Emily Swanson era sotto pressione. Non era la fine del mondo, ma era comunque decisamente stressante: si stava preparando per gli esami di qualifica del suo dottorato e prevedeva che sarebbe stato massacrante. Ma poi, come la protagonista di una storia eroica, ha fatto un incontro che ha cambiato tutto.
Ha cominciato a lavorare come assistente didattica di Monika Ardelt, un’autorità nello studio scientifico della saggezza. Ardelt tiene un corso all’università della Florida in cui chiede agli studenti di dedicarsi ogni settimana a una diversa tradizione associata alla saggezza – tra cui buddismo, cristianesimo e stoicismo greco – seguendone i princìpi e riflettendoci sopra.
Le settimane dedicate al buddismo e allo stoicismo sono state una svolta per Swanson. Con la pratica ha imparato a osservare i suoi pensieri e le sue emozioni in modo più distaccato, senza giudizi. E ha cominciato a vedere i suoi esami di qualifica sotto una nuova luce: “Qual è lo scenario peggiore? Se fallisci, non prendi il dottorato. È davvero una cosa che ti cambia la vita? Be’, no”. Così, invece di considerarli una minaccia, Swanson ha affrontato gli esami come un’opportunità di crescita – un cambiamento che le ha permesso di correre rischi intellettuali migliorando la qualità dei saggi richiesti per il proseguimento del suo dottorato.
Secondo Ardelt il caso di Swanson è un esempio di come la riflessione, l’umiltà, la compassione e l’ascolto di altri punti di vista possano rendere più saggi, cioè più capaci di ampliare la propria prospettiva, soprattutto nelle relazioni con gli altri, e di cercare il risultato migliore per tutte le parti coinvolte.
Ardelt fa parte di un gruppo di ricercatori – tra cui psicologi, psichiatri, sociologi e filosofi – che usano metodi scientifici per comprendere la saggezza, con la speranza di aiutare le persone ad agire di conseguenza e magari spingere un mondo afflitto da conflitti violenti, cambiamento climatico fuori controllo e altri problemi a ritrovare una strada più sensata. Anche se non hanno una definizione unica e condivisa di saggezza, molti di loro sono ottimisti e credono che questa qualità possa essere sviluppata.
“Non tutti diventeranno guru della saggezza”, dice Judith Glück, psicologa dello sviluppo all’università di Klagenfurt, in Austria, “ma penso che ci sia un margine di crescita per ognuno”.
Baltes chiedeva ai partecipanti di riflettere su dilemmi inventati, per esempio cosa avrebbero detto a un amico che aveva deciso di suicidarsi
Lo studio della saggezza risale all’antichità, ma solo negli ultimi quarant’anni i ricercatori hanno cominciato ad applicare il metodo scientifico per capire cos’è e come si sviluppa.
Lo psicologo Paul Baltes, del Max Planck Institute for human development di Berlino, inaugurò questo campo di indagini negli anni ottanta. Progettò studi che chiedevano a persone di ogni età di riflettere ad alta voce su dilemmi inventati, per esempio cosa avrebbero detto a un caro amico che aveva deciso di suicidarsi, oppure quale consiglio avrebbero dato a una ragazza di 15 anni che voleva sposarsi immediatamente.
Baltes e la sua équipe classificavano le risposte su una scala da 0 a 7, usando cinque criteri – oggi noti come il paradigma della saggezza di Berlino – che avevano ritenuto fondamentali per la saggezza: conoscenza della vita e della natura umana, strategie per affrontare varie situazioni e sfide, consapevolezza che non tutti condividono gli stessi valori, riconoscimento che le priorità delle persone possono cambiare a seconda del contesto e capacità di tollerare l’incertezza.
Chi otteneva punteggi più alti in questi test dimostrava una migliore comprensione delle questioni in gioco nei diversi scenari, individuava più di una potenziale risposta e poneva domande per aiutare i personaggi immaginari a capire le possibili conseguenze delle loro decisioni, invece di limitarsi a suggerire cosa fare. Baltes “è stato il primo a elaborare quello che può essere considerato un test relativamente oggettivo della saggezza”, commenta Howard Nusbaum, psicologo cognitivo e neuroscienziato dell’università di Chicago e direttore del Chicago center for practical wisdom.
Un punto centrale del lavoro di Baltes è la distinzione tra saggezza e intelligenza, che dimostra come la sola capacità analitica non renda di per sé saggi. Come afferma lo psichiatra geriatrico Dilip Jeste, direttore del Social determinants of health network: “Alcune delle persone più intelligenti… sono anche le peggiori”.
Baltes dimostrò inoltre che non sempre invecchiando si diventa più saggi. In uno studio del 1990 condotto su giovani adulti, persone di mezza età e anziani, per esempio, scoprì che le risposte sagge erano ugualmente probabili nei diversi gruppi di età.
Momenti difficili
Glück, che ha fatto il post-dottorato con Baltes, sottolinea i limiti nel suo metodo di misurare la saggezza attraverso scenari fittizi: tanto per cominciare, nella vita reale una persona potrebbe non comportarsi con la stessa saggezza che mostra in una situazione ipotetica. Così ha cercato di misurare la saggezza con un altro sistema, chiedendo alle persone di raccontare un momento difficile che hanno vissuto e poi rifletterci sopra. Cos’hanno imparato, e cosa farebbero in modo diverso?
In uno studio del 2017 Glück e Nic Weststrate hanno rilevato che chi mette in atto un processo di rielaborazione positiva – cioè cerca di convincersi che quanto è successo è stato per il meglio – tende a essere più felice, ma non necessariamente più saggio. Al contrario, il processo “esplorativo” – riflettere sulla situazione per capire meglio se stessi – è associato a punteggi più alti.
Però anche questo metodo ha dei punti deboli, dice Glück, perché le persone scelgono di raccontare esperienze estremamente diverse. Molti dei partecipanti allo studio sollevano questioni oggettivamente serie, come relazioni andate in frantumi, ma altri si concentrano su problemi minori, come una discussione con il vicino di casa per un ramo sporgente. “Non si possono confrontare le storie delle persone quando parlano di cose completamente diverse,” osserva.
Altri esperti, e in particolare Ardelt, misurano la saggezza con questionari che chiedono alle persone di reagire ad affermazioni come “Posso essere a mio agio con persone di ogni tipo” e “Quando ripenso a quello che mi è successo, non posso fare a meno di sentirmi amareggiato”. Lo svantaggio di questo metodo basato sull’autovalutazione è che la saggezza implica umiltà, perciò le persone sagge potrebbero assegnarsi punteggi troppo bassi, mentre chi è meno consapevole dei propri limiti potrebbero gonfiare il suo punteggio.
Se misurare la saggezza resta complicato, anche definirla è tutt’altro che semplice. Un punto controverso è se la saggezza sia un insieme di qualità o il modo in cui valutiamo le situazioni. Igor Grossmann, psicologo dell’università di Waterloo in Canada, definisce la saggezza come una serie processi mentali che consentono una maggiore consapevolezza e capacità di regolare pensieri, obiettivi ed emozioni in situazioni sociali complesse. Per misurarla, la sua équipe, guidata da Justin Brienza, ha sviluppato la Situated wise reasoning scale (scala del ragionamento saggio in contesto), che valuta l’umiltà intellettuale, il riconoscimento dell’incertezza e del cambiamento, la considerazione di molteplici punti di vista e la capacità di cercare compromessi.
Ardelt invece ritiene che Grossmann e Baltes abbiano trascurato un fattore importante escludendo le competenze emotive. La sua Scala della saggezza tridimensionale, una delle più usate, misura anche la compassione.
Quando la saggezza si manifesta spontaneamente, spesso deriva da lezioni apprese attraverso esperienze intense e dilemmi. Possono essere traumi, come una rottura sentimentale o una malattia, ma la saggezza si può ottenere anche grazie a esperienze semplicemente impegnative, come trasferirsi in una nuova città o avere un figlio, dice Glück. Eppure molte persone che si ammalano di cancro o diventano genitori non diventano mai molto sagge. Perché?
◆ La Brief wisdom screening scale (breve scala di misurazione della saggezza) creata dalla psicologa dello sviluppo Judith Glück e i suoi colleghi, sintetizza i criteri comuni a tre strumenti di valutazione della saggezza ampiamente usati e riconosciuti.
Glück avverte che questo test non è una misura oggettiva della saggezza, ma un indicatore di quanto le persone si ritengono sagge. Questo può essere problematico, perché le persone più sagge tendono a riconoscere la propria fallibilità e potrebbero attribuirsi punteggi più bassi rispetto a chi, per parafrasare Socrate, non sa di non sapere. Ma nella misura in cui si risponde con sincerità, i risultati possono essere illuminanti.
Indicate quanto siete d’accordo con le affermazioni seguenti su una scala da 1 a 5, in cui 1 significa “per niente d’accordo” e 5 “completamente d’accordo”.
1. La mia tranquillità mentale non viene turbata facilmente.
2. Ho un buon senso dell’umorismo su me stesso.
3. Nel corso della mia vita ho avuto a che fare con molti tipi diversi di persone.
4. Ho imparato lezioni preziose dagli altri.
5. A questo punto della mia vita mi è facile ridere dei miei errori.
6. La mia felicità non dipende dalle altre persone o dalle cose.
7. Riesco ad accettare la transitorietà delle cose.
8. Mi piace leggere libri che mi spingono a pensare in modo diverso sui problemi.
9. Sono in sintonia con le mie emozioni.
10. Mi arrabbio molto o mi deprimo quando le cose vanno male.
11. Riesco a integrare i diversi aspetti della mia vita.
12. Provo spesso un senso di unità con la natura.
13. Sembra che io abbia la spiccata capacità di leggere le emozioni altrui.
14. Sento che la mia vita individuale è parte di un tutto più grande.
15. So che alcune persone non mi piaceranno mai.
16. Le perdite che ho subìto mi hanno fatto crescere.
17. Riesco a esprimere liberamente le mie emozioni senza temere di perdere il controllo.
18. Sono molto interessato ad altri sistemi di credenze religiose o filosofiche.
19. Non mi preoccupo di quello che gli altri pensano di me.
20. A volte mi carico così tanto emotivamente da non riuscire a considerare tutti i possibili modi di affrontare i miei problemi.
21. Cerco sempre di valutare tutti i lati di un problema.
Invertite il punteggio per le domande 10, 15 e 20: 1 diventa 5, 2 diventa 4, 4 diventa 2 e 5 diventa 1; il 3 resta invariato. Poi sommate questi tre punteggi invertiti a quelli delle altre 18 domande. Dividete il totale per 21 per ottenere la media. Nota: la scala si basa su un campione di 769 persone, quindi dovrebbe essere considerata puramente indicativa, non uno standard ufficiale.
◆ Sotto 3,59: il vostro punteggio è al di sotto di quello mediano, cioè siete nella metà inferiore dei partecipanti.
◆ Da 3,6 a 3,99: siete nella metà superiore.
◆ Da 4,0 a 4,39: siete nel 20 per cento più alto, molto saggi.
◆ 4,4 o più: siete nel 5 per cento più alto (straordinariamente saggi).
Prendere le distanze
Analizzando la letteratura scientifica sulla saggezza e intervistando persone più o meno sagge con metodi di misurazione diversi, Glück ha individuato cinque prerequisiti per acquisire saggezza dall’esperienza. Sono la capacità di gestire l’incertezza, restare aperti al cambiamento e a nuove prospettive, riflettere sulle proprie esperienze, regolare gli alti e bassi emotivi e praticare l’empatia.
Alcune persone possiedono naturalmente queste caratteristiche o le acquisiscono durante l’infanzia. Per chi non ne è dotato, Glück sta sperimentando metodi per favorirne lo sviluppo. Il suo laboratorio conduce uno studio pluriennale in cui i partecipanti sono invitati a cimentarsi con videogiochi narrativi come The last of us, che simulano vividamente esperienze di vita e mettono i giocatori di fronte a decisioni morali ed emotive. Questi giochi potrebbero essere una scorciatoia verso la saggezza, ipotizza, se si scoprisse che possiamo acquisirla non solo dalle nostre esperienze, ma anche da quelle degli altri e perfino da situazioni immaginarie.
Grossmann sta seguendo una strada diversa. Chiede a chi partecipa al suo studio di prendere le distanze dalle proprie difficoltà scrivendone in terza persona, oppure di distanziarsi dagli avvenimenti politici immaginando di vivere in un paese lontano. Le persone che usano queste tecniche ottengono punteggi più alti nella sua scala del ragionamento saggio rispetto a quando riportano le loro esperienze senza filtri. “Affronti la situazione da un punto di vista diverso”, spiega. “E questo ti mantiene flessibile.” Il miglioramento è modesto, ma le ricerche di Grossmann suggeriscono che nel tempo praticare il distanziamento può avere effetti cumulativi. Le persone potrebbero imparare a gestire meglio situazioni come i conflitti relazionali.
Anche Ardelt ha ottenuto un certo successo con il suo corso all’università della Florida, quello che ha aiutato Swanson a superare brillantemente gli esami di qualifica del suo dottorato. In uno studio del 2020 ha confrontato 165 studenti che avevano seguito dei corsi sulle pratiche per sviluppare la saggezza con 153 studenti che avevano frequentato corsi accademici di sociologia o religione più tradizionali. Tutti gli studenti hanno sostenuto il test della Scala della saggezza tridimensionale all’inizio e alla fine del semestre. I punteggi degli studenti dei corsi pratici sono migliorati – del 2,5 per cento complessivo e del 3,6 per cento nella dimensione riflessiva – mentre quelli degli studenti dei corsi più teorici sono peggiorati.
Secondo gli esperti ci sono molti modi per diventare più saggi, tra cui praticare la meditazione, trascorrere del tempo nella natura, fare volontariato per aiutare le persone in difficoltà o adottare una mentalità stoica. L’importante, dicono, è non rimanere concentrati su se stessi. Tutto ciò che favorisce consapevolezza di sé, apertura a punti di vista diversi, regolazione emotiva e umiltà è un passo verso la saggezza.
Ma pochi riescono a essere sempre saggi. Secondo Nusbaum la mente è troppo condizionata dalle circostanze, troppo facilmente destabilizzata da stress, fatica o frustrazione. “Ci innervosiamo, ci arrabbiamo e dimentichiamo tutto”, dice. Ma con il tempo e la pratica, aggiunge, possiamo aumentare le occasioni in cui facciamo scelte sagge – a beneficio nostro e di chi ci sta intorno. ◆ gc
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 58. Compra questo numero | Abbonati