All’inizio di maggio la città di Skopje ha assistito a una strana vicenda: dopo essersi liberato dalla cattività in cui era tenuto, un lupo ha cominciato a vagare per le strade della capitale macedone. A comunicare ai cittadini che tutti i servizi di sicurezza erano stati allertati è stato su Facebook il sindaco della città, Orce Gjorgjievski. “A Skopje deve regnare l’ordine!”, ha scritto, come di consueto indossando i panni del padrone di casa che governa la città con il pugno di ferro.
Proprio con questo slogan lo scorso autunno aveva condotto la sua campagna elettorale per le elezioni comunali, che affrontava da candidato del partito di destra al potere, Vmro-Dpmne (sigla che sta per Organizzazione rivoluzionaria interna macedone - Partito democratico per l’unità nazionale macedone). Gjorgjievski prometteva di eliminare gli ingorghi e le buche nelle strade, di migliorare la pessima qualità dell’aria e di combattere lo strapotere della “mafia edilizia” locale, che costruiva a ritmo forsennato palazzi a più piani senza alcun criterio e senza i permessi necessari. E giurava che avrebbe eliminato anche il problema dei rifiuti, che all’epoca traboccavano da mesi dai cassonetti non svuotati e si accumulavano nelle discariche abusive.
La grande pulizia
Faceva uno strano effetto assistere ai dibattiti televisivi in campagna elettorale. Sugli schermi alle spalle dei candidati erano trasmesse in loop immagini del fiume Vardar che ondeggiava come un tappeto orientale sommerso da rifiuti di plastica. Gjorgjievski aveva promesso che, se avesse vinto, avrebbe ripulito la capitale in 72 ore. Ha mantenuto la parola.
La sera dopo il giuramento da sindaco, un centinaio di camion della nettezza urbana si sono radunati nel parcheggio accanto al palazzo dello sport. Il nuovo sindaco ha supervisionato personalmente le operazioni di pulizia sotto i flash delle macchine fotografiche e i lampeggianti gialli dei camion. Accanto a lui passeggiava il primo ministro, Hristijan Mickoski, stringendo la mano a tutti quelli che erano impegnati nel grande repulisti della capitale. Alla fine Gjorgjievski ha comunicato che il peso dei rifiuti rimossi ammontava a quasi cinquemila tonnellate.
Non era ancora svanito l’odore pungente dei detergenti che il nuovo sindaco aveva già licenziato diverse centinaia di dipendenti dell’amministrazione comunale, accusati di prendere lo stipendio senza presentarsi al lavoro.
Qua e là sono comparsi nuovi marciapiedi, tratti di strada sono stati asfaltati di fresco ed è stata restaurata la fontana nel parco cittadino. A febbraio, in occasione dell’anniversario della morte di una ragazza investita sulle strisce pedonali nel centro di Skopje, è stato avviato il programma Safe city: un sistema automatico di telecamere che rilevano le infrazioni stradali. In questo modo si è ridotto il numero delle vittime di incidenti , che in Macedonia del Nord superava del 70 per cento la media dell’Unione europea. Nel corso delle prime 24 ore sono state rilevate 110mila infrazioni, numero che è in costante calo. A Skopje si guida a 50 chilometri all’ora. Non era mai successo prima.
Ma queste novità non sono esclusivamente merito delle doti manageriali del nuovo sindaco. Un ruolo altrettanto importante l’hanno avuto gli intrecci clientelari della vita politica cittadina. La precedente sindaca aveva dovuto affrontare diversi ostacoli poiché i consiglieri del Vmro-Dpmne boicottavano qualsiasi sua iniziativa: dall’acquisto di nuovi autobus alla costruzione della tangenziale. A sua volta l’azienda municipale che si occupa della gestione dei rifiuti aveva fatto in modo che, prima del voto dell’ottobre 2025, le strade di Skopje non fossero pulite: dovevano rimanere ricoperte da tonnellate di immondizia. La stessa spazzatura che, dopo l’elezione, il sindaco Gjorgjievski ha eroicamente rimosso.
Compromessi obbligati
I rapporti poco trasparenti tra la politica, gli interessi pubblici e quelli privati tengono il paese in pugno, mentre lo stato, ormai allo sfascio, costringe i cittadini a cavarsela da soli. In Macedonia del Nord per ottenere qualcosa – trovare un posto all’asilo nido o avere il permesso per costruire un balcone – bisogna affidarsi a favori e conoscenze. Bisogna “sapersi muovere”. Aggirare le norme e ricorrere alle reti di contatti personali è spesso l’unico modo per far curare una persona cara all’ospedale. O anche solo per lavorare e guadagnare qualcosa. Si vive in una sorta di compromesso morale collettivo.
Questo sistema di corruzione può avere conseguenze molto serie. Un esempio: per il gravissimo incidente d’autobus avvenuto nel 2019 nel villaggio di Laskarci, e costato la vita a quattordici passeggeri, sono state condannate sei persone: il proprietario dell’azienda, l’autista e i dipendenti degli uffici di controllo che avevano approvato la revisione tecnica del mezzo nonostante fosse stato riscontrato un guasto ai freni. Tre mesi fa, inoltre, è stato celebrato il primo anniversario della più grande tragedia nella storia contemporanea della Macedonia del Nord: l’incendio in una discoteca a Kočani in cui, il 16 marzo 2025, hanno perso la vita 63 ragazzi e ragazze. Secondo la perizia l’edificio in cui si stava svolgendo il concerto era stato costruito senza rispettare le norme di sicurezza, con i sistemi di ventilazione murati, le finestre coperte da lamiere, l’uscita di emergenza chiusa a chiave e il soffitto rivestito di schiuma di poliuretano, che durante la combustione rilascia acido cianidrico. Nel locale non venivano effettuate ispezioni da tredici anni, cioè dalla sua apertura, perché il proprietario corrompeva i funzionari regalandogli orologi del valore di cento euro.
I giovani pensano soprattutto a trovare un modo per lasciare il paese, mentre la società è stanca delle continue crisi politiche
Il rapporto della commissione per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e le cooperazione in Europa) indica che la catastrofe di Kočani ha contribuito ad aggravare ulteriormente la crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni macedoni. Questo distacco tra cittadini e istituzioni è ben illustrato dalla scarsissima affluenza alle ultime elezioni a Skopje, che al secondo turno è stata di appena il 40 per cento, la più bassa mai registrata dall’indipendenza del paese.
Un ragazzo coraggioso
A quelle elezioni, tuttavia, una novità importante c’è stata: per la prima volta al ballottaggio è arrivato un candidato estraneo al tradizionale sistema politico che governa il paese. L’avversario di Gjorgjievski era infatti Amar Mecinović, che si definisce marxista ed è uno dei sei deputati del partito di sinistra Levica.
Mecinović è diventato famoso grazie alla campagna elettorale dello scorso anno, ottimista e innovativa, diversa da quelle di tutti gli altri candidati. E condotta esclusivamente online, perché la commissione elettorale non aveva concesso a Levica la possibilità di trasmettere spot sulla tv pubblica. Questo non gli ha impedito di raggiungere gli elettori più giovani, che comunque non guardano la tv. Il candidato progressista li ha conquistati con i reel in cui suona la chitarra davanti al centro culturale giovanile, va in bicicletta senza mani lungo il fiume e dà il cinque ai baristi nei locali del suo quartiere.
Giovane, spontaneo e convincente, Mecinović ha rappresentato una piacevole sorpresa rispetto ai soliti personaggi che reggono il paese da quando la Jugoslavia si è disgregata. Ed è anche stato una figura con cui la nuova generazione si è finalmente potuta identificare, sperando nel miracolo: cioè che questo “Mamdani macedone” sconfiggesse il candidato del sistema (l’analogia con il sindaco di New York è particolarmente azzeccata, in quanto Amar Mecinović appartiene alla minoranza bosniaca di religione islamica, anche essendo ateo dichiarato).
