Alla fine del 2025 il sindaco di Florianópolis Topázio Neto (del Partito socialdemocratico, conservatore) ha deciso di dimostrare al Brasile, e forse al mondo intero, l’efficacia del “controllo delle frontiere” messo in atto alla stazione degli autobus della città.

“Sono state respinte più di cinquecento persone”, ha dichiarato sui social. “Non possiamo impedire a nessuno di venire a cercare una vita migliore a Florianópolis, ma dobbiamo mantenere l’ordine e la legge. Chi arriva qui deve rispettare le nostre regole e la nostra cultura. È semplice, tutto qui”.

L’idea “semplice” di respingere i potenziali immigrati che non si attengono alle “regole e alla cultura” della capitale dello stato di Santa Catarina, ovviamente secondo i criteri del sindaco, è stata il culmine di un’ondata di fermi di persone povere e senza fissa dimora nei comuni amministrati dai sostenitori dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, in particolare nel sud del Brasile. L’obiettivo era intercettare gli indesiderati prima ancora che mettessero piede nello stato e di rimandarli a casa. La seconda fase è stata la creazione degli agenti comunitari, un gruppo di volontari le cui energiche operazioni di controllo condotte sulle spiagge e nei luoghi turistici gli sono valse il soprannome di Ice, in riferimento alla polizia dell’immigrazione negli Stati Uniti.

Per non essere da meno, il governatore Jorginho Mello del Partito liberale (Pl, estrema destra) ha deciso, violando la legge federale, di abolire nelle università le quote destinate alle persone di basso reddito, afrodiscendenti e indigene. Poi la corte suprema ha sospeso il progetto. Questo tipo di comportamento trova eco nella società. A gennaio un gruppo di adolescenti ha torturato e ucciso un cane randagio di nome Orelha; durante la raccolta delle mele sono state segnalate condizioni di lavoro paragonabili alla schiavitù. Allo stesso tempo alcuni “cittadini perbene” insegnano su YouTube ai migranti come vivere nella regione senza mettere in imbarazzo né disgustare la popolazione locale.

Duro lavoro

Lo stato di Santa Catarina è sotto i riflettori. Roccaforte del patriottismo bolsonarista, si è guadagnato il soprannome di Santa Catareich, in riferimento al terzo reich, per l’estremismo dei suoi parlamentari e dei suoi elettori. “Santa Catarina non è un posto per dilettanti”, dice Ideli Salvatti, ex ministra nel governo di Dilma Rousseff ed ex senatrice del Partito dei lavoratori (Pt, al governo). È sempre stata una regione conservatrice, ma ora l’estremismo ha raggiunto livelli senza precedenti. Eppure “nel 1934, dopo che le donne ottennero il diritto di voto in Brasile, Antonieta de Barros, insegnante, giornalista e nera, fu eletta deputata al parlamento dello stato. E nelle presidenziali del 2002 Lula aveva ottenuto il 56 per cento dei voti validi a Santa Catarina, il risultato più alto raggiunto dal Pt in tutto il paese”, afferma.

Cosa è cambiato nel frattempo?

Qui, nel 2022, Bolsonaro ha ottenuto il 70 per cento dei voti, tanto che il clan familiare ha scelto Santa Catarina come nuova roccaforte politica. Jair Renan, il quarto figlio di Bolsonaro, è diventato consigliere comunale di Balneário Camboriú alla sua prima candidatura. Carlos, il secondogenito, dopo sette mandati nel consiglio comunale di Rio cercherà di convincere gli elettori di Santa Catarina a mandarlo al senato il prossimo ottobre.

