“Le descrizioni dei matrimoni in crisi non rispecchiano la situazione in cui mi trovo io”, assicura Priya. “Io e Colin abbiamo un rapporto meraviglioso. Figli stupendi, nessuna preoccupazione economica, professioni che amiamo, amici fantastici. Colin è bravo nel suo lavoro, è bello da morire, è un amante attento, è in forma ed è generoso con tutti, compresi i miei genitori. Ho una vita splendida”. Eppure Priya ha un amante. “È una persona con cui non uscirei mai. Guida un camion ed è pieno di tatuaggi. È talmente un cliché che mi pesa parlarne. Questa relazione potrebbe distruggere tutto ciò che ho costruito”.

Priya ha ragione. Se si escludono la malattia e la morte, pochi eventi hanno un effetto devastante sulla vita di una coppia quanto il tradimento. Per anni ho lavorato come psicoterapeuta con centinaia di coppie rovinate dall’infedeltà. Le conversazioni su questo argomento non si sono svolte solo tra le pareti del mio studio: mi è capitato di parlarne in aereo e a cena, in occasione di conferenze e dall’estetista, con colleghi e tecnici della tv e, naturalmente, sui social network. Da Pittsburgh a Buenos Aires, da New Delhi a Parigi, sono anni che indago su questo tema.

Il piccolo cerchio della fede nuziale racchiude ideali contraddittori. Vogliamo che la persona da noi scelta ci offra stabilità e sicurezza, ma anche rischio, avventura e mistero

L’adulterio esiste da quando è stato inventato il matrimonio, eppure non è ancora ben capito. Quando parlo d’infedeltà scateno reazioni che vanno dalla condanna più severa all’accettazione rassegnata, da una prudente compassione a un esplicito entusiasmo. A Parigi ho notato che sollevare l’argomento a cena suscita immediatamente un fremito tra i presenti, e ho potuto constatare che molti hanno vissuto l’esperienza sia da traditi sia da traditori. In Bulgaria ho incontrato un gruppo di donne che sembravano considerare la promiscuità dei loro mariti una sfortuna inevitabile. In Messico, invece, le donne con cui ho parlato sottolineavano con orgoglio il fatto che erano sempre di più quelle che avevano un amante, come se questo comportamento fosse una specie di rivolta contro una cultura maschilista in cui agli uomini è concesso avere due case, la casa grande y la casa chica, una per la famiglia e una per l’amante. L’infedeltà è onnipresente, ma il modo in cui la definiamo, la viviamo e ne parliamo è legato al momento e al luogo in cui il dramma si consuma.

Oggi negli Stati Uniti tendiamo ad affrontare il tema delle relazioni extraconiugali solo tenendo conto dei danni che provocano. In generale ci concentriamo sulle sofferenze della persona tradita, che sono effettivamente enormi perché l’infedeltà non è solo un tradimento della fiducia, ma anche l’annientamento della grande ambizione dell’amore romantico. È uno shock che ci obbliga a rimettere in discussione il nostro passato, il nostro futuro e perfino la nostra identità. Il vortice di emozioni scatenato dalla scoperta di un tradimento può essere così travolgente che molti psicologi fanno riferimento allo studio dei traumi per descriverne i sintomi: ruminazione ossessiva, ipervigilanza, insensibilità e dissociazione, accessi inspiegabili di rabbia e attacchi di panico incontrollati.

Il tradimento fa molto male. Se il marito di Priya, Colin, trovasse un messaggio, una foto o un’email che rivelassero l’avventura della moglie, ne sarebbe sconvolto. E, con le nuove tecnologie, il suo dolore sarebbe probabilmente amplificato da un archivio digitale di prove della disonestà di Priya (i nomi sono inventati).

