Il governo britannico ha fatto sapere che dal 23 al 27 dicembre si potrà viaggiare liberamente e riunirsi anche in gruppi di tre famiglie. È una buona idea? Lo abbiamo chiesto a tre esperti. “Temo di non capire il ragionamento secondo cui, di fronte a un virus che sta distruggendo le nostre vite e la nostra economia, dovremmo temporaneamente sospendere la battaglia per il bene del Natale”, dice Danny Altmann, professore di immunologia all’Imperial college di Londra. “Lo trovo semplicemente assurdo, e non solo come uomo di scienza e ateo. Se altre religioni hanno dovuto escogitare modi per celebrare l’Aid al Adha o lo Yom Kippur, perché non è possibile farlo per il Natale? Ne sarà valsa la pena se le terapie intensive si affolleranno di nuovo? Sono decisamente contrario alle ‘bolle’ di Natale in versione estesa”. Per Linda Bauld, professoressa di sanità pubblica dell’università di Edimburgo, le persone non dovrebbero mescolarsi tra loro, ma “ovviamente ci sono circostanze in cui desiderano farlo ed è comprensibile. Anche la salute mentale, la depressione, l’ansia e la solitudine sono fattori importanti che non vanno trascurati”. Ian Jones, professore di virologia all’università di Reading, afferma che le famiglie dovrebbero valutare attentamente il rischio d’incontrarsi. “Può succedere, ma è bene vedersi tra poche persone. Gli incontri dovrebbero includere solo i familiari con cui si è stati regolarmente in contatto e di cui si conosce la storia delle ultime due settimane, persone che abitano nella stessa zona. I contatti tra chi vive distante, specialmente se ci si sposta da un’area ad alto contagio a una in cui il virus è meno diffuso, dovrebbero essere evitati”.
Pensate di vedere altre famiglie? “No, a Natale saremo solo noi”, dice Altmann. “Sì”, dice Jones. “Vedrò figli e nipoti. Vivono tutti qui in zona, sempre che in quel momento ai bambini non coli il naso. Anche se tra venti giorni la circolazione del virus dovesse essere inferiore, cosa che mi auguro, in questo periodo dell’anno c’è comunque un rischio più alto del normale e tutti ne dovrebbero tenere conto”. Bauld farà visita a uno zio. “Vive da solo, non lo vedo da mesi. Lo incontrerò in un bar con tutti gli accorgimenti del caso o faremo una passeggiata. Andrò con la mia auto senza mettere a rischio nessuno”.
Dovremmo evitare di includere le persone più anziane e vulnerabili? “Assolutamente sì. Sarebbe fuori luogo e terribile mettere in pericolo gli anziani e le persone più deboli”, dice Altmann. Per Bauld dipende da come i parenti più anziani e vulnerabili hanno affrontato questi nove mesi di pandemia. “Se hai parenti anziani che vivono in compagnia, non isolati, e tutti sono d’accordo che sia meglio prendere delle precauzioni e non vedersi di persona, dovremmo evitare di incontrarli. Ma ci sono circostanze in cui i benefici possono essere maggiori dei rischi”. Quando valutiamo il rischio, dovremmo ricordare che l’obiettivo è ridurre al minimo la circolazione del virus, dice Jones. “Sarebbe terribile sapere di aver infettato qualcuno che poi potrebbe ammalarsi gravemente”.
Consigliereste di fare il tampone in un laboratorio privato prima di entrare in una bolla natalizia? “Se le persone vogliono approfittare della disponibilità di test privati, va bene”, dice Bauld. “Devono però sapere che un singolo test non è una prova infallibile del fatto che non si è positivi”. Per Altmann potrebbe essere una mossa utile, ma Jones non è d’accordo. “I test sono troppo costosi per molte famiglie, e per essere utili dovrebbero sottoporsi al tampone tutte le persone del gruppo che si riunisce”.
Vedersi solo di giorno è pratico, ma è anche più sicuro che restare per la notte? “Una visita breve è decisamente preferibile, perché la durata del contatto, in particolare negli spazi chiusi, è davvero decisiva”, dice Bauld. Ancora meglio sarebbe vedersi per un brindisi e uno spuntino in giardino, aggiunge Altmann. “Dubito che faccia molta differenza”, afferma Jones. “Incontrarsi significa mettere se stessi e gli altri a rischio, almeno fino a quando non ci si separa. La decisione più importante è se vedersi o no”.