◆ La Macedonia del Nord ha proclamato l’indipendenza dalla Jugoslavia nel settembre 1991. Ha circa 1,8 milioni di abitanti e nel 2025 aveva un pil pro capite a parità di potere d’acquisto di circa 31mila dollari (nell’Unione europea la media era di 41.600 euro). Dal 1991 al 2018 il paese è stato al centro di una lunga disputa con la Grecia sull’uso del nome Macedonia, a cui Atene era strenuamente contraria. Alla fine la questione è stata risolta con l’accordo di Prespa, che ha portato all’adozione del nome ufficiale di Repubblica della Macedonia del Nord, aprendo la strada all’ingresso di Skopje nella Nato, perfezionato nel 2020, e nell’Unione europea. I negoziati con Bruxelles sono cominciati nel 2022, ma il percorso è rallentato da nuove dispute, questa volta con la Bulgaria, sempre legate a vecchie controversie sulle vicende storiche dei due paesi. Eunews
Al primo turno Mecinović ha sbaragliato candidati ben più esperti, ma al ballottaggio non aveva nessuna possibilità di competere ad armi pari. Prima dell’unico dibattito televisivo sono stati trasmessi esclusivamente gli spot del candidato conservatore. Il programma era organizzato da un’emittente che per anni era stata nelle mani di un deputato del partito di governo. E il tono del confronto è stato dettato dalle accuse personali di Gjorgjievski: prima ha rimproverato a Mecinović di aver lasciato l’università senza laurearsi, poi lo ha deriso perché aveva lavorato in una stazione di servizio e in un macello per pagarsi gli studi. Difficile trovare un’immagine più eloquente della disparità dello scontro: da un parte c’era un uomo d’apparato di mezza età, figlio di un deputato, dall’altra un ragazzo sveglio e ambizioso cresciuto nei palazzi popolari.
Il web è impazzito. Alcuni hanno fatto notare che anche lo storico leader jugoslavo Josip Broz Tito aveva cominciato a lavorare giovanissimo come fabbro e non aveva fatto l’università. L’entusiasmo, tuttavia, non si è tradotto in una mobilitazione elettorale. E Gjorgjievski ha vinto con il sostegno di poco più del 20 per cento di tutti gli elettori di Sk0pje. È stata una vittoria decisamente poco convincente.
I casinò al posto del futuro
La Macedonia del Nord sembra sfiduciata e chiusa in se stessa. Le parole che si sentono più spesso in giro per descrivere la situazione del paese sono “circo” e “catastrofe”. I governi che si susseguono non mantengono le promesse e cadono a causa di scandali di corruzione. Tra i macedoni la nostalgia per la Jugoslavia non è frutto dell’idealizzazione della gioventù, ma semplicemente del ricordo di tempi migliori. All’epoca Skopje era più vicina all’Europa di quanto non sia mai stata dopo il 1991. Tanto più che l’agognata adesione all’Unione tarda ad arrivare. E così anche “l’euroentusiasmo” si spegne.
Tuttavia il malcontento non fa aumentare l’affluenza alle urne né alimenta proteste di piazza. In Serbia la morte di sedici persone nel crollo di una pensilina alla stazione di Novi Sad, un incidente in qualche modo simile all’incendio nella discoteca di Kočani, ha innescato alla fine del 2024 un’enorme ondata di manifestazioni. Una grande differenza sta nel fatto che i movimenti della società civile macedone sono più piccoli e meno organizzati di quelli serbi. I giovani macedoni pensano soprattutto a trovare un modo per lasciare il paese, mentre la società – attraversata da divisioni etniche, principalmente tra slavi e albanesi – è semplicemente stanca delle continue crisi politiche.
Sotto il pugno di ferro di Gjorgjievski, i rifiuti sono scomparsi dalle strade di Skopje, ma le centinaia di casinò e centri scommesse, che vendono facili illusioni di ricchezza, rimangono un elemento immutabile del paesaggio urbano. L’industria dei giochi e delle scommesse impiega decine di migliaia di persone che non riescono a trovare lavori migliori. Levica sostiene da tempo la necessità di vietare il gioco d’azzardo. Ma anche questo business, altamente redditizio, è troppo intrecciato con gli interessi politici. ◆ sb
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 46. Compra questo numero | Abbonati