L’assassinio di una bambina di undici anni, Lyhanna R.B., scomparsa il 29 maggio 2026 nel sud della Francia e ritrovata senza vita il 4 giugno, ha riaperto delle ferite non ancora guarite tra i francesi. Nella stessa settimana in cui centinaia di persone sono scese in piazza per Lyhanna, il cantante Patrick Bruel è stato fermato e accusato di stupro e violenza sessuale su quattro donne e il sindaco di Parigi ha avviato una campagna contro gli abusi nei doposcuola.
Tutti questi casi ne riportano alla luce altri: gli stupri subiti da Gisèle Pelicot (drogata e fatta violentare dal marito), il caso del chirurgo Joël Le Scouarnec che abusò di centinaia di bambini sotto anestesia e gli orrori commessi nel collegio cattolico di Bétharram, i cui ex alunni hanno denunciato violenze fisiche e sessuali. Sembra che in Francia non passi un mese senza un nuovo scandalo. E ogni volta si tratta di stupri, abusi e omicidi ai danni di donne e bambini.
In cerca di responsabilità
Nei giorni successivi al ritrovamento del corpo di Lyhanna e all’arresto del presunto colpevole, nelle piazze davanti ai tribunali francesi hanno manifestato donne piene di rabbia. La regista e attivista Andréa Bescond ha esortato a manifestare davanti al ministero della giustizia ogni lunedì, finché non sarà promulgata una legge più efficace contro la violenza sessuale e di genere: “Se la polizia e i magistrati avessero avuto i mezzi per fare il loro lavoro, Lyhanna non sarebbe stata uccisa. Lo stato deve assumersi le proprie responsabilità”.
Tra la folla c’è anche qualche uomo, ma la stragrande maggioranza è composta da donne. Perché? I mezzi d’informazione francesi sembrano non dare molto peso alla cosa. Il giornalista Guilherme Ringuenet, che ha scritto un libro sulla violenza sessuale sui bambini, ha un’idea del motivo: “Gli uomini danno per scontato che siano le donne a prendersi cura dei bambini. Questo è un grande problema, in Francia. Gli uomini non si sentono responsabili per quello che viene fatto alle vittime, non pensano che sia qualcosa che li riguarda”.
I numeri sono eloquenti. Ogni anno nel paese 160mila bambini sono vittime di abusi: un “crimine di massa”, lo definisce Ringuenet. Ancora più doloroso è sapere che la morte di Lyhanna avrebbe potuto essere evitata. Il suo rapitore e presunto assassino era già stato più volte accusato di aver stuprato bambine di circa dieci anni. Era registrato in Cassiopée, la banca dati centralizzata del ministero della giustizia. Ora risulta anche che l’uomo guardava video a sfondo sessuale su TikTok, con protagoniste bambine che hanno ancora i denti da latte e che mostrano orgogliose le loro Barbie. Inoltre è emersa una serie di denunce anche contro suo fratello e suo padre, sempre per stupro.
Ma è soprattutto la vicenda di Rosa, anche lei undicenne, a sconvolgere i francesi. Il fatto è avvenuto nell’agosto 2025: in seguito alla denuncia della madre, un medico aveva visitato la ragazzina constatando che era stata vittima di abusi sessuali. Il caso di Rosa era rimbalzato tra diversi commissariati. Il sospettato, Jérôme B., era stato brevemente interrogato, ma niente di più. Finché, nel maggio 2026, l’uomo ha rapito Lyhanna.
Mentre le donne esigono le dimissioni del ministro della giustizia Gérald Darmanin, lui ha incaricato la procura di riesaminare in modo approfondito settantamila denunce in cui le vittime sono minorenni. Entro il 14 luglio.
“Nessuno va in vacanza”, ha affermato il ministro. “Si tratta di una questione estremamente grave per la fiducia che i francesi ripongono in noi”. Per mettere in qualche modo freno all’indignazione pubblica, il presidente Emmanuel Macron ha fatto rimuovere il capo della gendarmeria.
Sebbene sia il presidente sia i ministri facciano ricadere ogni responsabilità sul pubblico ministero e la polizia, Darmanin ha annunciato anche pene più severe. Ma gli esperti si chiedono quanto serviranno. Le cifre dimostrano che la causa del problema non risiede nella severità delle condanne. Nel 2024 è stato condannato solo l’8 per cento delle persone accusate di stupro (sia su adulti sia su minorenni).
Nonostante le nuove assunzioni degli ultimi dieci anni, la Francia ha ancora solo undici giudici ogni centomila abitanti, contro la media europea di 22. Per quanto riguarda i pubblici ministeri la proporzione è di tre contro i 12 della media europea. È questo a provocare le “negligenze” nel trattamento dei casi di violenza sessuale, secondo la regista Bescond.
I bambini fastidiosi
In tv i presentatori si chiedono con un certo sconforto cosa stia succedendo. Arnaud Gallais, fondatore dell’organizzazione in difesa dei minorenni Mouv’enfants, non si spiega come mai la giustizia si sforzi tanto per tenere d’occhio persone che rappresentano un potenziale rischio per la sicurezza nazionale, ma non faccia lo stesso per combattere gli abusi sui minorenni e la pedofilia. “Non è il terrorismo a fare 160mila vittime ogni anno”, ha detto intervistato in tv. “Ma le cose non cambiano, e noi non impariamo niente”. “Dobbiamo analizzare seriamente tutta la nostra cultura, combattere l’incesto e riconsiderare il ruolo dei bambini nella società”, ha dichiarato Andréa Bescond al quotidiano Libération, all’indomani della manifestazione dell’8 giugno a place Vendôme, a Parigi, dopo essere stata trascinata via dalla polizia. In realtà, il problema nella società francese è molto più profondo.
Certo, bisogna concentrarsi di più sulla pedofilia. Bisogna superare il tabù e trovare trattamenti efficaci per gli uomini che si sentono attratti dai bambini. Perché l’immagine di Jérôme B. è ancora quella di un pedofilo incapace di reprimere i propri impulsi. Però non è sempre così, afferma Guilherme Ringuenet: molto più spesso si tratta di uomini “convinti che i bambini esistano per obbedire”.
Infatti, a differenza di quanto succede in molti altri paesi, in Francia i bambini sono visti come “un problema”. “Fanno rumore, danno fastidio. In Francia i bambini non sono benvenuti, e quindi non vengono ascoltati”.
Non è solo Ringuenet a dirlo. Al telefono da Bordeaux, dove collabora con l’università, il sociologo Romain Delès fornisce una spiegazione simile: “Se ti trovi in un parco giochi francese e chiacchieri con gli altri genitori, il tema della conversazione è sempre quanto è fastidioso un bambino. È così estenuante, e oh là là, che altro ha combinato adesso?”.
In Francia solo dal 2019 è vietato infliggere punizioni corporali ai bambini. La loi anti-fessée, la legge antisculacciate, è stata introdotta quarant’anni dopo rispetto alla Svezia. Secondo Delès c’è una netta differenza tra la Francia e altri paesi in cui è normale considerare i bambini come individui. “Non dico che questo spieghi l’incesto, ma il maltrattamento dei bambini in Francia è fin troppo comune”.
Emancipazione sfuggente
E c’è di più. In Svezia, alla fine degli anni settanta, più o meno nello stesso periodo in cui è stato vietato picchiare i bambini, è stato introdotto anche il congedo parentale. Due misure che insieme contribuiscono a una politica di lungo periodo che mira a raggiungere una completa emancipazione degli uomini e delle donne.
Delès è andato in Svezia per fare un paragone con la realtà francese, ed è giunto alla conclusione che l’emancipazione nel suo paese non è mai stata portata a termine. “La prima fase, quella rivolta alle donne, è riuscita bene, ma la seconda fase, in cui gli uomini devono assumere un nuovo ruolo, non c’è mai stata”.
Il sociologo si è reso conto che in Francia esiste un “sessismo benevolo”: sexisme bienveillant. Significa che gli uomini sono disposti a eliminare una serie di barriere, per offrire alle donne possibilità sul mercato del lavoro e in politica. Il loro ruolo, però, non è cambiato. Si considerano tuttora i protettori delle donne.
◆ Non è semplice fare un confronto tra i diversi paesi. In Svezia, per esempio, la legge contro la violenza sessuale contempla definizioni molto ampie, quindi il numero di denunce risulta altissimo. In Francia molte violenze sessuali non sono denunciate oppure le denunce non portano a una condanna.
I dati europei in materia di stupro riguardano ragazze e donne dai 15 anni in su. Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, il 12 per cento delle donne negli stati dell’Unione europea ha subìto “una qualche forma di violenza sessuale” prima dei 15 anni.
Per quanto riguarda la violenza in generale contro i minori, la Commissione europea evidenzia la difficoltà nel confrontare i dati. A volte, inoltre, il concetto di violenza cambia a seconda delle culture.
In Italia nel 2025 sono circa 6,4 milioni le donne di età compresa tra i 16 e i 75 anni che hanno subìto almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). E 113.892 minorenni risultano in carico ai servizi sociali per maltrattamenti: un aumento del 58 per cento rispetto alla precedente indagine del 2018. Trouw, Istat, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza
“Gli storici riconducono questo atteggiamento all’amour courtois, la cultura del corteggiamento, la galanteria. Superbe! Ma significa anche che considerano le donne degli oggetti da difendere o da conquistare. Non come loro pari”. Secondo Delès questo sessismo benevolo è solo sessismo sotto mentite spoglie.
In Francia gli uomini non hanno un rapporto alla pari né con i bambini né con le donne; l’uomo francese si sente superiore al bambino, e anche alla donna. Questo, secondo Ringuenet, spiega perché non sono sempre solo pedofili quelli che abusano dei bambini e li uccidono. “Anche se non c’è un legame diretto con la pedofilia, c’è comunque un legame con i bambini. E con il fatto che i bambini non vengono ascoltati”.
Cambiamento nella società
Questa disuguaglianza e questo senso di superiorità confluiscono nella pornografia, in cui le donne sono infantilizzate e in cui si pone l’accento sulla superiorità provata dagli uomini nei confronti dei bambini e delle donne. Il “feticismo del bambino”, lo definisce Ringuenet. “La lotta per la parità dei sessi e il contrasto agli abusi sui minori e alla pedofilia non sono questioni separate. Viviamo in società estremamente sessualizzate e questo ricade sulle donne, ma anche sui bambini, soprattutto sulle bambine”. La soluzione quindi non sta per forza in pene più severe. I pedofili devono essere ascoltati e curati, molto prima che possano passare all’azione. La giustizia deve ottenere più libertà d’azione per indagare sulle denunce, perseguire i colpevoli e tenere sotto controllo i condannati, anche dopo che hanno scontato la pena. Ma soprattutto i bambini e le donne devono essere presi sul serio, deve cambiare qualcosa nella società, come ha affermato Bescond.
Delès vorrebbe prendere esempio dalla Svezia, dove si è puntato su un maggiore coinvolgimento maschile. Il congedo parentale, per esempio, è diviso in modo equo tra i genitori. “Gli uomini sono praticamente obbligati a occuparsi del neonato, per almeno due mesi. Rimangono a casa da soli e devono cucinare, fare le pulizie, e in questo modo si crea un nuovo modello maschile in grado di assumersi un ruolo di cura”.
Si tratta di una politica a lungo termine che rivaluta la genitorialità. In Francia, dove i genitori mandano i figli all’asilo nido appena compiono tre mesi, simili idee non sono ancora diffuse. L’approccio svedese favorisce una maggiore empatia tra i componenti della famiglia, ritiene Delès. Ed è nella mancanza di questa empatia che pensa di aver individuato il legame con tutta quella violenza sessuale, i rapimenti di bambini e gli omicidi che avvengono in Francia: dalla libertà che il cantante Bruel crede di avere nei suoi rapporti con le donne, al risentimento con cui Dominique Pelicot voleva sottomettere sua moglie, al grande numero di bambini che ogni anno sono vittime di violenza sessuale e a volte addirittura di omicidio. Le donne francesi si sono emancipate, adesso tocca agli uomini. ◆ oa
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati