Cultura Suoni
Dopamine chamber
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Fontaines D.C. (Ewen Spencer)

Con il disco precedente, Romance, i Fontaines D.C. avevano trasformato il loro post-punk in qualcosa di più audace e spettacolare. Dopamine chamber, quinto album della band di Dublino, porta quella metamorfosi alle estreme conseguenze e sembra raggiungere quello che il gruppo inseguiva da tempo: le chitarre cedono spazio all’elettronica, agli archi cinematografici e ad atmosfere gotiche. Dopamine chamber esplora il lato più cupo della contemporaneità, dalla dipendenza dagli smart­phone (evocati nel titolo dell’album) al collasso ambientale, dalle disuguaglianze alla violenza politica. Il brano d’apertura Six shot morning e il singolo Marianne colpiscono per intensità, sostenuti da arrangiamenti imponenti e dalla voce tesa del cantante Grian Chatten, che è anche il principale paroliere della band. Mimesis offre una parentesi pop, mentre in Tongue Chatten sfoggia un testo ricco costruito su un sottofondo di percussioni delicate, una sezione d’archi e una linea di basso e un motivo di pianoforte ispirati ai Wu-Tang Clan e ai Mobb Deep. Japan guarda agli Arctic Monkeys di Humbug e promette cori da stadio ai concerti; in Where is gone? la cantante spagnola Rosalía accompagna Chatten in una ballata che sembra quasi la colonna sonora di un film di James Bond. Tra echi di Nino Rota, Mina, Massive Attack e Portishead, i Fontaines D.C. costruiscono il loro lavoro più ambizioso: un universo sonoro mutevole, dove melodie splendide convivono con inquietudini profonde e contemporanee. La vastità di Romance non ha fatto che accrescersi: con questo, il quintetto irlandese si è dedicato a un’esplorazione sonora a tutto tondo di quello che sono i Fontaines D.C. E anche di quello che potrebbero diventare in futuro.
James Mellen, Clash

Dja dja
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Marina Herlop (Deiaco, Gambara & Kondić)

A volte sembra che la musica venga creata senza sforzi; altre sembra che sia frutto di un processo massacrante. Il quinto album della brillante Marina Herlop appartiene alla seconda categoria. Finora l’artista catalana non ha mai nascosto la complessità del suo lavoro, che porta la musica classica in territori di pop alieno. Ma Dja dja è ambizioso perfino per lei: in quindici brani intensi combina trame vocali articolate con percussioni marziali, ticchettii, versi di uccelli mutanti e bassi organici. Sembra la ricetta perfetta per un mal di testa, ma come dimostrano l’estasi cinematica di Bliss o il jazz funk scoppiettante di Vas volant qui ci sono bellezza, divertimento e ritmo mentre Herlop segue la sua musa attraverso un labirinto d’ispirazione, come una Björk dell’Europa del sud o una Fever Ray che abbia davvero la febbre.
Ben Cardew, Dj Mag

Women and the piano
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Questa raccolta è il frutto delle ricerche condotte da Susan Tomes per un suo libro dedicato alle pianiste nel corso della storia. Come ha scoperto l’autrice, molte di loro componevano anche musica, brevi brani destinati ai salotti e alle cerchie domestiche a cui erano spesso confinate. Alcune delle dodici donne qui presentate sono famose, ma molte vi saranno nuove. Un esempio è Marianne Martínez, che riceveva lezioni in cambio dell’affitto dall’inquilino di famiglia, Haydn: la sua sonata in la maggiore ha lo splendore di Scarlatti. Marianna von Auen­brugger morì a 23 anni, ma fu allieva di Salieri, che finanziò la pubblicazione della sua mozartiana sonata in mi bemolle maggiore. La musica di Clara Schumann, Fanny Mendelssohn e Cécile Chaminade non ha bisogno di presentazioni, ma vale la pena di conoscere la virtuosa polacca Maria Agata Szymanowska, il cui Caprice sur la romance de Joconde fu dedicato al suo vicino di casa a San Pietroburgo, John Field. O la pianista venezuelana Teresa Carreño, il cui Un bal en rêve ricorda Happy birthday, che arrivò un quarto di secolo dopo. L’album non sarebbe così bello se non fosse per Tomes: il suo tocco poetico e sensibile offre a questa musica raffinata la possibilità di esprimersi al meglio.
Clive Paget, The Guardian

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1687 - 16 ottobre 2026
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