Il 24 giugno l’Ucraina ha condotto un grande attacco con i droni in Crimea, lasciando metà della penisola senza elettricità, compresa la città di Sebastopoli. L’attacco fa parte di una campagna militare in corso da settimane che punta a isolare la regione, occupata e annessa dalla Russia nel 2014, colpendo le sue infrastrutture energetiche e logistiche.
Gli attacchi ucraini hanno causato gravi carenze di carburante, spingendo le autorità locali a vietarne la vendita e a sospendere i servizi di trasporto pubblico. Le autorità hanno anche dovuto bloccare più volte la circolazione sul ponte di Kerč, che unisce la Crimea al territorio di Krasnodar, nella Russia continentale.
“Kiev sta cercando di seminare il panico nella popolazione”, ha dichiarato su Telegram il governatore di Sebastopoli, Michail Razvožaev.
“Stiamo conducendo attacchi con i droni per isolare la Crimea, che presto diventerà di fatto un’isola. Per i russi l’inferno è appena cominciato”, ha dichiarato di recente il ministro della difesa ucraino Mychajlo Fedorov.
Grazie alla sua offensiva in Crimea, Kiev sta anche minando l’approvvigionamento delle forze d’occupazione russe nelle regioni ucraine di Cherson, che ha un confine terrestre con la penisola, e Zaporižžja. “Una parte consistente delle forniture militari alle forze russe al fronte proviene infatti dalla Russia passando per la Crimea”, afferma Le Monde.
Il quotidiano francese sottolinea che l’Ucraina sta soffocando un passo alla volta la Crimea grazie ad attacchi coordinati contro le sue inflastrutture stradali, ferroviarie ed energetiche, basati sull’uso di una nuova generazione di droni.
“Kiev sta usando principalmente droni ad ala fissa come il Bulava M2v, l’Hornet e il Darts-2, che costano tra i cinquemila e i 25mila euro. Tutti sono stati dotati di strumenti d’intelligenza artificiale (ia) che consentono un tracciamento autonomo del bersaglio fino all’impatto finale”, spiega.
“Sono dotati di videocamere orientate verso il suolo per riprendere il paesaggio, mentre un chip di ia confronta le immagini reali con quelle presenti in memoria, in modo da correggerne eventualmente la traiettoria. Avanzano così senza emettere onde radio ed evitando interferenze gps”, aggiunge.
E conclude: “Nelle prossime settimane si capirà se le contromisure prese da Mosca, che è stata colta visibilmente di sorpresa, permetteranno di stabilizzare la situazione in Crimea, che non è mai apparsa così vulnerabile”.
Il sito d’informazione ucraino The Kyiv Independent riferisce che secondo l’Sbu, il servizio di sicurezza dell’Ucraina, “le forze d’occupazione stanno perdendo il controllo dei cieli della Crimea”.
“Continueremo a fare tutto il possibile per rendere la penisola una zona di costante perdita per le forze russe, finché non se ne andranno”, ha aggiunto l’Sbu.
“La conquista russa della Crimea si sta trasformando in un caos mortale”, titola l’Economist, secondo cui la penisola è ormai diventata “una zona di guerra”.
“Gli abitanti della Crimea non sono stati privati solo della benzina e dell’elettricità, ma anche della fiducia nella capacità dello stato di risolvere i loro problemi e, soprattutto, in quella dell’esercito di difenderli”, afferma il settimanale britannico.
A parte gli aspetti militari della questione, prosegue, “la Crimea ha un’enorme valenza psicologica. La conquista quasi incruenta del territorio da parte della Russia nel 2014 aveva rappresentato un trionfo per le ambizioni imperiali di Vladimir Putin, rafforzandone notevolmente la popolarità. Gioiello degli imperi russo e poi sovietico, la Crimea era diventata il simbolo della rinascita del paese. All’epoca Putin l’aveva definita ‘la fonte spirituale della nazione russa’. Oggi, dodici anni dopo, ha mantenuto un silenzio quasi totale sugli attacchi ucraini, imitato dai mezzi d’informazione statali”.
L’Economist sottolinea infine il calo di Putin nei sondaggi: “Non è certo un caso che i sondaggi condotti negli ultimi mesi da un istituto statale abbiano rilevato un calo della popolarità del presidente. E anche se i dati non sono attendibili in termini assoluti, la tendenza al ribasso è significativa. Inoltre, da alcuni focus group segreti condotti a fine maggio da Russia unita, il partito di Putin, è emerso che la maggior parte dei partecipanti vuole la fine della guerra, con o senza una vittoria russa. La crescente percezione di un fallimento sta minando la legittimità del presidente e, come dimostra la storia russa, i leader percepiti come deboli difficilmente vengono perdonati”.
Un motivo d’imbarazzo per Putin
Il quotidiano estone Postimees definisce “la Crimea il parametro con cui si misura la salute del potere di Putin”: “Se, dopo le enormi perdite degli ultimi quattro anni, la Russia si dimostrasse incapace di garantire la sicurezza della Crimea, ci sarebbero gravi conseguenze. E se l’Ucraina riuscisse nell’impresa di riconquistare la penisola, il regime di Putin finirebbe per crollare”.
Secondo il sito d’informazione bulgaro Webcafé, con l’offensiva in Crimea il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj punta a mettere la Russia sulla difensiva per convincere Putin a mettere fine alla guerra: “I 2,4 milioni di abitanti della Crimea stanno attraversando un periodo molto difficile. Settori chiave come l’agricoltura, la pesca, il commercio al dettaglio e, soprattutto, il turismo hanno subìto pesanti perdite. Le forze armate ucraine stanno indebolendo l’intero fronte meridionale nemico senza dover prendere direttamente d’assalto le postazioni dell’esercito russo nelle regioni di Cherson e Zaporižžja. Se Mosca non riuscirà ad arginare quest’offensiva, Kiev rafforzerà notevolmente la sua posizione negoziale nei futuri colloqui di pace.”
“La strategia dell’Ucraina di trasformare la Crimea in un’isola sta funzionando”, afferma Andreas Umland sul quotidiano ucraino Kyiv Post: “L’offensiva della Russia in Ucraina è cominciata nel febbraio 2014 con l’occupazione e l’annessione della Crimea. Dodici anni dopo Mosca è in grave difficoltà a causa del crescente isolamento della penisola. Quella che un tempo era la conquista più stabile e sicura della Russia sta diventando una grande incognita per il Cremlino, con l’esercito russo che sta perdendo la capacità di garantire i rifornimenti via terra, aria e mare”.
“Si tratta di un enorme motivo d’imbarazzo per Putin, che mette in discussione l’intera ‘operazione militare speciale’, come Mosca definisce l’invasione dell’Ucraina nel 2022”, conclude.
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