Ma la sofferenza che l’infedele provoca nel partner tradito è solo una parte della storia. Per secoli, quando i tradimenti venivano tacitamente perdonati agli uomini, quel dolore è stato trascurato perché a viverlo erano soprattutto le donne. La cultura contemporanea ha il merito di mostrare più compassione per la parte lesa. Ma se vogliamo gettare nuova luce su uno dei nostri comportamenti più antichi dobbiamo esaminarlo da tutti i punti di vista. Concentrandoci sul trauma e sulla guarigione non prestiamo abbastanza attenzione ai significati e alle ragioni che spingono le persone a tradire e, per quanto possa sembrare strano, a tutto quello che l’infedeltà può insegnarci sul matrimonio: cosa ci aspettiamo, cosa pensiamo di volere, a cosa crediamo di avere diritto. I tradimenti rivelano i nostri atteggiamenti personali e culturali nei confronti dell’amore, del desiderio e dell’impegno, atteggiamenti che sono profondamente cambiati negli ultimi cent’anni.

Le relazioni extraconiugali non sono più quelle di una volta perché il matrimonio non è più quello di una volta. Per secoli il matrimonio è stato un’unione pragmatica che assicurava stabilità economica e coesione sociale, e funziona ancora così in varie parti del mondo. Priya è figlia di immigrati e sicuramente, tra i suoi parenti, c’è chi ha avuto poca (se non nessuna) libertà di scegliere chi sposare. Per lei e Colin, invece, come per la maggior parte delle moderne coppie occidentali, il matrimonio non è stato un progetto di natura economica ma un’unione tra pari: un impegno preso liberamente da due persone e fondato non su doveri e obblighi, ma sull’amore e sull’affetto.

Le nostre aspettative sul matrimonio non hanno mai raggiunto dimensioni così epiche. Continuiamo a volere quello che ci si è sempre aspettati dalla famiglia tradizionale (sicurezza, rispettabilità, proprietà e figli), ma ora pretendiamo anche che il partner ci ami, ci desideri e s’interessi a noi. Dovremmo essere l’uno per l’altro migliori amici, confidenti e, come se non bastasse, amanti passionali.

Il piccolo cerchio della fede nuziale racchiude ideali estremamente contraddittori. Vogliamo che la persona da noi scelta ci offra stabilità, sicurezza, prevedibilità e affidabilità. E vogliamo che quella stessa persona sia fonte di meraviglia, mistero, avventura e rischio. Ci aspettiamo comodità e trepidazione, familiarità e novità, continuità e sorpresa. Abbiamo inventato un nuovo Olimpo, dove l’amore rimane incondizionato, l’intimità è sempre estasiante e il sesso sempre pazzesco, e questo con un’unica persona e per molto tempo. Un tempo sempre più lungo.

Inoltre viviamo in un’epoca di consapevolezza dei nostri diritti: siamo convinti che la realizzazione personale sia qualcosa che ci è dovuto. In occidente il sesso è un diritto legato alla nostra individualità, alla nostra libertà e alla realizzazione delle nostre potenzialità. Per questo molti di noi arrivano all’altare dopo anni di nomadismo sessuale. Quando decidiamo di sposare una persona, spesso ci abbiamo già fatto sesso e convissuto, e magari abbiamo già superato una separazione da lei. Un tempo ci si sposava e poi si faceva sesso per la prima volta. Ora ci si sposa e si smette di fare sesso con altri. Decidendo consapevolmente di trattenere la nostra libertà sessuale dimostriamo la serietà del nostro impegno. Voltando le spalle ad altri, confermiamo l’unicità della nostra scelta: “Ho trovato la persona giusta. Posso smettere di cercare”. Il desiderio che proviamo per altri dovrebbe svanire miracolosamente, sconfitto dal potere di questa singola attrazione.

A tante cerimonie di nozze vediamo due sognatori dagli occhi sbrilluccicanti scambiarsi una serie di voti, giurando di essere tutto l’uno per l’altro: anima gemella e amante, maestro o maestra di vita e psicoterapeuta. “Prometto di essere il tuo più grande sostenitore e il tuo interlocutore più inflessibile, il tuo complice e la tua consolazione”, dice lo sposo con voce tremante. In lacrime, la sposa risponde: “Prometto di esserti fedele, di rispettarti e di migliorare. Non solo celebrerò i tuoi trionfi, ma ti amerò ancora di più per i tuoi fallimenti”. Poi, con un sorriso, aggiunge: “E prometto di non portare mai i tacchi alti così non ti sentirai basso”.

Se è tutto così idilliaco, perché mai dovremmo guardare altrove? L’evoluzione dei rapporti ci ha portati al punto di credere che l’infedeltà non abbia motivo di esistere, poiché tutte le sue possibili cause sono state eliminate. Il perfetto equilibrio tra libertà e sicurezza è stato raggiunto.

Eppure siamo infedeli. Succede nei matrimoni sbagliati e in quelli riusciti. Succede anche nelle relazioni aperte dove i confini del sesso extraconiugale sono stati attentamente negoziati in precedenza. La libertà di separarsi o di divorziare non ha reso antiquata l’infedeltà. Ma perché le persone tradiscono? E perché lo fanno anche quando sono felici?

Priya non sa spiegarselo. Elenca tutti gli aspetti positivi della vita coniugale e mi assicura che in Colin c’è tutto quello che ha sempre sognato di trovare in un marito. Come molti, è convinta che i tradimenti avvengano solo quando nel matrimonio manca qualcosa. Se a casa c’è tutto quello che serve (come promette il matrimonio moderno), non bisognerebbe cercare altrove. Di conseguenza, l’infedeltà dev’essere il sintomo di una relazione che ha preso una brutta piega.

Però la teoria del sintomo ha diversi limiti. Innanzi tutto rafforza l’idea secondo cui esisterebbe il matrimonio perfetto, che dovrebbe vaccinarci contro il desiderio di esplorare altri lidi. Eppure il nuovo ideale di vita matrimoniale non ha ridotto il numero degli uomini e delle donne che vanno in cerca d’altro. Anzi, per uno scherzo crudele del destino, potrebbe essere proprio l’attesa della beatitudine domestica a predisporci all’infedeltà. In passato tradivamo perché non ci aspettavamo che il matrimonio offrisse amore e passione. Oggi tradiamo perché il matrimonio non riesce a dare l’amore e la passione promessi. I nostri desideri non sono cambiati: siamo noi che ora pensiamo di avere il diritto, se non l’obbligo, di inseguirli.

In secondo luogo, non c’è sempre un collegamento diretto tra l’infedeltà e un matrimonio che non funziona. Certo, in molti casi il tradimento compensa una mancanza o è una via d’uscita. Un legame poco solido, la tendenza a evitare i conflitti, l’assenza prolungata di sesso, la solitudine o semplicemente anni passati a litigare sulle stesse cose: molte persone tradiscono dietro la spinta della discordia domestica. Ma ci sono anche gli infedeli recidivi, i narcisisti che tradiscono impunemente solo perché possono farlo.

Nel corso delle sedute incontro persone come Priya, che mi assicurano: “Io amo mia moglie/mio marito. Siamo i nostri migliori amici e siamo felici insieme”, e poi aggiungono: “Ma ho una relazione extraconiugale”. Molte di queste persone sono state fedeli per anni, a volte decenni. Sembrano equilibrate, mature, amorevoli e profondamente coinvolte nel loro rapporto di coppia. Poi, un bel giorno oltrepassano una linea che non avrebbero mai immaginato di oltrepassare, attirati dal barlume di qualcosa. Ma cosa?

A forza di ascoltare queste storie di trasgressioni, che vanno dalle avventure di una notte a relazioni piene di passione, ho cominciato a cercare spiegazioni alternative. Dopo il superamento della crisi iniziale, è importante poter esplorare l’esperienza soggettiva di una relazione extraconiugale, oltre al dolore che può causare. Per questo incoraggio gli amanti traditori a raccontarmi la loro storia. Voglio capire cosa significa per loro quella relazione. Perché l’hai fatto? Perché proprio con lui? Perché con lei? Perché ora? Era la prima volta? Hai fatto tu la prima mossa? Hai provato a resistere? Come ti sei sentito o sentita? Stavi cercando qualcosa? Cos’hai trovato?

Una delle verità più scomode è che quello che per il partner A può essere un tradimento straziante, per il partner B può invece essere un’occasione di trasformazione. Le avventure extraconiugali sono dolorose e destabilizzanti, ma possono anche essere liberatrici e rafforzarci. È fondamentale capire entrambe le parti, sia che i due partner decidano di mettere fine al matrimonio sia che vogliano restare insieme, ricostruendo e rilanciando la coppia.