Sarebbe meglio pernottare in hotel? Bauld pensa che potrebbe essere una buona idea quando si fa visita ai parenti più anziani e vulnerabili. Altmann è d’accordo, purché l’albergo garantisca un adeguato distanziamento fisico dagli altri ospiti. Per Jones è difficile da valutare. “A meno che non ci sia un bisogno davvero urgente, penso che sia meglio evitare”.
◆ In vista delle festività natalizie sta facendo discutere la proposta avanzata dai governi di Germania, Francia e Italia di chiudere le località sciistiche tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. All’idea si oppongono soprattutto l’Austria e la Svizzera, due paesi in cui il turismo sciistico ha un peso economico significativo. Gli operatori austriaci sostengono che lo sci non sia affatto rischioso e che comunque saranno possibili ulteriori misure di sicurezza. Senza i turisti stranieri, prevedono un calo del fatturato di circa un miliardo di euro. Per questo Gernot Blümel, il ministro delle finanze austriaco, ha chiesto all’Unione europea di accollarsi i costi di un’eventuale chiusura. Süddeutsche Zeitung
Viaggereste con i mezzi pubblici per fare visita ai parenti? “No”, dice Altmann, e aggiunge che i genitori che vanno a prendere i figli universitari in auto dovrebbero indossare la mascherina. “Nella scuola di mio figlio ci sono stati dei casi e giriamo tutti con la mascherina e con i finestrini aperti”. Per Bauld è meglio andare dai parenti in auto, ma riconosce che “non tutti possono concedersi questo lusso e comunque è meglio viaggiare nei veicoli privati solo con i familiari”. Jones dice che, se si rispettano le linee guida, viaggiare con i mezzi pubblici non dovrebbe comportare rischi.
Dovremmo mantenere le distanze anche all’interno della bolla? Sì, per quanto possibile, suggerisce Altmann. Bauld considera “esilarante” la raccomandazione diffusa negli Stati Uniti, in occasione della festa del ringraziamento, di sparpagliare gli invitati a cena in diverse stanze della casa. “Può funzionare in un ranch americano, ma in un bilocale di Canterbury la vedo difficile”. Jones è scettico: “Per me è un po’ ridicolo decidere di indossare la mascherina e sedersi all’estremità opposta della stanza”.
In una bolla natalizia abbraccereste qualcuno che non fa parte della vostra famiglia? “No, purtroppo”, dice Bauld. “A parte i parenti stretti, no”, dice Jones. “Assolutamente no”, dice Altmann.
Negli Stati Uniti, per il ringraziamento, si consigliava di portare cibo, bevande, piatti e posate da casa. È una buona norma per il pranzo di Natale?
“Non è una cattiva idea”, dice Altmann. “È importante mantenere un’elevata igiene delle mani quando si è in casa d’altri, poi evitare di condividere posate e piatti è una buona idea”, dice anche Bauld. “Non per me”, dice Jones. “Il livello di trasmissione del virus attraverso le superfici è basso, e se pensiamo che la maggior parte di quello che usiamo sarà uscito da una lavastoviglie, non credo che ci siano rischi aggiuntivi”.
Dobbiamo favorire il ricambio d’aria aprendo le finestre? “Decisamente sì”, dice Altmann. Tenete una finestra aperta, consiglia Bauld. “Se muori di caldo, sì. Ma non avrà alcun effetto sul virus”, afferma Jones. “Se in famiglia c’è un’infezione non puoi cacciarla dalla finestra”.
Qualche regola sulla condivisione dei bagni in una bolla allargata? “Non è necessario modificare le normali pratiche igieniche”, afferma Jones. “Se c’è una persona infetta, il rischio è presente qualunque cosa tu faccia”. Tuttavia, per Altmann vale la pena di tenere la finestra del bagno aperta per qualche minuto dopo averlo usato. “Quando si tira lo sciacquone, è meglio chiudere il coperchio”, dice Bauld.
Bisogna stare un po’ più attenti con l’alcol? Bauld suggerisce che alzare il gomito può indebolirci e compromettere la nostra immunità, oltre che offuscare il giudizio portandoci a ridurre il distanziamento. Jones sarebbe sorpreso “se qualcuno avesse voglia di esagerare quest’anno. Ma il consiglio, valido tutto l’anno per il bene della salute, è quello che fa anche san Paolo: concediti solo ‘un po’ di vino’”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1387 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati