato fuori ha sentito che cosa stavano subendo. Lo stesso trattamento che stava toccando a lui: “Mi hanno preso a botte, e sotto le botte sono corso fuori dalla serra; mi hanno sbattuto per terra, e lì hanno continuato a picchiarmi, senza sosta. Senza smettere un attimo”. ◆ pb
Il 23 luglio sono stati arrestati 17 militanti antiglobalizzazione austriaci, membri del gruppo teatrale VolxTheaterKarawane. I manifestanti sono stati arrestati per vandalismo, disturbo della quiete pubblica, saccheggio e associazione a delinquere. Il gruppo è stato trovato in possesso di mazze e maschere antigas, che però, secondo gli indagati, servivano solo per gli spettacoli teatrali. In Austria il caso ha suscitato proteste nei confronti della polizia italiana, per le violenze subite dagli arrestati, e del ministro degli Esteri austriaco, Benita Ferrero-Waldner, accusata di non essersi attivata per il loro rilascio. La Ferrero, anzi, ha dichiarato di non essere sorpresa dell’arresto, visto che il gruppo era già noto alla polizia per le sue azioni violente. Der Standard
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 397 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati