Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Jeanne, 32 anni.
Il primo giorno
“È un grande edificio di sette piani. Una vecchia tipografia nel cuore di Atene trasformata in un centro di accoglienza autogestito per migranti. Ho appena finito gli studi per diventare assistente sociale e passo le mie giornate qui, dove faccio la volontaria. Sono travolta da un vortice di eventi, solidarietà, disperazione, feste e traumi, è tutto estremo quanto esaltante. Non ho il tempo di pensare a me, alla mia vita, e la cosa mi sta bene.
All’ora di pranzo ci ritroviamo nell’immensa cucina che permette di servire 250 pasti al giorno. Gli operatori arrivano da tutto il mondo, quindi comunichiamo nel classico inglese da aeroporto. Lui parla francese. E mi piace: è alto e magro, ha capelli castani di media lunghezza, le fossette e uno sguardo penetrante. Sul balcone dell’ex tipografia parliamo per qualche minuto di musica. Poi torna alla sua postazione, si occupa di traduzioni. Io invece sono all’accoglienza e nella squadra che si occupa delle questioni legali.
Ad Atene si ammassano migliaia di persone sopravvissute a guerre, disastri, carestie. Persone di ogni età che si sono giocate la loro ultima piccola speranza di vivere in pace. Sono bloccate lì, al riparo dal pericolo immediato, ma senza risorse e nella quasi totale impossibilità di lavorare. Si passa da un pericolo all’altro. Ognuno lotta per i propri bisogni primari – trovare un alloggio, mangiare, curarsi – ma anche per la propria dignità. La solidarietà che si crea tra noi, nel centro comunitario, è un salvagente che ci permette di resistere.
Molto spesso ci sono grandi feste sulle terrazze degli appartamenti in cui viviamo insieme. L’atmosfera è molto vivace, commisurata alla gravità delle storie che seguiamo al centro. Le nostre feste sono tanto intense quanto la loro vita è dura. Gira parecchia droga, alcol, c’è la musica: bisogna scaricare la tensione e lottare contro la tristezza. Durante una di queste feste, lui si avvicina. Passiamo la serata a chiacchierare. Nel minuscolo ascensore del palazzo mi bacia. Ho l’impressione che sia la prima volta nella mia vita.
Non voglio che venga da me. Lo accompagno a casa sua, dove c’è un’infestazione di cimici dei letti talmente grave che gli è rimasto solo un materasso messo direttamente per terra. Torno a casa mia alle 5 del mattino. All’inizio non ha senso pensare all’idea di coppia nel mondo in cui ci muoviamo. Non siamo a casa nostra, non veniamo dallo stesso paese, io sono francese mentre lui è canadese. Viviamo semplicemente questa felicità intensa di vederci e rivederci.
Dopo due mesi passati in una bolla, devo rientrare in Francia. Non ho più soldi e continuo a chiedermi se sono la persona giusta per dare una mano in questo paese, dato che non parlo greco. Glielo accenno: cosa facciamo se torno in Francia? Lasciamo la nostra storia qui in Grecia, in questo spazio fuori dal tempo, o la proseguiamo altrove? Lui vuole raggiungermi in Francia e propone di andare poi a vivere in Canada.
Ci tuffiamo in una relazione simbiotica. Andiamo a convivere, parliamo continuamente, conversazioni interminabili sulla geopolitica e sui diritti umani. Facciamo passeggiate e andiamo a sciare negli splendidi paesaggi dell’Alta Savoia. Ho l’impressione di vivere su una nuvola. Cominciamo perfino a parlare di matrimonio: sarà più comodo per i documenti e poi è divertente amarsi così tanto”.
L’ultimo giorno
“In realtà, la questione era lì fin dall’inizio. Già quando ci eravamo conosciuti ad Atene, mi aveva chiesto cosa pensassi della coppia aperta. Non ci avevo riflettuto troppo, avevo farfugliato un ‘perché no, noi due con altri, ma senza avere vere e proprie relazioni parallele’. Di ritorno in Francia, si era ‘fissato’ con un mio collega che trovavo carino, chiedendomi se ci fosse qualcosa tra noi. La cosa mi aveva innervosita, ne era seguita la classica litigata, dopo la quale ero andata a dormire sul divano per far capire il mio disaccordo.
Dopo il nostro matrimonio abbiamo deciso di fare il viaggio di nozze in bicicletta, da Venezia ad Atene. Volevamo rivedere i nostri amici greci, là dove tutto era cominciato, e volevamo raccogliere dei fondi per il centro di accoglienza. In realtà il viaggio si è rivelato più faticoso del previsto. E io sono dovuta rientrare in Francia in tutta fretta perché mia madre si è ammalata gravemente.
Al suo ritorno noto subito qualcosa di diverso nel suo modo di comportarsi che mi mette la pulce nell’orecchio. È successo qualcosa ad Atene, lo sento e glielo dico. Mi dà il suo telefono. Dentro ci sono un sacco di messaggi a un’altra ragazza. Lo affronto: ‘E questo, cosa significa?’. Sono disgustata: io sono dovuta rientrare per motivi gravi e lui va in giro a scopare. Gli restituisco la fede e gli do la tenda, così può andare a dormire altrove.
Lui si sistema in un campeggio e piange al telefono. Non riesco a lasciarlo. Torniamo insieme e decidiamo di andare a vivere in Canada. Per non commettere gli stessi errori e per superare il tradimento, facciamo moltissime e lunghe discussioni sulla coppia aperta. Mi spiega che non ha vissuto abbastanza la sua adolescenza, che ne ha bisogno. Alla fine ci mettiamo d’accordo sulla possibilità, per entrambi, di avere rapporti sessuali al di fuori della coppia.
Passo all’azione durante un viaggio in Francia. Come donna è facilissimo trovare un ragazzo per una storia di una notte. Ci iscriviamo a un’app di incontri per coppie aperte, io ricevo centinaia di messaggi, lui nessuno. La cosa mi fa ridere, avrei potuto fare sesso a tre tutti i fine settimana. Lui invece incontra solo ragazze che vogliono qualcosa di più di una storia di sesso.
La coppia aperta richiede tantissimo tempo: c’è un lavoro di logistica prima di tutto, e poi c’è quello emotivo, la cura dell’altra persona. È un concetto nato per semplificare la vita delle coppie, per uscire dalla menzogna, ma al tempo stesso la complica e fa emergere posizioni molto diverse. Un giorno, per esempio, ci chiediamo: cos’è l’amore? Per me l’amore sono i sentimenti, ma, dato che non siamo telepatici, sono soprattutto i gesti. Lui considera l’amore come un sentimento incondizionato.
Pensa che gli uomini siano mossi da un bisogno sessuale fondamentale, mentre io gli ribatto che non c’è nulla che la masturbazione non possa gestire. Nel mezzo di tutto questo, rivedo un vecchio amico. Chiedo al mio compagno se per lui va bene che io passi una serata e una notte con lui. È d’accordo, torno a casa e va tutto bene.
In seguito gli chiedo se per lui va bene che parta per una settimana di vacanza con questo vecchio amico. ‘Quali sono le tue intenzioni?’. ‘Visitare un bel posto con una persona con cui sto bene’. Ma a lui la cosa non va giù. Finisce per frugare nel mio telefono mentre sono sotto la doccia e mi mostra una foto in cui faccio un’escursione nuda con le mie amiche, pensando che sia un’immagine erotica, mentre invece era solo una foto divertente.
Una nuova crisi di gelosia. Solo che questa volta gli dico ‘basta’, che è finita, che non ne posso più e che questa storia della coppia aperta ci sta sfinendo. Lui accetta. Comincia il processo di separazione. Dormiamo in camere separate, poi trasloco. La coppia aperta è complicata. Il confronto sfavorisce sempre il compagno con cui si vive tutti i giorni, quello con cui si parla di soldi o di cui si lavano i vestiti, mentre conoscere una persona nuova è così esaltante. Ma anche vivere da sola è un’avventura”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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