Cultura Libri
Wishbone
447 pagine, 23 euro
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Cosa lega due donne che vivono ai capi opposti del mondo? In Wishbone, il nuovo romanzo della messicana Laia Jufresa, uscito undici anni dopo Umami (Sur 2017), si tratta di una perdita condivisa, un antico amante e una curiosa fascinazione per i polpi. Tor Sima è un’artista che vive a Oaxaca e ha creato un museo dedicato al colore; Vica Luft è un’immigrata messicana che cresce da sola una figlia a Edimburgo e lavora come segretaria di una scrittrice. Il titolo indica l’osso dei desideri, la forcella del pollo: due strade che confluiscono in una, purché nessuno le spezzi. Seguiamo le protagoniste per vent’anni e attraverso sette città, procedendo a ritroso per scoprire le cause degli eventi e i loro legami. Una struttura insolita, che chiede attenzione e fiducia: Jufresa vuole coinvolgere il lettore come coautore, anche quando non sa dove lo sta conducendo. Pensava di scrivere un libro sulla maternità, ma il romanzo ha finito per abbracciare anche l’arte, la sopravvivenza quotidiana e la difficoltà di creare sottraendosi all’autocensura. Poi è emersa l’ombra delle sparizioni, così presenti nella realtà messicana. “Non volevo scrivere un romanzo sugli scomparsi, ma su chi continua a vivere dopo una scomparsa”. Al centro c’è il lutto sospeso, l’impossibilità di elaborare una perdita senza certezze. Scritto in inglese e poi tradotto dall’autrice in spagnolo, Wish-bone è passato attraverso una vera riscrittura, alla ricerca del tono e di battute capaci di funzionare nell’altra lingua.
Lara Gómez Ruiz, La Vanguardia

Sette giorni
240 pagine, 18,00 euro
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I protagonisti del secondo romanzo di Megha Majumdar si considerano entrambi guardie e vedono nell’altro un ladro. Il lettore deve solo osservare come il mondo trasformi gli uni negli altri. Sette giorni si svolge nell’ultima settimana che Ma dovrebbe trascorrere a Calcutta, prima di raggiungere il marito negli Stati Uniti con il padre e la figlia di due anni, grazie ai “visti climatici”. Inondazioni e caldo estremo hanno reso cronica la scarsità di cibo. Ma, che si ritiene onesta e altruista, ruba da anni le provviste del dormitorio per senza tetto di cui è direttrice: deve pur sfamare la famiglia. Ma Boomba, un ospite che l’ha scoperta, entra in casa sua e porta via cibo, denaro e passaporti. La prosa sacrifica digressioni, giochi di parole e contesto in nome dell’efficienza narrativa. Il ritmo è quello di un thriller, ma la tensione nasce dall’inasprirsi dei dilemmi morali. Rinunciando agli strumenti del romanzo, Majumdar spinge a chiedersi perché non abbia scritto un film o un testo teatrale, e ribadisce così spesso il proprio messaggio da far pensare a un telefilm. In compenso, evita le spiegazioni dell’India a uso occidentale e rende bene come i ricchi indiani usino la famiglia per giustificare ogni prepotenza. Meno riuscita la dimensione climatica: alcuni snodi sono inverosimili e l’idea che gli Stati Uniti concedano quei visti resta poco credibile. Il libro mette in scena la paura delle élite indiane di dover condividere, ma minimizza quella occidentale dell’immigrazione climatica.
Keshava Guha, The Guardian

Ovunque gli altri
192 pagine, 17,00 euro
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Ovunque gli altri è un libro di aneddoti tutt’altro che insignificanti. Con una lingua colloquiale, una narrazione ben congegnata e un tono impertinente, David Thomas si fa beffe dei contemporanei con arte e sottigliezza. Le sue microfinzioni raccolgono istanti insoliti sfuggiti alla realtà. Frammenti di vite amorose, amicali e professionali s’intrecciano in un susseguirsi di colpi di scena. Ogni capitolo, scritto in prima persona, somiglia a una conversazione a ruota libera e trova un equilibrio tra commedia, satira e ironia corrosiva. Le frasi sono brevi e affilate: bastano pochi tratti per delineare un personaggio e un’inezia perché tutto precipiti. Thomas non indugia sulla psicologia: preferisce il gesto, il dettaglio, l’istante rivelatore. Insegue la malafede e le contraddizioni nascoste dietro le ideologie e i discorsi di facciata. Come l’amico che abbandona la civiltà e la società dei consumi per rifugiarsi nei boschi dei Vosgi, salvo poi comprarsi un fuoristrada. Dietro le facezie emergono domande sulla letteratura, sui rapporti umani e sulla morte. Qui sta la forza, e forse il limite, di una scrittura profondamente politica: lasciare a ciascuno il compito di giudicare significa restituire al lettore la responsabilità di pensare.
Quentin Margne, Mediapart

Vivono tra noi
304 pagine, 20,00 euro
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Gli alieni sono sulla Terra. Potreste averne visto uno, o esserlo voi stessi. Lo sostiene Jacob Chansley, lo “sciamano di QAnon”, convinto che alcuni esseri umani discendano da creature di altri mondi. È uno degli eccentrici più credibili incontrati dal giornalista britannico Daniel Lavelle in Vivono tra noi, reportage dagli Stati Uniti tra ufologi, professori a caccia di extraterrestri e persone che si dicono potenziate dagli alieni. Le pagine più coinvolgenti ricordano i documentari di Louis Theroux: gli interlocutori spiegano a un Lavelle sempre più scettico come perfezionare la Terra grazie agli extraterrestri. Ufologia ed eugenetica sono spesso intrecciate. Perché questa ossessione è soprattutto americana? La spiegazione più convincente è che il governo abbia preferito alimentare le fantasie extraterrestri per nascondere ricerche militari. Internet ha poi permesso agli “scemi del villaggio” di tutto il mondo di trovarsi e fondare movimenti. Lavelle racconta un’epoca dominata dalle menzogne usate come armi, anche se indugia troppo sulle faide tra ufologi. E alla fine ammette di aver trovato solo ombre.
Stuart Jeffries, The Telegraph

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1688 - 23 ottobre 2026
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