Samira ha 34 anni e siede nel bar panoramico dell’elegante hotel Cesar insieme a un’amica. Bevono birra e mangiano un’insalata a un tavolo con vista sul viale di Tangeri. Si direbbe che si stiano semplicemente godendo la serata circondate dagli ospiti dell’albergo. Ma guardando meglio ci si accorge che cercano in continuazione di incrociare gli sguardi degli uomini intorno, per lo più ricchi marocchini e turisti provenienti dall’Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti. C’è anche qualche europeo. Le ragazze tentano di sedurli e di farsi offrire da bere, per poi, forse, avere con loro un rapporto sessuale a pagamento.
“Vengo da Rabat, ma a Tangeri c’è molta più vita”, dice Samira in un misto di francese e inglese. Spiega che Tangeri attira turisti da tutto il mondo. I sauditi pagano meglio di chiunque altro, aggiunge con un sorriso, ma non per questo si fanno voler bene. “Molti non hanno alcun rispetto per le donne marocchine”.
Samira è una delle circa cinquantamila marocchine che si guadagnano da vivere così in bar, hotel e locali notturni. Spesso lontano da casa, dove nessuno le conosce. Secondo uno studio del ministero della salute del Marocco, le prostitute sono in grande maggioranza single, separate o vedove. Molte hanno figli o genitori a carico. Alcune lavorano ogni sera, altre solo quando hanno bisogno di denaro.
La diffusione della prostituzione in Marocco è un segreto noto a tutti. In Medio Oriente il paese è conosciuto come “la Thailandia del Nordafrica”. Ogni anno lo visitano circa settantamila sauditi. Secondo un rapporto della Lega marocchina per i diritti umani e civili, la metà dei turisti provenienti dagli stati del Golfo va in Marocco in cerca di sesso. Il fenomeno non emerge quasi mai, se non quando c’è qualche problema, com’è successo all’inizio di gennaio: la polizia di Tangeri ha smantellato una rete di prostituzione nel quartiere di Malabata e ha arrestato undici persone, tra cui proprietari di ville, una guardia, prostitute e quattro clienti sauditi.
Nessun ostacolo
Il codice penale marocchino punisce il sesso fuori dal matrimonio (nel 2019 più di tremila cittadini erano sotto processo per adulterio), ma il regime sembra tollerare la prostituzione. A settembre del 2018 un famoso cantante degli Emirati Arabi Uniti, Eida al Menhali, è stato trovato in una villa di Marrakech con un gruppo di connazionali, due sauditi, un indiano, un omanita e più di trenta prostitute. Sette mesi dopo, le donne sono state condannate a pagare multe e scontare pene detentive con la condizionale, mentre gli ospiti stranieri sono stati prosciolti.
Come il mercato clandestino di hashish e alcolici, la prostituzione frutta molto denaro al Marocco. “Ufficialmente, essendo uno stato islamico, la prostituzione è vietata sia dalla religione sia dalla legge”, spiega Abdessamad Dialmy, 71 anni, studioso di “sessualità e identità” all’università Mohammed V di Rabat, tra i pochi a esprimersi apertamente sul tema. “Ma i profitti sono così alti che le autorità finiscono per consentirla, anche come strumento di lotta alla povertà. Se la prostituzione sparisse, in certe aree scoppierebbe una vera e propria crisi”.
Finché i clienti pagano, le autorità marocchine chiudono un occhio. “I turisti dei paesi del Golfo non incontrano ostacoli”, dice Dialmy. “Ville, automobili, donne: possono avere tutto quello che vogliono, e gli abusi vengono nascosti”. Per gli strati più poveri della società è una fonte di guadagno. Non sono poche le donne marocchine che si mantengono grazie ai versamenti che ricevono dall’Arabia Saudita attraverso la Western Union. Oltre alle prostitute e alle loro famiglie, ci guadagnano anche sfruttatori, inservienti di hotel, portieri, tassisti e agenti corrotti.
Tangeri, a nord, e Marrakech, a sud, sono i centri nevralgici del turismo sessuale proveniente dai paesi del Golfo. Gli europei tendono a visitare il paese più per la natura, la cultura e le spiagge. Per l’ignaro turista tedesco, britannico o olandese, il mondo della prostituzione rimane in larga parte nascosto. Sauditi, qatarini e kuwaitiani sanno che nelle città marocchine si può fare tutto quello che nei loro paesi è impensabile. I marocchini, però, non sono ricambiati: il Marocco non è nemmeno nella lista dei 49 stati i cui abitanti, da un po’ di tempo, possono ottenere un visto turistico per l’Arabia Saudita.
Il vecchio centro di Tangeri, con la sua medina, un groviglio di vicoli pieni di negozietti, attira molti visitatori spagnoli, passeggeri di crociere e turisti europei e statunitensi. I numerosi locali servono tè alla menta che chiamano ironicamente “whisky marocchino”. Una camera in pensione costa pochissimo. Qui, nella Tangeri da cartolina, le prostitute sanno che non troverebbero molti clienti, perciò lavorano a qualche chilometro di distanza, nella parte nuova della città.
L’enorme viale è costeggiato da hotel e locali di lusso che spuntano come funghi, in parte finanziati con denaro proveniente dai paesi del Golfo. Club come lo Space, il Bling bling luxury, il 555 e il Borsalino cominciano a riempirsi solo dopo mezzanotte, quando nel centro storico regna già la quiete. Questo è il nuovo territorio della mafia della droga, dei marocchini più ricchi e dei turisti mediorientali.
Nello Space si vedono uomini con bottiglie di birra o bicchieri di whisky che siedono al bancone o a tavoli riservati in un ambiente buio e pieno di fumo. Decine di donne dall’abbigliamento provocante girano per il locale, ballano e cercano di incrociare gli sguardi dei potenziali clienti. Qui i sauditi possono avvicinarle parlando nella propria lingua e bere alcolici rimanendo anonimi. Sono ospiti graditi, ma mai quanto il re Salman bin Abdulaziz.
Quando il sovrano saudita è in città, Tangeri si trasforma in una piccola Riyadh. Re Salman, 84 anni, ha lasciato com’era il palazzo di suo padre sulle montagne di Tangeri. Un paio di anni fa ha fatto costruire sulla spiaggia di Jbila, poco fuori Tangeri, un enorme complesso circondato da un muro di un chilometro e mezzo pieno di telecamere. Nell’estate del 2017 il re e il suo entourage di circa mille persone avrebbero speso qui 85 milioni di euro in un solo mese: l’1,5 per cento dell’indotto del turismo in Marocco.
Vittime del sistema
Khalid Chamrouki, olandese originario della zona del Rif, nel nord del Marocco, ricorda bene gli yacht di uno dei principi sauditi attraccati tre anni fa nel porto di Tangeri. “Ovunque in città si vedevano sauditi a bordo di enormi Mercedes. Il bar dell’hotel Cesar era pieno di prostitute di ogni angolo del paese. Sparivano una dopo l’altra, come se fosse la cosa più normale del mondo. I sauditi davano mance generose, il personale dell’hotel si occupava solo di loro. Io mi sentivo poco considerato, tutti mi guardavano dall’alto in basso”.
◆ Dopo aver annunciato una serie di restrizioni sui voli nei giorni precedenti, il 15 marzo il Marocco ha sospeso del tutto i voli in entrata e in uscita nei suoi aeroporti per evitare la diffusione del Covid-19. Inoltre il governo ha chiuso le moschee, le scuole, i caffè e i ristoranti e ha cancellato tutti gli eventi sportivi e culturali. Il 19 marzo il governo ha approvato un progetto di legge per regolare l’uso dei social network, con l’obiettivo di evitare la diffusione di notizie false e di crimini informatici che potrebbero danneggiare l’ordine pubblico e l’economia. Nel paese ci sono 134 casi confermati di coronavirus e sono stati registrati quattro morti (dati aggiornati al 23 marzo). Reuters
Nelle ultime due estati il re Salman non si è fatto vedere a Tangeri. I rapporti tra le case reali del Marocco e dell’Arabia Saudita si sono raffreddati. Rabat si è rifiutata di sostenere il blocco saudita contro il Qatar, e il settore dell’accoglienza ci ha rimesso milioni di euro. Inoltre Riyadh ha deciso di non appoggiare la candidatura del Marocco per i Mondiali di calcio del 2026, preferendo quella congiunta di Stati Uniti, Canada e Messico.
Marrakech, la mecca dell’industria del sesso marocchina, non dipende dal re saudita. In passato diversi documentari hanno denunciato i pedofili a caccia di minorenni intorno alla celebre piazza Djemaa el Fna. Capita che le ragazzine offrano i propri servizi accanto ai cantastorie e agli incantatori di serpenti. “Ovviamente sono le prime vittime del sistema”, spiega Dialmy. “Nessuno si occupa di loro e sono relegate ai margini della società”.
La città dei “mille dirham (100 euro) per una notte” ha fatto anche da ambientazione per Much loved, il film del regista marocchino Nabil Ayouch uscito nel 2015, basato su interviste a cento donne e ragazze del mondo della prostituzione. Attraverso le vicende di quattro personaggi, Ayouch mostra un mondo di droga, alcol e sesso. La storia ruota intorno a un gruppo di sauditi che si comportano come bestie. Bevono whisky, fumano narghilè e pretendono ogni genere di servizio sessuale dalle prostitute marocchine. I sauditi la fanno franca perfino dopo aver abusato delle donne. Una di loro è addirittura stuprata dai poliziotti e deve pagare una mazzetta per tornare in libertà.
Ayouch credeva che il film avrebbe aperto un dibattito pubblico, ma si sbagliava. Much loved è stato censurato dal ministero della comunicazione e il regista ha dovuto assumere delle guardie del corpo per la sua sicurezza e per quella delle attrici. Secondo Ayouch, il Marocco non è stato in grado di aprire gli occhi sulla realtà della prostituzione “di lusso” a Marrakech. Il film è diventato presto un successo sul mercato nero marocchino. “Ma guardando indietro, ho l’impressione che Much loved abbia avuto comunque delle conseguenze”, dice Ayouch. “Si sono aperte delle porte. Aumentano le persone che si battono per i loro diritti, anche se resta da fare molta strada. Ma i marocchini sono più consapevoli del fatto che i problemi non si risolvono tacendo”.
Consegne a domicilio
Le prostitute “di lusso” di Marrakech aspettano clienti ovunque: dal piccolo bar dell’Imperial holiday hotel nel quartiere di Gueliz fino al prestigioso W-Club, dalla terrazza di Starbucks fino al carissimo 555. In tutti i casi per consumare il rapporto ci si deve spostare in una villa o in un appartamento. Quasi nessun hotel accetta “coppie non sposate” e l’uomo e la donna sono tenuti a prendere stanze separate. Il più delle volte, però, basta dare un po’ di soldi al portiere per poter stare insieme.
I ricchi turisti sessuali dei paesi del Golfo affittano spesso una delle numerose ville di lusso nella parte meridionale di Marrakech e, come in Much loved, si fanno “consegnare a domicilio” le donne. Amal, 32 anni, si riconosce nella protagonista Loubna Abidar. Amal è figlia di un uomo d’affari che l’ha abbandonata ed è cresciuta con la madre in povertà. Quando aveva diciotto anni, un londinese di origine indiana le ha offerto una via d’uscita. Il ricco musulmano era così attratto dalle giovani marocchine che dava ad Amal un mensile di diecimila dirham (circa mille euro) per poterle fare visita una volta al mese.
Amal ripensa con nostalgia alla relazione con l’uomo, di cui si era innamorata. Ma era chiaro che non avrebbero potuto costruirsi un futuro insieme. “La mia vita con lui era molto comoda”, racconta nel bar di un hotel del quartiere di Gueliz in cui gli uomini guardano una partita di calcio e le donne siedono al bancone. “Avevo un mio appartamento e non dovevo fare altro. Quando lui veniva a Marrakech dormivamo in una villa e la sera andavamo nei locali migliori, dove entravano solo musulmani ricchi. Purtroppo cinque anni fa tutto si è interrotto bruscamente. All’improvviso suo padre aveva qualcosa contro il Marocco. Non l’ho più visto”.
Amal ha cercato di tirarsi su e da poco lavora come cameriera e animatrice in un ristorante in cui gli uomini s’incontrano per bere e mangiare. Non si prostituisce più e dice che non cederebbe nemmeno di fronte a un saudita pieno di soldi. “Vivo da sola, ho una macchina e posso badare a me stessa. Sono felice così. Ma vorrei tanto sposarmi, mettermi un velo in testa e vivere da brava musulmana. Mi basterebbe un uomo con un po’ di soldi”. ◆ sm
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Questo articolo è uscito sul numero 1351 di Internazionale, a pagina 48. Compra questo numero | Abbonati