Cultura Libri
Canción
160 pagine, 16 euro

Immagino la letteratura di Eduardo Halfon come una scatola di domino: ogni partita è unica ma solo parzialmente diversa dalle altre perché si gioca sempre con le stesse tessere. In un certo senso, nessuna tessera è indispensabile per l’assetto delle altre, ma i loro valori e i loro silenzi definiscono l’andamento del gioco.Quanta verità si nasconde nei libri dello scrittore guatemalteco? Dipende da chi li legge. Canción racconta una storia precedente alla stessa esistenza dell’autore e perfino del narratore. Il libro descrive il sequestro subìto da Eduardo Halfon – un altro Eduardo Halfon – il nonno libanese del protagonista, nel 1967, per mano della guerriglia guatemalteca. Questo evento segnò l’inizio di una persecuzione violenta che avrebbe finito per espellere la famiglia Halfon dal Guatemala nel 1981, proprio il giorno del decimo compleanno dello scrittore: episodio su cui si fonda il mito originario del suo progetto narrativo. L’autore ci offre una provocazione già nel titolo: Canción è il soprannome di uno dei sequestratori del nonno, un guerrigliero caritatevole che in poche pagine dimostra come anche i carnefici siano vittime dei propri contesti. Questo dato ci viene rivelato nelle prime pagine e ci fa credere che la storia seguirà quella direzione. Tuttavia, avanzando nella lettura, si capisce presto che Halfon non racconta la storia suggerita dal titolo né quella che il lettore più pigro si aspetterebbe.
Pablo Berthely Araiza, Revista de la Universidad de México

Canzone per il disfarsi del mondo
264 pagine, 19,00 euro

“La porta della sua camera era chiusa a chiave dall’esterno”, scrive Brian Evenson nel racconto che dà il titolo a Canzone per il disfarsi del mondo. Conosciamo Drago, un padre che ha perso la sua bambina in un mondo di terrore. Oltre alla casa sbarrata in un quartiere pericoloso, c’è anche la situazione: sei mesi prima Drago aveva rapito la figlia dalla sua ex moglie. L’ha tenuta chiusa in casa non per imprigionarla, dice, ma per proteggerla. “La porta davanti e quella sul retro erano ancora sprangate e tutte le finestre inchiodate, come sempre. Il che significava che doveva essere in casa”, scrive Evenson. “Solo che non era in casa”. Evenson è come Kafka che incontra Stephen King: Kafka per il modo viscerale e vulnerabile in cui la mente fatica a dare senso alla crisi, per la realtà che scivola via e per il lirismo del terrore; King perché, nonostante l’attenzione per la mente che vacilla, è anche uno scrittore narrativamente incalzante. Una figlia scomparsa, una famiglia aliena assassina che si finge umana, una comunità postapocalittica alle prese con creature mutanti: sono questi i materiali che sceglie. Ma Evenson spoglia questi cliché dell’horror, mostrando la mente tremante che c’è sotto. In Canzone per il disfacimento del mondo, l’autore rappresenta la realtà come un luogo di illusioni: una casa non è inespugnabile per la presenza di porte e finestre, lo è perché è costruita da una mente suggestionabile.
Nathan Scott McNamara, Los Angeles Review of Books

Angelo, guarda il passato
792 pagine, 29,00 euro

Angelo, guarda il passato è un romanzo insolito, quasi eccentrico. L’autore, Thomas Wolfe, è un dilettante, in parte perché “l’artista è sempre un dilettante”, e in parte perché ha scritto qualcosa privo di perfezione strutturale. Ha tentato di dare vita a un’esperienza statunitense vasta e sfuggente, usando qualunque linguaggio o forma riuscisse a elaborare per rispondere alle esigenze del momento, invece di attenersi dall’inizio alla fine a una formula più ordinata e meno ambiziosa. Questo però non significa che questo romanzo sia del tutto originale. Il libro è strettamente legato a un genere ben noto, la saga familiare, e nella scrittura mostra influenze altrettanto riconoscibili, in particolare quelle di James Joyce e Sherwood Anderson. La storia è quella dei coniugi Gant, Oliver ed Eliza, e dei loro sette figli, in particolare Eugene Gant. Sullo sfondo c’è la storia della città di Altamont, in North Carolina. E dietro Altamont, la storia dell’intero sud dalla fine dell’ottocento fino a oggi. Una scrittura come quella di Wolfe può avvicinarsi pericolosamente a diventare bella prosa pura e fine a se stessa, ma è sincera, e suggerisce il tentativo ambizioso dell’autore, sostenuto nell’insieme del libro dall’ampio respiro della storia stessa.
Kenneth Fearing, New York Evening Post (1929)

Fango più dolce del miele
344 pagine, 19,00 euro

Fango più dolce del miele raccoglie un coro sconvolgente di vittime della dittatura di Enver Hoxha in Albania. Costruito con interviste, alla maniera di Svetlana Aleksievič, è attraversato dalla determinazione della sua autrice (nata a Varsavia nel 1985) di avvicinarsi alla sofferenza di un popolo ancora troppo poco raccontato. In un sistema istituzionalizzato di delazioni e repressione implacabile, quel clima paranoico sconvolse la popolazione, come riassume una delle intervistate: “Alcuni diventavano orecchie e lingue. Altri, muri e pietre. Sotto la pelle spessa si stendeva uno strato di paura e, sotto di esso, un altro di vergogna o di torpore”. Fango più dolce del miele s’inserisce nella tradizione polacca del repor­tage letterario. Fino alla fine mantiene la tensione tra due certezze solo in apparenza opposte, formulate anche da Varlam Šalamov a proposito di ciò che imparò nel gulag: l’essere umano si trasforma in una bestia dopo lavori forzati, freddo, fame e percosse, ma allo stesso tempo è l’animale più resistente, capace di aggrapparsi alla vita nelle condizioni più avverse.
Marta Rebón, El País

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1658 - 27 marzo 2026
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