Cultura Libri
Dove abita il dolore
312 pagine, 20 euro

Festa del papà, 2005. Un lavavetri australiano di nome Robert Farquharson stava riportando i suoi figli piccoli dalla moglie da cui si era separato, dopo una visita prevista dagli accordi di affidamento. A metà strada, su un tratto isolato della strada per Geelong, sterzò attraversando un terrapieno e finì in un profondo bacino artificiale. Lui riuscì a liberarsi a nuoto; tutti e tre i suoi figli annegarono. Farquharson disse alla polizia di essere stato colto da un attacco di tosse e di aver perso conoscenza al volante. Sua moglie gli credette. I processi e l’appello che seguirono durarono sette anni e tennero l’Australia con il fiato sospeso. Ancora una volta Garner mostra la sua abilità nel registrare il parlato e, cosa ancora più notevole, le “ondate di emozione e di attività mentale privata” che attraversano un gruppo di persone mentre ascolta: un talento ormai affinato fino a raggiungere una chiarezza quasi allucinatoria. Trasmette la dolorosa eccitazione dell’aula quando Farquharson viene inchiodato dalla testimonianza di un amico che lo aveva indotto a confidarsi mentre portava “un microfono nascosto sul davanti dei pantaloni”.
Kate Clanchy, The Guardian

Sono ancora tutti qui
160 pagine, 18,00 euro

Sono ancora tutti qui, la prima raccolta di racconti della scrittrice nordirlandese Liadan Ní Chuinn, è avvolta da un certo mistero. Il nome è uno pseudonimo e nel libro non compare alcuna fotografia dell’autrice: tutto ciò che ci viene detto è che è nata nel 1998, l’anno dell’accordo del venerdì santo. Ma leggendo il lavoro di Ní Chuinn una cosa diventa subito evidente: si tratta di un esordio fenomenale. Le scene di Ní Chuinn sono piene di vetri infranti, ossa rotte, cannule, aghi, disperate corse in ambulanza. Arrivati all’ultimo racconto, Daisy Hill, siamo ormai preparati a eventi terribili. Un personaggio è accasciato sul pavimento, ed ecco ancora un altro zio, fratello o padre da piangere. La vera forza della raccolta, tuttavia, si rivela soltanto alla fine. In coda Ní Chuinn registra, con un presente fattuale e raggelante, le morti di decine di persone realmente esistite, uccise dalle forze dello stato britannico. È una scrittura che toglie il fiato.
Sophie Dickinson, The Observer

Il sacco di Ashley
408 pagine, 20,00 euro

Come storica, Tiya Miles è perfettamente consapevole dell’obbligo professionale di procedere con cautela, evitando alle proprie aspettative di correre più avanti del materiale a sua disposizione. Ma, in quanto studiosa della storia degli afroamericani, dei nativi americani e delle donne, ha dovuto anche fare i conti con quello che definisce “il dilemma degli archivi”: il modo in cui le testimonianze scritte hanno privilegiato coloro che disponevano dei mezzi necessari per documentare la propria vita. “È paradossale che per portare alla luce la storia delle persone non libere si debba dipendere dai materiali appartenuti ai loro proprietari legali”, scrive Miles nel Sacco di Ashley, un libro sulle donne e sulla schiavitù come proprietà personale, inquadrate attraverso un unico oggetto: un sacco di cotone risalente alla metà dell’ottocento, donato da una schiava di nome Rose a sua figlia Ashley. Il sacco di Ashley è un libro straordinario, che raggiunge un delicato equilibrio tra due approcci apparentemente inconciliabili: la fedeltà di Miles ai materiali d’archivio, dai quali estrae con pazienza fatti fondati sulle prove, e le sue congetture su questo oggetto unico, nelle quali utilizza ciò che sappiamo delle vite di altre donne schiavizzate per immaginare ciò che potrebbe essere accaduto. “Questa non è una storia tradizionale”, scrive Miles nell’introduzione. “Tende più a evocare che ad argomentare”. Il risultato è un oggetto fragile che contiene moltissimo, e che segna “un momento cruciale della nostra storia nazionale in cui furono commessi enormi torti, furono patite sofferenze, e l’amore resistette a ogni avversità insieme allo spirito di sopravvivenza tramandato alle generazioni successive”.
Jennifer Szalai, The New York Times

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1681 - 4 settembre 2026
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