Sayre Quevedo registra tutto quello che succede nella sua vita: conversazioni, telefonate, note vocali, momenti speciali. Connor, il gemello di Sayre, alla vigilia del loro trentesimo compleanno gli propone di mettersi alla ricerca del loro padre biologico, che aveva abbandonato la madre durante la gravidanza. In famiglia non era un argomento tabù, ma la mamma, i parenti e i figli erano d’accordo sul fatto che un uomo che non si era assunto le sue responsabilità non meritasse di essere cercato. Poi, complici le riflessioni fatte durante il lockdown, Sayre e il fratello decidono di cominciare la ricerca. A rapire chi ascolta è l’indiscreta profondità delle registrazioni: si è testimoni diretti di telefonate, appuntamenti, illusioni, dubbi, tensioni e litigate che hanno bisogno di tempo per essere elaborate. Ma Quevedo è anche uno straordinario scrittore: l’intuizione di raccontare una storia personale usando la seconda persona singolare cambia i rapporti di forza tra chi dice e chi ascolta, attraversando insieme i territori rischiosi del dolore, del razzismo, dell’iniquità, del colonialismo e della fine dei tempi che stiamo vivendo. Come ha detto il conduttore radiofonico Ira Glass, padre dello storytelling, “è difficile nel mondo dei podcast che qualcuno s’inventi qualcosa di completamente nuovo: ma con Reaching out Sayre Quevedo c’è riuscito”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati