Cultura Libri
Bomarzo
778 pagine, 25 euro

Bomarzo è l’autobiografia romanzata di Pier Francesco Orsini, condottiero del Cinquecento e duca appartenente alla nobile famiglia Orsini. Scritto nel 1962 dall’autore argentino Manuel Mujica Lainez (1910-1984), il libro affonda le radici nella tradizione barocca e dà vita, al tempo stesso, a un ritratto straordinariamente vivido del rinascimento italiano e a una forma di narrazione moderna e inventiva. Il destino di Pier è profondamente ironico. Nato con una gobba, è dolorosamente fuori posto in una famiglia di condottieri, e il padre e i fratelli maggiori non mancano di ricordarglielo: il nome degli Orsini è “come un’altra gobba”. L’ampiezza di Bomarzo è impressionante: Jorge Luis Borges ne paragonò l’ambizione enciclopedica all’Ulisse di Joyce. Eppure gran parte dell’autobiografia di Pier è frutto dell’invenzione di Mujica Lainez, a cominciare dalla gobba del duca: Edmund Wilson vi credette fino a quando fu lo stesso autore a rivelargli la verità. Riempire i vuoti lasciati dalla storia nella vita di un personaggio reale potrebbe sembrare un’operazione temeraria. Ma, per Mujica Lainez, il progetto stesso della biografia è destinato al fallimento: se le fonti sono scarse e ogni ricostruzione è inevitabilmente destinata a fallire, perché non inventare?
Colm McKenna, Times Literary Supplement

Sparire
134 pagine, 18,00 euro

Questa raccolta di versi nasce dal dialogo tra la poeta quebecchese Denise Desautels e l’artista Sylvie Cotton. Molto colpita dall’opera Disparaître di Cotton (una cornice metallica intorno a un vetro convesso che contiene della cenere), tra il 2017 e il 2018 Desautels le ha dedicato una cronaca poetica sulla rivista Relations. In seguito, le due hanno avviato uno scambio fecondo, che ha portato alla nascita di questo volume. Undici creazioni visive fanno da trama ai componimenti poetici, dove il “noi” e il “tu” (rivolto a Cotton o a un’interlocutrice immaginaria) esprimono il desiderio di “non sparire”. Spinta da un bisogno viscerale di dialogare, Desautels attinge anche ad altre autrici, tra cui Marie-Claire Blais, Ingeborg Bachmann, Martine Audet e Véronique Daine. “Dimmi”, scrive, interrogandosi sulle ragioni per continuare ad amare, per lasciare che il corpo esplori i suoi desideri e le sue “piramidi di energia”. La lingua, meravigliosa, passa dal registro narrativo a quello lirico, dal quotidiano al sogno, dalla forma frammentata a una parola limpida e accessibile.
Mario Cloutier, La Presse

Diari alfabetici
192 pagine, 18,00 euro

“A questo punto della storia nessuno sa davvero come si vive; per questo leggiamo biografie e memorie, sperando di trovarvi qualche indizio”, scrive Sheila Heti in Diari alfabetici, il suo nuovo libro, potente e profondamente intimo. È anche il motivo per cui leggiamo i romanzi, naturalmente: Heti lo sa bene. Non a caso il suo romanzo rivelazione del 2010 aveva un titolo esemplare, uno di quelli che potrebbero sostituire il titolo di ogni vero romanzo, dal Don Chisciotte in poi: La persona ideale, come dovrebbe essere? (Sellerio 2013). E allora, come dovremmo essere? Heti affronta la domanda di sbieco, proprio come Emily Dickinson consigliava di fare a chi dice la verità: talmente di sbieco che a tratti sembra di trovarsi su una nave sbalzata di lato da un’onda. Il libro è composto dai suoi diari: dieci anni di appunti franchi, divertenti, osceni e casualmente filosofici. Heti li ha ridotti all’essenziale e ha riposizionato le frasi in ordine alfabetico, dalla A alla Z. È un artificio che metterebbe impietosamente a nudo uno scrittore meno bravo. Una volta ritiratasi la marea della narrazione, resterebbe artisticamente scoperto. Nel caso di Heti, invece, la sua voce emerge ancora più limpida e carica di elettricità. È come se fosse stato azionato un interruttore: non è più in stereo, improvvisamente è in mono. L’effetto è ipnotico. Ogni idea è compressa al massimo. Il lettore si ritrova immerso in una frana di parole che somiglia sempre più alla poesia.
Dwight Garner, The New York Times

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1675 - 24 luglio 2026
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