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Putin e la sfida del controllo dell’opinione pubblica russa

Una manifestante viene arrestata a San Pietroburgo, Russia, 2 marzo 2022. (Reuters/Contrasto)

In questi giorni osserviamo con ammirazione il coraggio delle migliaia di manifestanti che hanno sfidato la polizia e una repressione certa per protestare a Mosca, a San Pietroburgo e a Novosibirsk, in Siberia, contro quella che in Russia non può essere chiamata “guerra” ma soltanto “operazione militare speciale”. Più di quattromila persone sono state fermate e vanno ad aggiungersi alle oltre 10mila arrestate dall’inizio dell’invasione.

Evidentemente i manifestanti non sono abbastanza numerosi da fermare l’avventura in cui Putin ha trascinato la Russia in nome di una visione novecentesca e a rischio di sacrificare il futuro del paese nel ventunesimo secolo.

Eppure queste persone mostrano che dietro una facciata mantenuta intatta da un autoritarismo sempre più aggressivo cominciano ad apparire le prime crepe.

A questo punto viene da chiedersi se Putin riuscirà a stroncare l’opposizione al suo avventurismo militare e a difendersi dalla resistenza interna anche se il costo umano, politico ed economico della guerra dovesse diventare troppo alto. Questo è chiaramente l’obiettivo degli occidentali e degli ucraini, nonché una delle chiavi dell’evoluzione del conflitto.

Chi controlla la storia può controllare le emozioni e le opinioni

Ormai da anni Putin limita progressivamente lo spazio vitale della società civile, dell’informazione indipendente e dell’opposizione politica. Ong come Memorial, dedicata alla memoria del crimini dello stalinismo, sono state bloccate. I mezzi d’informazione indipendenti sono stati messi sotto controllo, a cominciare dalla radio Eco di Mosca, che ha preferito interrompere le trasmissioni otto giorni fa. Lo stato dell’opposizione è simboleggiato dal destino di Alexej Navalnyj, che marcisce in un campo di prigionia.

Ma la posta in gioco della guerra va oltre questa opposizione, e si basa sul controllo della narrativa, sul numero di morti, sull’impatto delle sanzioni. Chi controlla la storia può controllare le emozioni e le opinioni.

Oggi la popolazione russa ascolta soltanto una versione, quella che parla di “de-nazificazione” dell’Ucraina, della minaccia della Nato, della “illegittimità” delle autorità di Kiev. Soltanto una minoranza ha i mezzi per contestare questa narrazione.

Il “modello cinese” dimostra che è possibile incatenare l’informazione, ma questa manovra diventerà più complicata quando il vero bilancio delle vittime di questo guerra sarà accessibile alle famiglie. I comitati delle madri che avevano ricoperto un ruolo chiave nelle guerre in Afghanistan e in Cecenia si sono già riattivati.

Inoltre bisognerà valutare l’impatto delle sanzioni economiche. Il 6 marzo la Banca mondiale ha previsto che le restrizioni imposte alla Russia provocheranno una contrazione del pil del 15 per cento nel 2022, una cifra enorme. Putin riuscirà a indirizzare la collera dei russi contro l’occidente? O dovrà accettare parte delle responsabilità per questa guerra inutile che sta mandando in rovina la Russia?

Una parte della guerra in Ucraina si gioca all’interno dei confini della Russia. La potenza militare è favorevole a Mosca, ma le cose potrebbero cambiare se la popolazione russa non credesse più alle storie di Putin. Anche in una dittatura è difficile trascinare in eterno un paese in guerra contro la sua volontà.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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