Adottando questa duplice prospettiva su un tema così scottante, so che rischio di essere considerata una sostenitrice delle relazioni extraconiugali o di essere accusata di non avere solidi princìpi morali. Ci tengo a sottolineare che non approvo l’inganno e non prendo il tradimento alla leggera. Ogni giorno nel mio studio mi confronto con il dolore che provocano. Ma le tortuosità dell’amore non si lasciano delimitare dalle categorie di bene e male, di vittima e carnefice. Non condannare non significa scusare, e c’è molta differenza tra capire e giustificare. Il mio ruolo è creare uno spazio dove la diversità delle esperienze possa essere esplorata con partecipazione. Ho scoperto che le persone tradiscono per un grande numero di ragioni, e ogni volta che penso di averle sentite tutte ne trovo una nuova.

Con un misto di rapimento e orrore, Priya mi racconta dei bollenti appuntamenti segreti con il suo amante: “Non abbiamo un posto dove andare, per cui finiamo sempre per nasconderci nel suo camion, nei cinema o sulle panchine dei parchi, con lui che m’infila le mani nei pantaloni. Mi sembra di essere un’adolescente con il fidanzatino”. Non si stanca di sottolineare la natura liceale di tutta la vicenda. Hanno fatto sesso solo cinque o sei volte da quando hanno cominciato a vedersi. Più che una storia di sesso, è una storia basata sul sentirsi sexy. Senza sapere che sta descrivendo una delle più frequenti esperienze dei traditori, Priya dice: “Mi fa sentire viva”.

Ascoltandola, comincio a pensare che la sua relazione extraconiugale non abbia niente a che vedere con suo marito o con il loro rapporto. Nella sua storia riecheggia un tema che incontro spesso: il tradimento come scoperta di sé, come ricerca di un’identità nuova o perduta. Per questi esploratori l’infedeltà non è tanto il sintomo di un problema, quanto un’esperienza liberatoria fatta di crescita, scoperta e trasformazione.

ANNA PARINI

“Liberatoria?”, potrebbe obiettare qualcuno. “Scoperta di sé? Il tradimento è un tradimento, a prescindere dalle stravaganti etichette che una persona può affibbiargli. È un atto crudele, egoista, disonesto e violento”. In effetti per la persona tradita può essere così. Il tradimento è un’esperienza fortemente personale, vissuta come un attacco diretto alla parte più vulnerabile di sé. Eppure mi trovo spesso a chiedere ai partner traditi di considerare un’ipotesi che può sembrargli assurda: e se tutto questo non avesse nulla a che fare con loro?

A volte quando cerchiamo lo sguardo di un altro, non è dal nostro partner che ci stiamo allontanando, ma dalla persona che siamo diventati. Non stiamo cercando un amante ma una versione diversa di noi stessi. Lo scrittore messicano Octavio Paz ha descritto l’erotismo come una “sete di alterità”. Spesso l’altro così inebriante che le persone scoprono in una relazione extraconiugale non è il nuovo partner, ma un nuovo sé.

Ostinarsi a cercare punti deboli nel coniuge tradito per dare un senso a casi come quello di Priya è un esempio del cosiddetto effetto lampione: un uomo ubriaco cerca le chiavi smarrite non dove gli sono cadute, ma dove c’è luce. Gli esseri umani tendono a cercare la verità dov’è più facile guardare, non dov’è più probabile che si trovi.

Forse è per questo che così tante persone accettano la teoria del sintomo. Dare la colpa a un matrimonio in crisi è più facile che fare i conti con i nostri enigmi esistenziali, le nostre aspirazioni e la nostra noia. Il problema è che, a differenza dell’ubriaco, la cui ricerca è vana, in un matrimonio riusciamo sempre a trovare dei problemi. Ma potrebbero non essere la chiave di lettura giusta per capire una relazione extraconiugale.

Se un investigatore s’interessasse al matrimonio di Priya farebbe senz’altro delle scoperte: la sua posizione di debolezza come parte della coppia che guadagna meno, la sua tendenza a reprimere la rabbia ed evitare il conflitto, il senso di claustrofobia che a volte prova, la graduale fusione di due individui in un unico “noi” (“ci è piaciuto questo ristorante?”). Continuando su questa strada io e Priya avremmo avuto una conversazione interessante, ma non era di questo che dovevamo parlare. Il fatto che in una coppia ci siano dei problemi non vuol dire che quei problemi abbiano portato al tradimento.

“Credo che tutto questo abbia a che vedere con te, non con il tuo matrimonio”, provo a suggerirle. “Quindi parlami di te”.

“Sono sempre stata brava. Una brava figlia, una brava moglie, una brava madre. Disciplinata. Sempre il massimo dei voti”. Cresciuta in una famiglia tradizionale e di modeste condizioni economiche, Priya non ha mai fatto distinzione tra le domande “cosa voglio?” e “cosa vogliono da me?”. Non è mai uscita, non ha mai bevuto, non ha mai fatto tardi con gli amici e ha fumato la sua prima canna a 22 anni. Dopo il college ha aiutato economicamente la sua famiglia, come fanno tanti figli di immigrati, e ha sposato il ragazzo giusto. Ora deve affrontare un dubbio assillante: “Se non sono perfetta, mi ameranno lo stesso?”. Una voce nella sua testa si chiede come possa essere la vita delle persone “cattive”. Si sentono più sole? Sono più libere? Si divertono di più?

La relazione extraconiugale di Priya non è né un sintomo né una patologia. È una crisi d’identità, un riassestamento interiore della sua personalità. Durante le sedute parliamo del dovere e del desiderio, dell’età e della giovinezza. Le sue figlie stanno entrando nell’adolescenza e sperimentano una libertà che lei non ha mai conosciuto. Priya le sostiene e al tempo stesso le invidia. All’avvicinarsi dei cinquant’anni sta vivendo la sua tardiva ribellione adolescenziale.

Queste spiegazioni possono sembrare superficiali, finti problemi da abitanti di paesi ricchi o razionalizzazioni che mascherano comportamenti immaturi, egoisti e offensivi. Priya è la prima a riconoscerlo: pensiamo entrambe che la sua vita sia invidiabile. Eppure sta rischiando tutto. Questo basta a convincermi che non bisogna prendere alla leggera il suo comportamento: se posso aiutarla a chiarire il senso delle sue azioni, forse riusciremo a capire come può mettere fine alla sua avventura, dato che è quello che dice di volere. Chiaramente non si tratta di una storia d’amore destinata a diventare importante (come succede in altri casi). È cominciata come un’avventura e come tale finirà, speriamo senza mandare all’aria il matrimonio di Priya.

Isolato dalle responsabilità della vita quotidiana, l’universo parallelo delle relazioni extraconiugali è spesso idealizzato, come fosse la promessa di un’esperienza trascendentale. Per alcune persone, come Priya, è un mondo di possibilità, una realtà alternativa dove reinventarsi. Quest’universo sembra non avere limiti proprio perché è racchiuso nei limiti della clandestinità. È un interludio poetico in una vita prosaica.

Le storie d’amore proibite sono di per sé utopistiche, soprattutto se confrontate ai banali limiti previsti dal matrimonio e dalla famiglia. Una delle principali caratteristiche di questo universo intermedio, e la chiave per capirne il fascino, è il fatto di essere irrealizzabile. Le relazioni extraconiugali sono per definizione precarie, inafferrabili e ambigue. L’indeterminatezza, l’incertezza, il non sapere quando ci si rivedrà (tutte cose che non sopporteremmo in un matrimonio) diventano il motore di un’attesa impaziente. Non potendo avere il nostro o la nostra amante, continuiamo a volerlo o volerla. Questa sensazione – “così vicino eppure così irraggiungibile” – crea il mistero erotico delle relazioni extraconiugali, tenendo viva la fiamma del desiderio. A rafforzare la separazione tra queste relazioni e la realtà si aggiunge il fatto che molti, come Priya, scelgono per amanti delle persone che non potrebbero mai diventare loro compagne di vita. Perdendo la testa per qualcuno di una classe sociale, di una cultura o di un’età molto diversa dalla nostra, giochiamo con possibilità che non prenderemmo mai realmente in considerazione.

