D’estate la campagna polacca si tinge di splendidi colori pastello e il sole si riverbera sui fiumi che solcano il paesaggio. Ma per il 60 per cento dei polacchi che vive nelle aree urbane l’estate porta, oltre al caldo, la consapevolezza che le loro case si trovano sotto una soffocante coltre di smog.
In Polonia l’aria è incredibilmente inquinata. Entrando a Varsavia da una delle sue tante autostrade, se si alzano gli occhi al cielo si vede una foschia densa. E, per quanto possa essere grave d’estate, il problema dello smog raggiunge l’apice durante l’inverno. Nelle zone dove la cappa è particolarmente opprimente, come a Cracovia, nel sud del paese, la gente dice scherzando che l’aria è così spessa che si può mordere. In totale la Polonia conta 33 delle 50 città più inquinate d’Europa, pur avendo solo il 5 per cento della popolazione del continente.
Progetti pericolosi
La Polonia ha sempre avuto un movimento ecologista, formato però da gruppi piccoli e poco influenti, osserva Urszula Zielińska, una deputata del Partito verde, arrivata in parlamento con le elezioni dell’ottobre 2019. Negli ultimi anni, però, l’attivismo ecologista polacco si è trasformato. Nuovi gruppi come Extinction rebellion Poland e Youth climate strike sono esplosi sulla scena politica del paese, sorprendendo con la loro capacità di organizzare grandi mobilitazioni popolari sia la classe dirigente sia i veterani dell’attivismo ambientalista.
Ma se gli attivisti, le ong e gli scienziati polacchi danno voce alle sempre più serie preoccupazioni dei cittadini per l’ambiente, il governo conservatore, guidato dal partito Diritto e giustizia (Pis) di Jarosław Kaczyński, continua a opporsi a ogni iniziativa per ridurre l’uso del carbone, scatenando così un duro scontro politico sul futuro del paese. “Il governo non sta facendo nulla. È come se si limitasse a spostare le sedie sul Titanic mentre la nave affonda”, spiega Zielińska.
I problemi ambientali in Polonia hanno una storia lunga. L’Agenzia europea dell’ambiente stima che nel 2015 circa 45mila polacchi siano morti prematuramente per disturbi legati all’inquinamento atmosferico. Nel 2019 l’ufficio di revisione contabile nazionale ha pubblicato un rapporto dal titolo “Polonia, deserto europeo” in cui ammoniva che le risorse idriche disponibili nel paese sono paragonabili a quelle dell’Egitto. La deforestazione e la raccolta del legname hanno creato un’area, il cosiddetto deserto di Błędów, dove la vegetazione è praticamente sparita a causa dello svuotamento della falda acquifera, legato alle attività minerarie, cominciate nel medioevo. Il cambiamento climatico ha semplicemente aggravato i problemi, come i periodi di siccità, sempre più frequenti ed estremi.
Gli ecologisti sostengono che nessun governo, oggi come in passato, ha fatto abbastanza per affrontare la crisi ambientale del paese. Ma secondo molti le politiche del governo guidato dal Pis rendono addirittura più complicato combattere i cambiamenti climatici. Il riferimento è all’apertura di nuove miniere di carbone in Slesia, allo sfruttamento del legname della foresta di Białowieza, una delle ultime foreste vergini d’Europa, e alla severa normativa sui parchi eolici, che vari analisti considerano un ostacolo allo sviluppo dell’energia rinnovabile. L’obiettivo politico del Pis è non perdere il sostegno elettorale dei minatori e dell’industria dei combustibili fossili. Oltre a queste politiche, Diritto e giustizia ha proposto grandi piani infrastrutturali che, secondo gli esperti, danneggeranno gravemente l’ambiente. Un progetto in particolare – un canale che dovrebbe attraversare lo stretto promontorio della Vistola, sul mar Baltico – ha suscitato i timori e le obiezioni dell’Unione europea e degli abitanti locali, preoccupati che l’opera, lunga un chilometro, comprometta l’habitat della fauna selvatica e scoraggi il turismo.
Nell’insieme la strategia ambientale del governo avrà un impatto profondamente negativo sul paese, sostengono gli oppositori. “Le conseguenze sono evidenti: cinquantamila morti all’anno”, dice Zielińska. “La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il nostro sistema sanitario è già sottoposto a un’enorme pressione. Ma i problemi sono anche economici: l’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che i giorni di lavoro persi per queste morti premature costano al paese ogni anno circa il 12 per cento del pil”.
Le prime mobilitazioni
Queste statistiche sono note da anni, ma gli attivisti di organizzazioni come Extinction rebellion o Youth climate strike sono soprattutto giovani, spesso alle prime esperienze in campo sociale o politico. Questa nuova generazione di ambientalisti sostiene di essere motivata dalle prove sempre più innegabili del cambiamento climatico. “Ho cominciato a mobilitarmi un mese fa, sono un novellino”, dice Przemek Siewior, 29 anni, militante di Extinction rebellion Poland. “Da tempo ero preoccupato per il clima, ma in un certo senso era una preoccupazione puramente intellettuale. E c’è una bella differenza tra capire qualcosa con la testa e capirla con il cuore. So che può sembrare stupido, ma se ti fermi a pensare agli effetti della crisi climatica ti viene davvero da piangere”.
Gli attivisti di Youth climate strike sono ancora più giovani. Ania Pawlowska, 16 anni, è reduce da un anno di mobilitazioni in compagnia di altri liceali di Varsavia. “Prima non ero del tutto consapevole della portata del problema”, dice Pawlowska. “Ho preso coscienza della situazione solo dopo il grande sciopero degli studenti del 15 marzo 2019, dove ero andata soprattutto perché non mi piace la plastica, senza conoscere bene l’obiettivo della protesta. Quel giorno ho capito davvero cosa c’è in gioco e sono rimasta terrorizzata. Da allora sono un’attivista per l’ambiente. Mi sentivo davvero frustrata per non aver capito prima i rischi del cambiamento climatico. E avevo una sensazione strana. Mi chiedevo: ‘Se è una cosa così importante, perché nessuno fa niente? Perché non me ne hanno parlato a scuola?’”.
I nuovi attivisti polacchi parlano spesso dello shock che hanno provato quando hanno capito la vera gravità della crisi climatica. E spesso si sentono traditi dal loro governo. Questo può spiegare perché tendono a considerare il conflitto – per esempio la disobbedienza civile – uno strumento utile per forzare il cambiamento. “Se guardiamo allo stato del dibattito sul clima e a quello che l’umanità sta facendo, il quadro è desolante”, dice Siewior. “Dagli anni novanta continuiamo a dichiarare che ridurremo le emissioni, che però sono continuate a crescere. Così ho pensato che i governi facevano solo promesse vuote e disoneste. D’altra parte, gli attivisti non avevano una strategia efficace. Allora ho capito che la disobbedienza civile poteva davvero funzionare”.
In Polonia il cambiamento climatico è diventato una preoccupazione prioritaria anche per chi non fa parte dei nuovi gruppi ecologisti. Durante la campagna elettorale per le legislative di ottobre del 2019, il 64 per cento dei polacchi ha dichiarato che “il cambiamento climatico dovrebbe essere al centro del dibattito pubblico”. L’accresciuta consapevolezza dei cittadini è dovuta in parte agli effetti evidenti del riscaldamento globale nel paese, come il recente aumento del prezzo dei generi alimentari provocato dalla siccità. Nell’ultimo anno in Polonia è stato del 6 per cento contro il 2 per cento della media dell’Unione europea. Oltre ai rincari, anche le proteste dei giovani hanno svolto un ruolo importante nel sensibilizzare l’opinione pubblica.
◆ La Polonia dipende ancora per il 48 per cento dai combustibili fossili solidi per produrre energia (2017). È il paese europeo che più si oppone alla decarbonizzazione dell’economia. Lo scorso dicembre Varsavia ha deciso di non sottoscrivere il progetto del _green deal _europeo, presentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che dovrebbe portare a zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050. Come gli altri paesi centroeuropei fortemente dipendenti dal carbone (Repubblica Ceca e Ungheria), la Polonia chiede più risorse per la transizione al modello verde. Il 14 gennaio la Commissione europea ha presentato un piano per il finanziamento del progetto che dovrebbe mobilitare mille miliardi di euro. Il giorno seguente il piano è stato approvato dal parlamento europeo. I negoziati sono in corso.
“La gente comincia a parlare del cambiamento climatico per diverse ragioni”, dice Pawlowska. “Ma in gran parte proprio grazie ai giovani. È una delle prime volte che i giovani in Polonia si sono organizzati per costruire qualcosa insieme. Poi c’è stata la siccità della scorsa estate, che ci è costata qualcosa come un miliardo di złoty (circa 250 milioni di dollari). L’aumento dei prezzi si è sentito davvero”.
Secondo Eurostat, i polacchi spendono il 23 per cento del loro reddito per generi alimentari e alcolici, contro una media europea del 16, e questo li rende – sia i cittadini sia il governo – particolarmente sensibili alle fluttuazioni dei prezzi.
Un altro elemento che ha contribuito alla crescita del movimento è sicuramente l’attivista svedese Greta Thunberg. “La sua capacità di mobilitare ragazzi e ragazze ha messo il tema del clima all’ordine del giorno”, dice Bartłomiej Kozek, esperto di sviluppo sostenibile dell’ong ecologista di Varsavia Unep/Grid. “Grazie a lei l’interesse per l’ambiente da parte dei grandi mezzi d’informazione è cresciuto enormemente negli ultimi mesi”. Dopo il discorso di Greta Thunberg alla Conferenza dell’Onu sul clima di Katowice nel dicembre del 2018, la cosiddetta Cop 24, i movimenti ecologisti studenteschi si sono diffusi a macchia d’olio in tutto il mondo, e ovviamente in Polonia, dove Youth climate strike è attivo in varie città, grandi e piccole. Un anno dopo quell’intervento quasi sei milioni di persone hanno partecipato alle proteste globali per il clima del 20 e 27 settembre 2019.
Strategie diverse
Ma in Polonia questa nuova ondata di attivismo non è affatto monolitica. Se tutti concordano sul fatto che servono azioni drastiche, le posizioni su come procedere sono molto diverse. Extinction rebellion e Youth climate strike insistono per continuare con le proteste e gli scioperi studenteschi, mentre il rinato Partito verde, che ha tre deputati in parlamento, cerca di muoversi nel quadro delle istituzioni, anche se alcuni suoi dirigenti si sono detti pronti a collaborare con i gruppi più radicali. “È positivo che questi movimenti stiano crescendo, e da parlamentare voglio sostenerli come posso”, spiega Zielińska. “Sono convinta che la politica polacca sia alla vigilia di un grande cambiamento generazionale. Non vedo l’ora che i giovani non ancora maggiorenni possano votare. E spero davvero che vogliano farsi coinvolgere nelle attività per il clima. Anche se sono nauseati dalla politica e vogliono starne lontani, farò di tutto per convincerli a impegnarsi per cambiare le cose stando dentro il sistema”.
Divergenze sulla strategia da seguire ci sono anche tra i gruppi che si muovono fuori dalla politica istituzionale. “La maggiore differenza tra Youth climate strike ed Extinction rebellion è che i secondi puntano sulla disobbedienza civile”, spiega Pawlowska. “Per forzare veramente il cambiamento dobbiamo combattere in modi diversi. Anche se non sono pronta per iniziative che possano farmi avere dei problemi con la giustizia – soprattutto perché sono minorenne e in qualche modo anche i miei genitori sarebbero ritenuti responsabili – ammiro sinceramente quello che fanno i ragazzi di Extinction rebellion. Ma personalmente credo di poter essere più efficace in un gruppo che usa tattiche diverse.”
Lo Youth climate strike vuole mobilitare i giovani perché facciano pressioni sui governi spingendoli ad agire secondo le indicazioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico e a migliorare il livello di educazione ambientale, ma Extinction rebellion è convinto che questo non basti. “Gli scioperi dei giovani sono utili perché danno visibilità. Finalmente si parla di clima, e questo è fantastico”, dice Siewior. “Ma queste iniziative non sono sufficienti. Se fossimo ancora negli anni novanta andrebbe tutto benissimo, ma oggi non abbiamo più tempo per educare la gente. È giusto spiegare il cambiamento climatico nelle scuole, ma serve a poco, perché se educhiamo i dodicenni di oggi dovremo aspettare sei anni prima che possano votare per cambiare le cose. E allora sarà troppo tardi”.
Extinction rebellion crede invece che servano azioni dirompenti per evidenziare le tensioni sociali innescate dai cambiamenti climatici. I suoi attivisti chiedono la creazione di un’assemblea civica che abbia l’ultima parola su come attuare le politiche sul clima, anche se non è ancora chiaro se quest’organismo debba avere potere propositivo o decisionale.
“Posso parlare solo per me”, dice Siewior. “Extinction rebellion come movimento non ha una posizione univoca. Per diverse ragioni penso che un’assemblea di cittadini sull’emergenza climatica dovrebbe avere un maggiore potere deliberativo. Il problema che stiamo affrontando è complesso e le soluzioni che sceglieremo cambieranno molte cose nelle nostre società. Restituire la questione alla politica di partito significherebbe ricominciare di nuovo la guerra. Ci sono partiti che ingannano deliberatamente i cittadini sulla questione climatica perché difendono determinati interessi. Immaginiamo, per esempio, che l’assemblea civica decida di finanziare la transizione dai combustibili fossili aumentando le tasse sulle grandi aziende e i redditi più alti. Visto che i mezzi d’informazione, e gran parte del mondo politico, sono nelle mani dei ricchi, c’è da aspettarsi una forte reazione. Una risposta che metterebbe in pericolo la nostra stessa esistenza”.
C’è ancora tempo
Nonostante le divergenze interne, le campagne dei gruppi ambientalisti hanno già avuto un effetto concreto sulla società polacca. Non solo i dibattiti sul clima sono diventati più frequenti, ma l’atteggiamento dell’opinione pubblica è cambiato rapidamente. “Credo che il livello del confronto pubblico sia molto migliorato rispetto a cinque o dieci anni fa”, afferma Anna Sierpińska, climatologa ed educatrice del gruppo Nauka o klimacie (Scienza del clima). “Penso che le iniziative di Greta Thunberg e dei giovani abbiano trasformato il modo in cui parliamo di cambiamento climatico in Polonia. Qualche anno fa gli ecologisti erano percepiti come ‘quelli strani’, estremisti di sinistra, verdi o chissà che cosa, che parlano solo di problemi astratti. Oggi, invece, moltissime persone sono consapevoli, preoccupate e vogliono fare qualcosa”.
Eppure il divario tra le azioni del governo e le misure che gli scienziati e gli attivisti giudicano indispensabili per scongiurare una catastrofe climatica continua a crescere. Senza una maggioranza parlamentare consapevole del problema, a quattro anni dalle prossime elezioni legislative, gli ambientalisti polacchi temono che sia già troppo tardi per cambiare rotta. “Alcuni scienziati sono convinti che ormai sia impossibile cambiare il corso delle cose. Perché, anche se le emissioni cessassero immediatamente, le temperature aumenterebbero comunque di un grado e mezzo”, spiega Sierpińska. “Ma io voglio sperare che abbiamo ancora un’opportunità. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ha detto che abbiamo circa il 70 per cento di possibilità di restare sotto quella soglia se seguiamo le sue raccomandazioni: dobbiamo cominciare subito a ridurre drasticamente le emissioni e cambiare il nostro sistema economico. Ma per il momento non mi sembra che lo stiamo facendo”. ◆ gc
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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 48. Compra questo numero | Abbonati