“Sì, Santa Catarina è conservatrice. Esiste un forte senso di appartenenza che è cresciuto durante il primo mandato di Lula”, afferma la deputata Júlia Zanatta, esponente del Partito liberale (Pl) di Bolsonaro e famosa per l’abitudine di portare una corona di fiori in testa, in omaggio alle tradizioni germaniche e per ricordare le Fräulein, le ragazze, entusiaste di Adolf Hitler. Secondo lei, è la sinistra ad aver spinto lo stato verso posizioni reazionarie. “Brasília è il nemico. I contribuenti di Santa Catarina versano molti soldi allo stato e ne ricevono pochi. Serpeggia un forte senso di ingiustizia”.

“Gli abitanti dello stato, i catarinensi, sono pieni di risentimento”, spiega Lia Vainer Schucman, dell’università federale di Santa Catarina e professoressa di psicologia sociale all’università di São Paulo. “Soprattutto gli agricoltori dell’entroterra: non sono ricchi come i produttori di soia del centro-ovest, ma si sentono superiori, ‘più bianchi’ e non amano la sinistra perché, secondo loro, è contro la campagna e chi lavora”.

L’idea della “superiorità del lavoro tedesco”, portata dagli immigrati europei, ha avuto ripercussioni sulla psicologia della popolazione. Nell’ottocento il progetto dell’impero (1822-1889) era creare nel sud del paese una società “più bianca”, in reazione al meticciato delle altre regioni. All’epoca in Europa l’industrializzazione era in crescita. I contadini venivano strappati alle loro terre per lavorare nelle fabbriche delle grandi città. Chi non voleva quella vita aveva una sola via d’uscita: emigrare negli Stati Uniti o in Brasile. Il che corrispondeva agli obiettivi dell’imperatore brasiliano Pietro II. Tra il 1829 e il 1930 migliaia di tedeschi arrivarono in Brasile per lavorare in piccole aziende agricole che sarebbero diventate di loro proprietà a condizione di “ripulire il terreno” dalla presenza indigena e di pagarle con una parte della loro produzione. Erano per lo più luterani, dediti al duro lavoro.

All’epoca il lavoro non era considerato un valore. “Nell’alta società locale non lavorava nessuno, era ritenuta un’attività da schiavi. I tedeschi erano emarginati perché lavoravano molto e non erano cattolici”, sottolinea il geografo Felipe Ricardo Borges Lopes, autore di uno studio sugli immigrati di Pomerode, nello stato di Santa Catarina. Da quella debolezza e quel rifiuto è nato un sentimento di superiorità: “Vari documenti dimostrano che ai tedeschi si consigliava di vestirsi bene e di presentarsi puliti e con le scarpe, in modo da sembrare ricchi e farsi accettare”, dice. Nella mentalità dei tedeschi, i loro servizi valevano molto più di quelli degli schiavi, anche se molti di loro ricorrevano alla manodopera degli schiavi neri e di altri brasiliani, o di immigrati italiani e portoghesi, in genere cattolici. Esclusi al livello sociale, gli immigrati tedeschi costruirono i loro villaggi dando origine a quelli che oggi sono noti come Pomerode, Blumenau, Joinville, Treze Tílias e São Pedro de Alcântara. In sostanza Santa Catarina è uno stato formato da isole etniche.

Secondo Luciana Veiga, professoressa di studi politici dell’università federale dello stato di Rio de Janeiro, vivere solo con persone che condividevano gli stessi valori, in gruppi sociali ben coesi, ha rafforzato le tendenze reazionarie di Santa Catarina rispetto ad altri stati dove l’immigrazione europea ha formato gruppi più eterogenei, con italiani, ucraini, polacchi, francesi e olandesi. “Quando si è poco esposti ad altre culture e ad altri modi di vivere, i valori originari di un gruppo diventano più pronunciati”, afferma Vega.

Oktoberfest

A Pomerode, nella valle dell’Itajaí, dove i cittadini si vantano del fatto che la città sia considerata la più tedesca del Brasile, i bianchi sono l’80 per cento della popolazione. Nelle scuole ci sono classi bilingue portoghese e tedesco. Secondo il governatore Mello, “Pomerode risalta per la sua bellezza turistica e per il colore della pelle delle persone”.

In questa zona vive la coppia composta da Jenifer Milbratz e Cleiton Stainzack, che ha sconvolto Instagram con un video intitolato “come fare un bambino tedesco”. Dopo aver fornito la fantomatica ricetta, Milbratz ha scritto che bisogna verificare con attenzione i risultati: “Una pelle morbida, bella bianca, da fare invidia a una lucertola”.

In seguito alle polemiche l’influencer ha pubblicato un altro video per difendersi dalle critiche. “Mi chiedo se la diversità culturale ed etnica del Brasile vale solo quando è di matrice africana. L’abitante del nordest può (e deve) essere orgoglioso della sua terra e della sua cultura. Ma se lo stesso sentimento lo proviamo noi del sud, perché ci chiamano razzisti?”. Milbratz non ha risposto alle nostre richieste di un’intervista.

“Odio il posto da cui vengo”, si sfoga lo scrittore Marcelo Labes, originario di Blumenau. Secondo lui tutto quest’orgoglio per la discendenza tedesca è stato creato ad arte negli anni ottanta, quando la città dipendeva dall’industria tessile. “Mio padre lavorava per la Artex, un’azienda di articoli per la casa, mentre mia madre era una collaboratrice domestica. Con l’invasione dei tessuti cinesi a buon mercato il settore è entrato in una crisi profonda. Ricordo uno sciopero a cui hanno aderito 40mila operai e ha paralizzato la città”.

Davanti al collasso economico, il governo locale decise di investire in un altro settore: il turismo. L’amministrazione comunale cominciò a favorire la costruzione di case e palazzi basati sull’architettura a graticcio tipica dei paesi germanici, incentivandola attraverso l’esenzione dalla tassa sugli immobili. Prima Blumenau somigliava a tanti altri centri abitati sparsi per il Brasile, “ma grazie a questa iniziativa perfino le banche e le officine meccaniche furono costruite in stile tedesco”, racconta Labes. La cultura degli immigrati esisteva, ma era limitata all’ambiente familiare. “Mio padre ha imparato il portoghese solo a scuola. In casa parlavano un tedesco dialettale”, ricorda lo scrittore, aggiungendo che prima degli anni ottanta nessuno andava in giro indossando corone di fiori, l’abito tradizionale con il grembiule o i lederhosen, i tipici pantaloni di cuoio con le bretelle.

La creazione dell’Oktoberfest, la festa della birra, nel 1984 ha accelerato il processo: “All’inizio era una festa come tante altre. Ma è diventata sempre più elitaria, sempre più importante e redditizia. È stato il turismo a plasmare l’identità tedesca di Santa Catarina”.

Comunità separate

Una recente ondata migratoria, diversa da quella otto-novecentesca, ha inasprito le tendenze xenofobe dello stato. Oggi a Santa Catarina vivono più di 80mila brasiliani originari del Pará, a nord, attirati dalla disponibilità di posti di lavoro. Lo stato ha un tasso di disoccupazione del 2,2 per cento, inferiore alla media nazionale, e uno dei più elevati indici di occupazione regolare, intorno al 65 per cento.

“Viviamo in comunità separate. Quelli del nord stanno per conto loro, perché è difficile integrarsi con la gente di Santa Catarina. Io ho al massimo uno o due amici che sono di qui”, racconta il produttore culturale Nickson Galúcio, noto anche come Dj Nia e residente a Florianópolis dal 2016. Arrivato per studiare, alla fine ha deciso di restare: “I catarinensi non apprezzano il fatto che portiamo la nostra musica e la nostra gastronomia. Trovano che sia da sfigati mantenere qui la cultura del Pará. E pensano che, visto che veniamo da lì, siamo tutti a favore del Pt”.

Il 21 marzo, in occasione della maratona culturale di Florianópolis, Galúcio si è esibito prima della cantante Joelema, una delle attrazioni principali della serata. “Sono davvero orgoglioso e felice, ma ho ricevuto alcuni commenti negativi sui social”. Ecco alcuni esempi: “Perché non abbiamo invitato qualcuno del nostro stato?”. Il problema è che, dopo il successo di Vera Fischer negli anni settanta, pochi abitanti di Santa Catarina, a eccezione della cantante funk MC Pipokinha e dell’attore Rodrigo Hilbert, hanno raggiunto la fama nazionale.

“Le élite di Santa Catarina non sono mai riuscite a diventare intellettuali”, afferma Labes. “È per questo che si sposano così bene con il bolsonarismo”. Gabriel Maschio, che insegna sociologia e scienze politiche all’Università federale di Santa Catarina, aggiunge che “questa élite ha trovato un mezzo di espressione in Bolsonaro, e la situazione peggiora nei periodi elettorali come quello attuale”, tanto che di recente Santa Catarina è onnipresente sui social media.

Blumenau, luglio 2024 (Leo Laps, Picture alliance/Ap/Lapresse)

Il capo della polizia civile Ulisses Gabriel ha approfittato della situazione per ottenere i suoi quindici minuti di notorietà. Salito agli onori della cronaca grazie all’inchiesta sulla morte del cane Orelha, Gabriel ha da poco annunciato la sua candidatura a deputato statale. È facile indovinare il partito che ha scelto: il Partito liberale di Bolsonaro. Nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere di Orelha, la media dei like per gli interventi del capo della polizia su Instagram è passata da duemila a dodicimila.

Per non deludere la sua base, Gabriel ha abusato di retorica politica: “Ma pensa un po’! Ci attaccano perché siamo uno stato di destra, il più sicuro, quello che cresce di più, quello con il tasso di disoccupazione più basso al mondo, quello in cui vivono meno persone che chiedono l’assegno sociale”, ha scritto in un post.

Anche lui non ha risposto alle nostre richieste di un’intervista.

Grattacieli

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali di ottobre si prevede che le manifestazioni di intolleranza saranno più violente e frequenti. Per questo Andrei Pereira ha deciso che era meglio andarsene dallo stato. “Sono felice di stare lontano da Santa Catarina, soprattutto oggi”, spiega. È originario del Rio Grande do Sul e per 13 anni ha vissuto a Florianópolis, dove si è sposato con una veterinaria e ha insegnato nelle scuole pubbliche. Conduceva una vita tranquilla fino al giorno in cui, lo scorso anno, ha deciso di indossare una maglietta del Movimento dei senza terra durante un evento scolastico. Da quel momento è stato oggetto di minacce sui social media, in particolare dal profilo “Genitori conservatori di Floripa”. Il 25 luglio 2025, mentre faceva una pausa sigaretta davanti alla scuola, è stato aggredito da uno di quel gruppo. “È stato orribile”, dice.

Pereira e la sua compagna, sconvolti, sono ritornati a Porto Alegre nonostante avessero da poco adottato una bambina catarinense.

“Ho avuto crisi di panico. Poi ho deciso di stare vicino alla mia famiglia e allontanarmi da quel contesto. La mia vita è stata sconvolta da questi atteggiamenti reazionari e non voglio che mia figlia viva in un ambiente simile”. Abbiamo contattato i responsabili del profilo Genitori conservatori di Floripa, ma hanno preferito non rispondere.

Tutto in famiglia

◆ Il 16 giugno 2026 la corte suprema del Brasile ha condannato Eduardo Bolsonaro, terzogenito dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro (in carica dal 2019 al 2022), a più di quattro anni di carcere per depistaggio nel processo contro suo padre, condannato a sua volta nel 2025 a 27 anni di carcere per tentato colpo di stato dopo aver perso le elezioni contro l’attuale leader di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva. Eduardo sarà ineleggibile per dodici anni, fino al 2038. Alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre Lula, del Partito dei lavoratori, si candiderà per la sinistra per cercare di ottenere il suo quarto mandato. Il suo principale avversario sarà Flávio Bolsonaro, 45 anni, primogenito dell’ex presidente e molto vicino a Donald Trump. Afp, O Globo


“Questa è la città meno brasiliana che abbia mai visto”, ha dichiarato Keanu Camp­bell, influencer britannico specializzato in viaggi, in un video recente su Balneário Camboriú. “Tutto è esagerato. È un parco giochi per gente ricca”.

Conosciuta come la Dubai brasiliana, Balneário ha un valore medio immobiliare di 14.906 reais (2.500 euro) per metro quadrato, il più elevato del Brasile secondo l’indice FipeZap. “È un’isola economica”, sottolinea Marcus Polette, residente della città, oceanografo e professore dell’università della valle dell’Itajaí (Univali). Camboriú, la città vicina, si è separata da Itajaí il 5 aprile 1884. A sua volta Balneário Camboriú è diventata una città solo nel 1964, mentre il turismo cresceva come uno dei motori economici del Brasile.

“Da allora tutti i sindaci sono stati legati al mercato immobiliare”, sottolinea Polette. La città, la seconda più piccola dello stato, ha una superficie di appena 54 chilometri quadrati, stretta tra il mare, l’autostrada BR-101 e le montagne. È un’area paragonabile a quella di Manhattan, a New York, o a quella dell’ae­roporto di Francoforte, in Germania.

Per aumentare gli introiti della tassa sugli immobili, dagli anni novanta l’amministrazione comunale ha incentivato l’edilizia. Nel 2012 il comune ha dato il via libera ai grattacieli, grazie a una modifica del piano urbanistico e di altre normative. Diversi palazzi antichi, alti fino a dodici piani, sono stati demoliti per lasciare posto a torri come la Yachthouse by Pininfarina, il secondo grattacielo più alto di tutto il Brasile, con 82 piani e un totale di 264 appartamenti valutati almeno otto milioni di reais (1,3 milioni di euro) ciascuno. Il primato nazionale appartiene alla One Tower, alta 290 metri e con 84 piani, situata a meno di un chilometro dalla Yachthouse.

La situazione immobiliare è strettamente legata all’avanzata dell’estrema destra e del bolsonarismo. Il 74,57 per cento degli elettori della città ha votato per Bolsonaro nel 2022, mentre due anni dopo il figlio del presidente è stato il consigliere comunale più votato. “Qui non vivono le persone povere, perché tutto costa molto. Chi vive qui dipende dal mercato immobiliare: agenti immobiliari, arredatori, commercianti, venditori di utensili e materiali di finitura”, spiega Polette.

E dove sono le persone povere? Chi non ha abbastanza soldi va nelle città vicine, come Camboriú, dove la rete fognaria è in pessimo stato. Senza la fastidiosa vista di chi non ha mezzi, per i suoi residenti Balneário è come una grande Disneyland reazionaria, dove non esiste alcuna ansia generata dall’ingiustizia sociale. I problemi – inquinamento, mancanza di servizi igienici e sanitari e violenza – restano confinati in altri comuni.

Anche per questo da anni Balneário si oppone all’idea di aprire un’università. “La proposta è stata bocciata varie volte, perché chi ha il potere non ha interesse a favorire il pensiero critico”, spiega Polette.

Ma anche il cielo – o almeno la spiaggia – ha i suoi limiti. Nel 2021 l’amministrazione comunale ha ampliato l’arenile a causa dell’ombra proiettata dai grattacieli, un’immagine negativa per il turismo. Oggi il comune sta valutando la possibilità di introdurre un limite all’altezza degli edifici. Ma prima o poi arriverà il momento in cui Balneário non avrà più spazio per crescere, se non a costo di oscurare il sole. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 60. Compra questo numero | Abbonati