ANNA PARINI

Una volta svelate, queste relazioni raramente sopravvivono. Si potrebbe pensare che un rapporto per il quale si è rischiato tanto sia in grado di resistere alla luce del sole. Stregati dalla passione, gli amanti parlano con trasporto delle cose che potrebbero fare stando insieme. Ma quando cade il divieto, quando si consuma il divorzio, quando il sublime si mescola con l’ordinario e la relazione entra nella vita reale, cosa succede? Alcuni abbracciano serenamente la nuova legittimità, ma nella maggior parte dei casi non va così. La mia esperienza m’insegna che molte di queste storie finiscono, anche quando il matrimonio va a monte. Per quanto l’amore possa essere autentico, un’avventura per essere tale deve rimanere una bella fantasia.

La relazione extraconiugale vive all’ombra del matrimonio, ma il matrimonio vive al centro della relazione extraconiugale. Senza la sua stuzzicante illegittimità, il rapporto con l’amante sarebbe altrettanto seducente? Se Priya e il suo principe tatuato avessero una stanza tutta loro, sarebbero colti dagli stessi brividi che provano sul sedile posteriore del camion? La ricerca di una parte inesplorata di sé è un tema importante nei racconti di chi tradisce, e ha molte varianti. L’universo parallelo di Priya l’ha trasportata fino all’adolescenza che non ha mai avuto. Altri sono attratti dal ricordo della persona che erano. E poi ci sono quelli che, attraverso le loro fantasie, risalgono all’opportunità mancata, all’occasione sprecata, alla persona che sarebbero potuti essere. Come ha scritto il sociologo Zygmunt Bauman, nella vita moderna “c’è sempre il sospetto che uno stia vivendo una menzogna o un errore; che qualcosa di essenziale sia stato tralasciato, perso, trascurato, non sperimentato o non esplorato; che un obbligo vitale nei confronti del nostro autentico sé sia stato ignorato, o che alcune occasioni di provare una felicità sconosciuta, completamente diversa da qualunque felicità già sperimentata, non siano state colte in tempo e siano ormai perse per sempre”.

Bauman evoca il nostro rimpianto per le vite che non abbiamo vissuto, le identità che non abbiamo esplorato e le strade che non abbiamo preso. Da bambini abbiamo la possibilità di recitare tanti ruoli. Una volta adulti, ci ritroviamo spesso delimitati da quelli che ci sono stati assegnati o che abbiamo scelto. Quando selezioniamo un partner c’impegniamo in una storia. Ma rimaniamo curiosi: quali altre storie avremmo potuto vivere? Le relazioni extraconiugali ci permettono di gettare uno sguardo su altre vite, di sbirciare sull’estraneo dentro di noi. L’adulterio è la vendetta delle possibilità mai colte.

Dwayne non ha mai smesso di pensare alla sua fidanzata del college, Keisha. Con lei aveva fatto il miglior sesso della sua vita, e Keisha occupava ancora un posto importante nelle sue fantasie. Sapevano entrambi di essere troppo giovani per impegnarsi seriamente e si erano lasciati a malincuore. Negli anni Dwayne si è chiesto spesso cosa sarebbe successo se si fossero conosciuti in un momento diverso della loro vita.

Poi entra in scena Facebook. L’universo digitale offre opportunità senza precedenti di riprendere contatto con persone uscite dalla nostra vita tanto tempo fa. Non abbiamo mai avuto tante possibilità di ritrovare i nostri ex né tanto materiale per la nostra curiosità: “cosa saranno diventati tizio e caio?”, “chissà se si è mai sposata?”, “sarà vero che il suo rapporto di coppia è in crisi?”, “è ancora carina come la ricordo?”. Basta un clic per avere la risposta. Un giorno Dwayne ha cercato il profilo di Keisha. Il caso ha voluto che vivessero nella stessa città. Lei, sempre attraente, era divorziata. Lui, invece, era felicemente sposato, ma la sua curiosità ha avuto il sopravvento e presto la sua nuova amica è diventata un’amante segreta.

Ho l’impressione che, con il diffondersi dei social network, negli ultimi dieci anni siano aumentate le relazioni extraconiugali tra ex. Questi incontri retrospettivi avvengono in una dimensione a metà tra il noto e l’ignoto, intrecciando la familiarità di qualcuno che conoscevamo alla novità creata dal passare del tempo. La scintilla con una vecchia fiamma offre una combinazione unica di fiducia intrinseca, senso del rischio e vulnerabilità. Ed è un catalizzatore delle nostre aspirazioni nostalgiche. La persona che ero in passato, ma che ho perso, è la persona che un tempo l’altro conosceva.

Priya è sconcertata e mortificata da come sta mettendo a repentaglio il suo matrimonio. I limiti che sta sfidando sono allo stesso tempo gli impegni che le stanno più a cuore. Ma è proprio questo il fascino della trasgressione: ci spinge a mettere a rischio le cose a cui teniamo di più. È impossibile parlare di rapporti senza affrontare la spinosa questione delle regole e del desiderio, così umano, di trasgredirle. Il rapporto con tutto ciò che è proibito ci permette di far luce sugli aspetti più oscuri e meno lineari della nostra umanità. Contravvenire alle regole è un modo per affermare la libertà sulle convenzioni, il sé sulla società. Profondamente consapevoli della legge di gravità, sogniamo di volare.

Priya ha spesso l’impressione di essere una contraddizione vivente. A volte è terrorizzata per il suo comportamento avventato, altre volte è incantata dalla sua audacia. È tormentata dalla paura di essere scoperta, ma è anche incapace di mettere fine alla sua storia. Un pensiero la ossessiona: e se per una volta mi comportassi come se non ci fossero regole?

Nei nostri scambi Priya fa chiarezza nella sua confusione. È sollevata di non dover mandare a rotoli il rapporto con Colin. Ma assumersi la piena responsabilità delle sue azioni la fa sentire in colpa: “Non vorrei mai ferirlo. Se lo sapesse, ne sarebbe distrutto. E sapere che tutto questo non ha nulla a che vedere con lui non cambierebbe niente. Non lo crederebbe mai”.

Forse ha ragione. Forse sapere cos’ha dato origine all’infedeltà di sua moglie non allevierebbe il dolore di Colin. O forse sì. Dopo anni di esperienza professionale, non riesco ancora a prevedere cosa faranno le persone quando scoprono un tradimento. Alcuni rapporti vanno in pezzi anche dopo la scoperta di una tresca effimera. Altri mostrano una sorprendente capacità di riprendersi perfino dopo tradimenti prolungati.

Priya ha provato più volte a mettere fine alla sua relazione extraconiugale. Cancella il numero di telefono dell’amante, prende strade diverse tornando a casa dopo aver lasciato i figli a scuola, si ripete che tutto questo è sbagliato. Ma le restrizioni che s’impone sono nuove, elettrizzanti regole da trasgredire: dopo tre giorni il finto nome dell’amante è di nuovo nella rubrica del telefono. Eppure il suo tormento cresce proporzionalmente ai rischi. Comincia a sentire gli effetti corrosivi del segreto, e diventa meno prudente. Il pericolo la segue in ogni cinema e in ogni parcheggio isolato.

Non spetta a me dirle cosa dovrebbe fare. Anche perché lei stessa ha chiarito che la cosa giusta è interrompere la storia. Ma ha anche ammesso di non volerlo fare davvero. Quello che vedo, ed è qualcosa che lei non ha ancora capito, è che Priya ha paura di perdere non l’amante ma quella parte di sé che l’amante ha risvegliato. Questa distinzione tra la persona e l’esperienza è fondamentale. Priya deve capire che anche se rinuncia al camionista, non perderà se stessa.

“Tu credi di aver avuto una relazione con il camionista”, le dico. “In realtà hai avuto un incontro intimo con te stessa, mediato da lui. Non mi aspetto che tu mi creda ora, ma sappi che puoi interrompere la storia e mantenere parte di quello che ti ha dato. Hai ristabilito il contatto con un’energia, con un senso di giovinezza. Ti sembra che, lasciandolo, chiuderesti la porta a tutto questo. Ma con il tempo scoprirai che quell’alterità che tanto desideri si trova dentro di te”.

Ai miei pazienti dico spesso che se potessero riversare nel loro matrimonio un decimo del coraggio, dell’allegria e dell’energia che investono nella loro relazione extraconiugale, la loro vita matrimoniale sarebbe molto diversa. La nostra immaginazione creativa sembra essere molto più ricca quando ci dedichiamo alle nostre trasgressioni anziché ai nostri impegni. Eppure in questo momento mi torna in mente una scena toccante del film A walk on the Moon – Complice la luna. Il personaggio di Diane Lane ha una storia con un venditore di camicette dallo spirito libero. Quando la figlia adolescente le chiede: “Lo ami più di noi tutti messi insieme?”, la madre le risponde: “No, ma a volte è più facile essere diversi con una persona diversa”.

Se Priya dovesse mettere fine una volta per tutte alla sua relazione extraconiugale, si troverebbe di fronte a un nuovo dilemma: dirlo o non dirlo al marito? Il suo matrimonio sopravvivrebbe al dolore della rivelazione? Potrebbe andare avanti con quella bugia mai confessata? Non ho una risposta. Non giustifico l’inganno, ma ho anche visto troppi segreti rivelati incautamente lasciare ferite indelebili. In molti casi, però, ho aiutato delle coppie ad avanzare verso il traguardo della rivelazione, nella speranza che potesse aprire nuovi canali di comunicazione.

Le catastrofi riescono a proiettarci nell’essenza delle cose. In seguito a tradimenti devastanti, molte coppie mi raccontano di aver avuto gli scambi più profondi e onesti dall’inizio della loro storia. Il rapporto è messo a nudo: attese mai soddisfatte, risentimenti mai espressi, desideri mai esauditi. L’amore è una questione intricata, l’infedeltà lo è ancora di più. Ma offre anche uno spiraglio unico sulle voragini del cuore umano.

La rivelazione di una relazione extraconiugale obbliga le coppie a fare i conti con alcune domande. Cosa significa per noi la fedeltà e perché è importante? È possibile amare più di una persona alla volta? Possiamo imparare a fidarci nuovamente l’uno dell’altro? Come trovare insieme lo sfuggente equilibrio tra bisogni emotivi e desideri erotici? La passione è destinata a spegnersi? E ci sono aspirazioni che un matrimonio, anche riuscito, non può soddisfare?

Secondo me, questi scambi dovrebbero far parte di qualsiasi relazione intima tra adulti, fin dall’inizio. È molto meglio affrontare questi argomenti prima che scoppi una crisi. Parlare, in un clima di fiducia, di ciò che ci spinge a trasgredire può favorire l’intimità e l’impegno. Purtroppo molte coppie si ritrovano a parlare di tutto questo solo dopo un tradimento. Priya e Colin dovranno avere queste discussioni mentre sono alle prese con gli effetti devastanti dell’infedeltà, della disonestà e della fiducia tradita.

Ogni relazione extraconiugale ridefinisce un matrimonio e ogni matrimonio determina che segno lascerà la relazione extraconiugale. Anche se l’infedeltà è diventata uno dei principali motivi di divorzio nei pae­si occidentali, ho visto molte coppie restare insieme dopo la rivelazione di un tradimento. Credo che il matrimonio di Priya e Colin abbia buone probabilità di sopravvivere, ma la qualità del loro rapporto dipenderà da come metabolizzeranno la trasgressione di lei. Ne usciranno più forti? O seppelliranno la relazione extraconiugale sotto una montagna di vergogna e diffidenza? Riuscirà Priya a uscire dall’egocentrismo e ad affrontare il dolore che ha causato? Riuscirà Colin a consolarsi sapendo che, nonostante la relazione, Priya non lo stava respingendo? E avrà la possibilità d’incontrare la donna giovane e spumeggiante che Priya è diventata nella sua vita parallela? Molti di noi avranno nel corso della loro vita due o tre relazioni importanti o matrimoni. Spesso quando due partner si rivolgono a me dopo un tradimento, mi accorgo subito che il loro primo matrimonio è finito. Così gli chiedo: vi piacerebbe se ne creassimo un altro? ◆ fs

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Questo articolo è uscito sul numero 1235 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati