Io e mio marito ci siamo sposati nel 1992. Avevamo una trentina d’anni e tutti e due in precedenza avevamo avuto partner dell’altro sesso. Anche se la sua eterosessualità era stata messa in discussione durante il percorso di discernimento vocazionale per l’ordinazione ecclesiastica, lui ha sempre sostenuto con fermezza di non essere gay.
Abbiamo avuto rapporti sessuali per sette anni, non spesso e non particolarmente piacevoli per me. Poi, circa 25 anni fa, mi disse che mi avrebbe risparmiato ulteriori richieste di sesso, e da allora ci siamo limitati a coccole e abbraccci. Per me non è stato un problema, perché in realtà non ho mai apprezzato molto il sesso. Da anni mi chiedo se è bisessuale e se il nostro è un “matrimonio lavanda”. Come potrei affrontare l’argomento dopo tutto questo tempo?–Lettera firmata
Per più di vent’anni, tu e tuo marito siete riusciti a portare avanti un matrimonio in cui il sesso – e perfino le conversazioni sul sesso – sono passati in secondo piano. In questo modo avete raggiunto una sorta di tacito accordo: il sesso semplicemente non è centrale nella vostra relazione, ed entrambi avete accettato questa situazione.
Proprio per questo, vale la pena di chiedersi cosa ci guadagnereste a tornare oggi sulla questione del suo orientamento sessuale. Scoprire che è bisessuale non spiegherebbe perché non ti desidera, ti lascerebbe più o meno al punto di partenza. Quanto al cosiddetto “matrimonio lavanda” – una relazione intrapresa, consapevolmente o meno, per fare da copertura all’orientamento sessuale di uno dei partner (o di entrambi) – il vostro non sembra tanto un matrimonio costruito su un segreto, quanto un’unione che, gradualmente e di comune accordo, si è trasformata in un rapporto basato sull’affetto e la condivisione, in cui il sesso ha semplicemente perso importanza per entrambi.
Secondo uno studio dell’università del Michigan, metà delle donne tra i 50 e gli 80 anni che vivono in coppia senza avere rapporti sessuali si dichiara soddisfatta dell’intimità della propria relazione. Per loro, e forse anche per voi, quello che conta davvero sono la l’affetto e il conforto reciproco.
Viviamo in un’epoca che enfatizza l’importanza di definire e catalogare gli orientamenti sessuali, come se questo portasse sempre libertà e chiarezza. Ma non per tutti è così. Alcune coppie non sentono il bisogno di rispondere a queste domande, soprattutto quando il sesso non ha più un ruolo significativo nella loro vita insieme.
Mi hanno raccontato che il grande filosofo di Oxford Gilbert Ryle, scapolo per tutta la vita, una volta si sentì chiedere da un collega se aveva mai fatto sesso. Ryle rispose di no. “Ma se l’avesse fatto”, insistette l’altro, “sarebbe stato con un uomo o con una donna?”. Dopo una lunga pausa di riflessione, Ryle disse: “Non credo di saperlo”. Non tutti hanno una risposta netta a queste domande.
Se senti davvero il bisogno di parlarne, affronta l’argomento con delicatezza. E prima chiediti cosa stai cercando: chiarezza, rassicurazione, o semplicemente una comprensione più profonda del tuo partner? Forse ti domandi se inconsapevolmente hai contribuito a nascondere qualcosa di essenziale per la sua identità, forse sei curiosa anche della tua stessa sessualità, o delle esperienze che potreste aver perso.
Da ciò che racconti, però, non sembra che uno di voi sia inquieto o desideri una vita diversa. Sembra piuttosto che abbiate trovato una forma di equilibrio, magari non conforme ai modelli culturali più diffusi sul matrimonio, ma che pare funzionare per voi. La curiosità per la vita interiore del partner è naturale. Ma per molte persone è altrettanto naturale il desiderio di tenere certe cose per sé.
(Traduzione di Gigi Cavallo)
Il consulente etico è una rubrica del New York Times Magazine su come comportarsi di fronte a un dilemma morale. Qui ci sono tutte le puntate.
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